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Vuelta, finale da brividi con Nibali sotto assedio

Tre anni fa sull’ascesa di Pena Cabarga Vincenzo Nibali conquistò la maglia rossa di leader che avrebbe portato trionfalmente a Madrid. Ieri sulle stesse rampe finali della tappa, circa 6 km con una pendenza media del 9%, lo Squalo, che fino a pochi giorni fa sembrava il padrone della Vuelta, ha capito quanto sia diventato complicato fare il bis.  Già in difficoltà martedì negli ultimi chilometri della salita dell’Alto de Formigal,  Nibali anche ieri è stato incapace di rispondere all’attacco di Chris Horner, il più vecchio corridore della Vuelta – 42 anni tra un mese – che con i 25 secondi guadagnati con un’azione spettacolare sulla Pena Cabarga è ormai ad appena tre secondi dalla maglia rossa. 

Mancano due giorni prima della passerella finale domenica a Madrid ma tra oggi e domani la Vuelta offre un piatto finale per buongustai del ciclismo: due  arrivi in salita, uno più terribile dell’altro, in un’escalation di pendenze che sull’Angliru, dove è posto il traguardo della penultima frazione,  supereranno il 23%. La Vuelta si conferma sempre più come la corsa a tappe più combattuta e entusiasmante del calendario internazionale anche se per importanza Tour e Giro le sono davanti non fosse altro per la loro storia secolare. Già oggi sull’Alto de Naranco si attende una nuova esplosione di  fuochi di artificio con Nibali che oltre che dall’americano Horner si dovrà difendere dai due spagnoli, Valverde e Rodriguez, che ieri non sono stati in grado di reggere il passo di Horner ma che comunque hanno rosicchiato altri cinque secondi alla maglia rossa. 

Per NIbali sarà una due giorni da brivido. Può farcela solo se torna a essere lo Squalo che si è visto al Giro. Dove peraltro l’unico avversario di Nibali, scomparso Wiggins, risultò essere quel Rigoberto Uran che in questa Vuelta si è perso per strada, malgrado le tante salite lui scalatore colombiano, finendo fuori della top 20 dei primi in classifica, a quasi 40 minuti dalla maglia “roja”.  Tante salite che  stanno diventando, contro ogni pronostico, una sorta di forche caudine per Nibali mentre stanno esaltando giorno dopo giorno un corridore americano, nato nell’isola giapponese di Okinawa,  professionista dal  1996, che all’alba dei suoi  42 anni,  dopo una lunghissima carriera senza gloria, sogna di fare l’impresa della sua vita.   

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Tags: Ciclismo