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Trump lancia dazi del 25% su auto e componenti importati negli Usa: “Dal 2 aprile inizia la liberazione”. Rammarico Ue

Pixabay

Donald Trump ha appena inflitto un duro colpo all’industria automobilistica internazionale, annunciando l’introduzione di dazi del 25% su tutte le auto importate prodotte all’estero e su vari componenti automobilistici. Queste nuove misure entreranno in vigore il mese prossimo, con un impatto particolarmente pesante sulle case automobilistiche europee. A questi dazi si aggiungono i già esistenti: un 2,5% sulle auto estere e un 25% sui veicoli leggeri, detti “light truck”, ovvero veicoli con un peso che non supera i 3.860 kg. Al momento, l’Unione europea applica un dazio del 10% sulle auto provenienti dagli Stati Uniti.

La reazione dei mercati è stata immediata e negativa: Wall Street ha chiuso in rosso ancor prima dell’annuncio ufficiale e ha continuato a perdere terreno subito dopo. I titoli del settore auto, già sotto pressione dalle voci precedenti, hanno subito un ulteriore colpo: General Motors ha perso l’8%, mentre Ford e Stellantis hanno visto le loro azioni scendere del 5%. Non solo gli Stati Uniti, ma anche le Borse asiatiche, da Tokyo a Seul, hanno sentito il peso dei dazi di Trump. Ora, le piazze europee si preparano a un avvio in calo, con l’Euro Stoxx 50 che perde già 63,39 punti, pari a un -1,16%

Dal 2 aprile dazi del 25% sulle auto importate: eccezioni per Messico e Canada

Dal 2 aprile, quindi, i dazi si abbatteranno sugli esportatori di auto. Questi entreranno in vigore insieme a tariffe reciproche che Trump ha già minacciato per tutti i paesi partner commerciali, non solo per quelli con surplus commerciali. Il 3 aprile, insomma, il mondo delle auto vivrà un altro giorno critico, e i produttori messicani e canadesi dovranno fare i conti con i dazi del 25% sui loro prodotti, oltre a quelli già annunciati in precedenza e sospesi fino al 2 aprile. Non solo auto: sono previsti dazi anche su farmaci e legname importato.

Tuttavia, la Casa Bianca ha annunciato un’eccezione temporanea per le parti provenienti da Messico e Canada, a condizione che siano coperte dall’accordo di libero scambio nordamericano. Questa esenzione resterà in vigore finché il Dipartimento del Commercio non stabilirà “un processo per applicare tariffe al contenuto non-Usa”. Quindi, per il momento, solo i componenti di origine Usa, incorporati in veicoli finiti in Canada e Messico, sono al sicuro.

Trump: auto più care, ma la reindustrializzazione vale il rischio?

Nel difendere la sua mossa, Trump ha dichiarato che le imprese con impianti di produzione negli Stati Uniti ne trarranno vantaggio, stimolando una “reindustrializzazione” del Paese, con un settore auto destinato a “fiorire come mai prima”. Ha aggiunto che i dazi incentiveranno gli investimenti, sostenendo che oltre 5.000 miliardi di dollari sono già stati investiti in siti produttivi.

L’innovazione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale, contribuirà alla crescita, con stabilimenti che sorgono ovunque. La Casa Bianca sta anche favorendo lo sviluppo con “autorizzazioni rapide” e infrastrutture energetiche adeguate. Inoltre, chi acquisterà un’auto prodotta in America con finanziamento potrà dedurre gli interessi dalla dichiarazione dei redditi.

Tuttavia, questa visione ottimistica potrebbe avere un rovescio della medaglia: le case automobilistiche, che dipendono dalle catene di fornitura globali, potrebbero vedere aumentare notevolmente i costi, con impatti diretti sui consumatori americani. Secondo Wedbush, i prezzi delle auto potrebbero salire tra i 5.000 e i 10mila dollari per veicolo, e Bernstein ha stimato che le case automobilistiche potrebbero affrontare costi annuali aggiuntivi di 75 miliardi di dollari.

L’impatto sui numeri dell’auto

L’impatto di queste nuove misure sul settore auto è enorme: circa la metà delle auto vendute negli Stati Uniti ogni anno, quasi 8 milioni per un valore di 244 miliardi di dollari, sono prodotte all’estero, secondo S&P Global Mobility. Il Messico è il principale esportatore verso gli Stati Uniti, con modelli costruiti da grandi marchi internazionali come Toyota, Nissan, Bmw e Volkswagen. E anche i colossi americani non sono fuori dal mirino: GM assembla il 40% delle auto vendute negli Stati Uniti all’estero, mentre Ford il 20%. A seguire tra i paesi esportatori di auto, ci sono Corea del Sud, Giappone, Canada, Germania e Gran Bretagna. Inoltre, il 60% delle componenti auto è importato.

L’Unione europea è tra i più colpiti da questa manovra. Gli Stati Uniti sono infatti il suo principale mercato di esportazione per l’auto, con un valore pari a quasi un quarto del totale delle esportazioni europee. Nel 2024, le case automobilistiche europee hanno venduto oltreoceano veicoli per un totale di 38,4 miliardi di euro.

Le reazioni ai dazi di Trump

Le reazioni internazionali ai nuovi dazi di Trump sono state dure e immediate. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha dichiarato: “Mi rammarico profondamente per la decisione degli Stati Uniti di imporre tariffe sulle esportazioni automobilistiche europee. L’industria automobilistica è un motore di innovazione, competitività e posti di lavoro di alta qualità, attraverso catene di approvvigionamento profondamente integrate su entrambe le sponde dell’Atlantico. Come ho detto in passato, le tariffe sono tasse – cattive per le imprese, peggio per i consumatori ugualmente negli Stati Uniti e nell’Unione europea.” La Ue, ha aggiunto, continuerà a cercare soluzioni negoziate per proteggere i propri interessi economici.

Anche il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha commentato, dichiarando che il Paese “non può restare fermo” di fronte alle tariffe, mentre il portavoce del governo giapponese ha definito i dazi come “estremamente deplorevoli”, in particolare per l’industria automobilistica giapponese. Il primo ministro Shigeru Ishiba ha detto alla stampa Yoshimasa Hayashi che Tokyo sta valutando “una risposta adeguata”.

Il premier canadese Mark Carney ha parlato di un “attacco diretto” contro il Canada, promettendo di difendere i lavoratori, le aziende e il Paese, aggiungendo che “se restiamo insieme, ne usciremo più forti”.

In mezzo a questo caos, Trump ha lasciato aperto uno spiraglio per i dazi reciproci futuri, promettendo che saranno “inferiori alle tariffe che altri paesi ci hanno applicato per decenni”. Una dichiarazione che, sebbene ottimista, non ha convinto tutti.

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