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Tari: i rifiuti diminuiscono, la tassa aumenta

Photo by pawel_czerwinski on Unsplash

Nel 2020 il blocco delle attività causato dalla pandemia ha fatto crollare la quantità di rifiuti prodotta dalle imprese del terziario: oltre cinque milioni di tonnellate in meno rispetto al 2019. Allo stesso tempo, però, il costo totale della tassa rifiuti (Tari) è continuato a salire, raggiungendo il livello record di 9,73 miliardi. L’incremento è addirittura dell’80% negli ultimi 10 anni. I calcoli sono dell’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio, che nel 2020 ha censito le delibere e i regolamenti di tutti i Comuni capoluoghi di provincia, oltre a più di duemila altri Comuni di piccole e medie dimensioni.

Tra le attività che pagano di più figurano i rivenditori di ortofrutta, fiorai, pescherie, ristoranti, pizzerie e pub.

Fonte: elaborazione Confcommercio su dati Ispra e Istat

L’associazione ricorda che “il 2020 avrebbe dovuto rappresentare un anno di svolta. L’Arera aveva, infatti, stabilito che nel corso del 2020 sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione del nuovo Metodo Tariffario Rifiuti (MTR) con l’obiettivo di evitare voci di costo improprie, inefficienze e una maggiore aderenza tra le tariffe pagate dalle utenze e la reale produzione dei rifiuti nel rispetto del principio europeo chi inquina paga”.

Tuttavia, secondo l’analisi dell’Osservatorio, su 110 capoluoghi di provincia e Città Metropolitane, quasi l’80% dei Comuni non ha ancora definito questo nuovo metodo. Tra i Comuni che lo hanno recepito, invece, in più della metà dei casi (il 58%) il costo della Tari è aumentato in media del 3,8%. Spesso, addirittura, al peggior funzionamento del servizio corrispondono tasse più alte. Un paradosso.

E a poco o nulla è servita, prosegue il rapporto, “la delibera dell’Arera del maggio 2020 per ridurre la parte variabile della tassa in considerazione della minore produzione dei rifiuti legata alla sospensione delle attività produttive per il Covid-19”.

Fonte: elaborazione Confcommercio su dati Ispra

Anche per questo Confcommercio chiede di “esentare dal pagamento della tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell’attività o a riduzioni di orario e quelle che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato e, quindi, dei rifiuti prodotti”.

In generale, le imprese “vogliono pagare il giusto, una tariffa corrispettiva al servizio erogato e soprattutto desiderano poter scegliere in autonomia l’operatore pubblico o privato più conveniente. Per i quantitativi di rifiuti che autonomamente le imprese avviano a smaltimento e recupero, senza servirsi del servizio pubblico, bisogna che venga detassata la quota corrispettiva della Tari”.

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