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Terre rare, quanto valgono quelle ucraine? Trump parlava di 500 miliardi di dollari. Ma dipende da che cosa si considera

FIRSTonline

Si fa presto a dire terre rare. Più difficile pare essere il dare loro un valore. Ieri Stati Uniti e Ucraina hanno trovato un accordo sullo sfruttamento dei giacimenti di minerali preziosi nel Paese. Anche se si tratta ancora di una bozza, il presidente ucraino l’ha definita “accettabile” e l’accordo potrebbe essere firmato già durante la visita di Zelensky a Washington, prevista per venerdì 28 febbraio.

Trump esige che l’Ucraina ripaghi ciò che gli Stati Uniti hanno già stanziato per la sua difesa contro l’invasione russa da tre anni a questa parte. Zelensky invece concepisce qualsiasi impegno di cooperazione economica come una garanzia americana di aiuto militare per il futuro.

A prescindere da come i due firmatari considerano l’accordo, rimane pur sempre da stimare quanto queste terre rare in Ucraina possano valere. L’idea di utilizzare le terre rare era venuta all’Ucraina già sul finire dell’amministrazione Baden per convincere gli Stati Uniti a continuare a sostenerla dal punto di vista economico. Trump è stato entusiasta di questa notizia e a Fox News l’11 febbraio, riportando dei suoi colloqui con i funzionari ucraini aveva raccontato: “Ho detto loro che voglio l’equivalente di circa 500 miliardi di dollari in terre rare”.

Le terre rare in Ucraina valgono veramente 500 miliardi di dollari?

Ma la cifra, secondo alcune analisi, appare essere ipertrofica e, a conti fatti, le terre rare che potrebbero provenire dall’Ucraina potrebbero ammontare semmai a un massimo di 2-3 miliardi.

L’US Geological Survey, un’autorità in materia, non elenca nemmeno l’Ucraina come detentrice di terre rare. Né lo fa nessun altro database comunemente usato nel settore minerario, riferisce Bloomberg. “Se anche l’Ucraina fosse in grado di produrre anche il 20% delle terre rare del mondo, ciò equivarrebbe a circa 3 miliardi di dollari all’anno. Per raggiungere i 500 miliardi di dollari ipotizzati da Trump, gli Stati Uniti dovrebbero assicurarsi oltre 150 anni di produzione ucraina” dice Bloomberg.

Di questa idea è anche Gian Andrea Blengini, professore di materie prime al Politecnico di Torino nel Dipartimento di ingegneria ambientale che è stato anche collaboratore della Commissione Europea sul tema delle terre rare: “Le terre rare, o metalli critici, sotto terra non valgono assolutamente nulla. Le terre rare portate nel soprasuolo come misto di ossidi di terre rare valgono relativamente poco: la produzione mondiale in questo momento è intorno ai 2 miliardi di dollari all’anno e il 60% è cinese. Il resto è distribuito in giro per il mondo” ha detto Blengini a Radio24. Ciò significa che si sta parlando di numeri molto bassi, qualche centinaia di milioni di euro potenziali a livello minerario e quindi ben lontani dai 500 miliardi indicato da Trump.

Sono le lavorazioni che moltiplicano il valore delle terre rare

Questo a livello minerario. Le cose cambiano quando gli ossidi di terre rare, tutti mischiati, cominciano a essere separati e purificati e quando poi i singoli elementi delle terre rare diventano metalli, leghe, magneti, turbine eoliche, motori per auto elettriche: “Per ognuno di questi passaggi c’è una moltiplicazione del valore commerciale per 10. Se si moltiplica per 10 un po’ di volte, quando si arriva alle turbine o ai telefonini, allora sì, si può arrivare ai miliardi” dice Blengini. Quindi semmai quelle cifre indicate da Trump riguardano il potenziale mercato globale che deriverebbe dalla lavorazione delle terre rare, e non esse soltanto.

Tra l’altro, bisogna anche vedere qual è la composizione di queste terre rare, continua Blengini: se contendono molto Lantanio e Cerio valgono meno. Purtroppo solitamente la metà delle terre rare è costituita da questi due elementi, che vanno tolti di mezzo: hanno anche loro un mercato, ma valgono solo 5/6 euro al chilo. Fino a oggi l’Ucraina non ha mai fatto estrazioni di terre rare, invece su altri elementi importanti come per esempio il titanio o il magnesio metallico o gli altri metalli di base parliamo di un’importanza decisamente diversa.

Chi ha gli impianti di separazione?

Però c’è un altro elemento che dobbiamo tenere ben presente: quando nel 2012 si è scatenata la corsa alle terre rare a seguito del conflitto potenziale tra Cina e Giappone e con poi un allargamento della problematica la Unione Europea e Stati Uniti, nell’arco di meno di due anni si è arrivati alla scoperta di 500 depositi in giro per il mondo. Questi depositi sono ovunque, dall’Alaska al Madagascar. Qualcuno di questi depositi è diventato miniera, molto pochi, e qualche miniera è stata riaperta. “Dunque in questo momento il problema minerario sulle terre rare sinceramente io Io non lo vedo” dice ancora il professore. “Semmai il problema attualmente è chi ha gli impianti di separazione delle terre rare. Tanto è vero che gli Stati Uniti d’America e l’Australia, che sono grandi produttori, ancora oggi portano i loro materiali alla raffinazione in Cina e il nuovo impianto annunciato in collaborazione tra Giappone Australia e Stati Uniti non è ancora partito”.

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Categories: Economia e Imprese