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Tour, il Team Sky va in tilt ma Froome se la cava da solo

Froome e la sua maglia gialla passano indenni la seconda tappa pirenaica, la St. Girons-Bagnères de Bigorre con cinque colli di cui quattro di prima categoria. Vista la strapotenza del campione inglese e del Team Sky nella tappa di ieri ai 1.375 metri di Ax-3 Domaines sarebbe una non notizia, ma non dopo quel che si è visto nei 166 km della frazione di oggi con la maglia gialla che si trova sola, senza più un compagno attorno quando ancora mancano più di 100 km all’arrivo con tre colli ancora da scalare.

Una situazione che Gianni Mura, grande conoscitore del ciclismo e del Tour, ospite di Rai Sport, ha definito simile a quella del toro isolato nell’arena, ma per fortuna di Froome in corsa oggi c’erano tanti banderilleros, ma nessun matador che potesse infliggergli il colpo mortale. Ma lo sfaldamento del Team Sky, che sembrava fino a ieri la corazzata del Tour, è stato davvero sorprendente.

Che la giornata fosse storta per gli inglesi lo si è capito subito dopo la partenza quando si è visto ruzzolare Peter Kennuagh fuori strada, una caduta che poteva essere molto più rovinosa se non ci fosse stata la boscaglia ad attutirne l’impatto. Sul Col du Mentè va poi in crisi l’australiano Richie Porte, che era secondo in classifica, dopo la fantastica galoppata di ieri assieme al suo capitano. Il risultato è che Froome si trova da solo in mezzo ai Saxo Tinkoff di Contador e Kreuziger e soprattutto ai Movistar di Valverde e Quintana, forti di quattro unità. Ma Froome non si perde d’animo, capisce di dover far da sé e lo fa da par suo andando a riagguantare proprio Valverde che aveva allungato ai piedi del Peyresourde.

Forse lì ha sbagliato Contador a non accodarsi a Valverde per distanziare la maglia gialla: sarebbe stato un momento topico che avrebbe potuto cambiare il corso della Grande Boucle. Ma Contador, dopo la crisi di ieri, ha preferito stare con gli altri in attesa di giorni migliori. Peyresourde e Val Louron d’Azet scollinati senza subire altri attacchi, solo sull’ultima asperità della giornata, l’Horquette d’Ancizan , Froome ha dovuto sfoderare di nuovo i suoi muscoli, rintuzzando per ben quattro volte una serie di “pizzicate” di Quintana. Poi Valverde, capito che Froome è un osso duro e indigesto anche se corre da solo, ha dato l’impressione di essere pago di aver conquistato il secondo posto in classifica visto che Porte era ormai staccato di oltre un quarto d’ora e stava pedalando rassegnato con altri grandi delusi del Tour come Ryder Hesjedal.

Il capitano della Movistar tirava un po’ il fiato facendo rallentare il passo anche ai suoi compagni di squadra. Ne hanno approfittato allora per allungare, l’irlandese Daniel Martin dell’Omega Pharma e il danese Fuglsang, capitano dell’Astana, due corridori che in classifica non erano poi piazzati tanto male con un distacco oscillante attorno ai 3 minuti ma che si vede non sono nella “black list” stilata da Froome, perché questa volta la maglia gialla se ne sta tranquilla a vedere la reazione degli altri. Che non c’è stata. Così a Bagnères de Bigorre volata a due con Martin che ha la meglio facilmente di Fuglsang. Per l’irlandese, nipote di Stephen Roche, quello della tripletta Giro, Tour e Mondiale nel 1987, continua la buona stella che l’accompagna in questa stagione già impreziosita dal successo nella Liegi- Bastogne- Liegi. Con i 20” di vantaggio sul gruppo dei migliori, quello di Froome, Contador e di uno Schleck oggi meno abulico del solito, in tutto una ventina di corridori regolati dal polacco Kwiatkowski, Martin entra nella top ten del Tour, all’ottavo posto, a 2’28” dalla maglia gialla. Giornata speciale, il tappone pirenaico ha avuto come spettatore d’eccezione il presidente francese, François Hollande e altri ospiti che hanno fatto la storia del Tour. C’era Raymond Poulidor, con la sua massa di capelli intatta ma ormai tutti bianchi come la neve, a ricordare le epiche battaglie con Jacques Anquetil che proprio a Bagnères de Bigorre nel 1963 vinse la sua prima tappa in linea del Tour. C’era Federico Martin Bahamontes, l’aquila di Toledo, oggi splendido 85enne, che fu il primo spagnolo a vincere il Tour nel 1959: per un sondaggio dell’Equipe il più forte scalatore di ogni tempo sulle strade del Tour anche se ha vinto poche maglie a pois rispetto a Richard Virenque che ne detiene in bacheca ben sette. Richiesto cosa ne pensasse, Bahamontes ha raggelato i francesi che per Richard le grimpeur hanno tuttora una venerazione: “Se Virenque è uno scalatore, io sono Napoleone!”.

Oggi è stata anche la tappa in cui il Tour, come ogni volta che passa sul Portet d’Aspet, ha ricordato la tragica fine di Fabio Casartelli, immolatosi contro un parapetto di granito, scendendo dal colle pirenaico nel Tour del 1995. Quello in cui il giorno dopo il Tour vide l’arrivo solitario a Limoges di Lance Armstrong, braccia e occhi rivolti al cielo a ricordo del compagno di squadra caduto. Il Tour in queste ore sta lasciando i Pirenei, i corridori in aereo, gli altri della carovana in treno o in auto: destinazione Saint-Malo nel vento della Bretagna dove martedì ripartirà la fase centrale della Grande Boucle che oggi ha improvvisamente scoperto inattese crepe nel Team Sky, forse non sufficienti per minacciare la leadership di Froome, ma quanto basta per tenere ancora aperte e vive le scommesse sul Tour.

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