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TikTok sotto accusa: maxi-multa da 500 milioni in Ue. Anche X nel mirino

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Non c’è pace per TikTok. Mentre negli Stati Uniti si avvicina la scadenza del 5 aprile – termine ultimo per trovare un acquirente ed evitare il bando dal Paese – una nuova grana colpisce la piattaforma sul fronte europeo. La Commissione irlandese per la protezione dei dati (Dpc), autorità di riferimento per le aziende tech che operano in Ue, si appresta a infliggere una sanzione record a ByteDance, la casa madre della piattaforma. L’ammontare stimato supera i 500 milioni di euro, cifra che la renderebbe la terza multa più alta mai comminata dall’authority irlandese, dopo quelle inflitte ad Amazon (746 milioni) e Meta (1,2 miliardi).

L’accusa a TikTok: dati utenti trasferiti illegalmente in Cina

Secondo quanto riportato da Bloomberg, la sanzione deriva da una violazione grave del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (Gdpr). In particolare, TikTok avrebbe trasferito illegalmente i dati personali degli utenti europei verso la Cina, rendendoli potenzialmente accessibili ad ingegneri cinesi. Un’inchiesta lunga quattro anni ha fatto emergere preoccupazioni legate alla sorveglianza e alla sicurezza informatica, in contrasto con le rassicurazioni iniziali dell’azienda, che aveva dichiarato di trasferire i dati solo verso gli Stati Uniti.

L’ex Commissaria irlandese Helen Dixon, già nel 2021, aveva sollevato dubbi sulla destinazione dei dati raccolti. La sede europea di ByteDance è a Dublino, il che conferisce al Dpc il potere di sorveglianza e sanzione ai sensi della normativa europea. L’importo definitivo della multa e le tempistiche esatte sono ancora soggetti a possibili modifiche, ma il messaggio politico è già chiaro: l’Europa intende rafforzare la tutela dei dati personali e colpire duramente chi viola il Gdpr.

TikTok via dagli Usa? Corsa contro il tempo per evitare il bando

Tra poche ore si conoscerà, invece, il destino di TikTok negli Stati Uniti. La piattaforma si gioca la sua sopravvivenza: il 5 aprile scade il termine imposto dall’amministrazione Trump per vendere le operazioni americane a un soggetto nazionale. In caso contrario, potrebbe scattare il divieto totale sul territorio Usa.

Alla battute finali, il fronte delle offerte si è intensificato. Tra i candidati più accreditati figura Amazon, che avrebbe avanzato una proposta ufficiale al Congresso, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal. Un’offerta che però ha trovato lo scetticismo dell’amministrazione Trump. A farsi avanti ci sono anche AppLovin, sostenuta dal magnate dei casinò Steve Wynn, e Oracle, in cordata con fondi come Silver Lake e Blackstone. Più recente, ma meno strutturata, è l’offerta di Tim Stokely, fondatore di OnlyFans.

La posta in gioco è alta: TikTok è obbligata a cedere la sua divisione americana o sarà bandita.

Anche X nel mirino dell’Ue: possibile multa da 1 miliardo di euro

Non è solo TikTok a essere nel mirino delle autorità europee. Anche X (ex Twitter), la piattaforma di Elon Musk, rischia una sanzione storica. Secondo il New York Times, Bruxelles starebbe preparando una multa da oltre un miliardo di euro per violazioni del Digital Services Act (Dsa), la normativa Ue che regola i contenuti illeciti, la disinformazione e la trasparenza pubblicitaria online.

L’indagine è partita nel 2023 e riguarda una serie di aree critiche: gestione del rischio, moderazione dei contenuti, uso di dark patterns, pubblicità opaca e accesso ai dati. Le autorità accusano X di aver adottato un approccio “non interventista” che ha trasformato la piattaforma in un hub di disinformazione, odio online e contenuti potenzialmente pericolosi per la democrazia europea.

A complicare il quadro, ci sono le tensioni politiche tra Bruxelles e Washington. Musk è considerato vicino a Donald Trump, e un intervento punitivo contro X potrebbe essere letto come un attacco politico mascherato da questione regolatoria. La Commissione europea comunque tira dritto: la legge sarà applicata a tutti, senza discriminazioni.

La porta per un accordo resta aperta. Se X si dimostrasse collaborativa, adottando modifiche sostanziali alla piattaforma, l’ammontare della sanzione potrebbe essere rivisto al ribasso. In caso contrario, l’UE sembra determinata a fare di X un caso esemplare per scoraggiare future violazioni.

X, intanto, ha risposto duramente alle anticipazioni: “Se i resoconti sulla multa sono veri, si tratterebbe di un attacco politico senza precedenti e di una violazione della libertà di espressione”, si legge in una nota ufficiale.

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