Il presidente di Stellantis, John Elkann, ha incontrato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla Casa Bianca per discutere del futuro dell’industria automobilistica americana. Al centro dell’incontro due temi chiave: la conferma dei dazi sulle importazioni di veicoli e l’allentamento degli standard sulle emissioni.
Trump ha ribadito la sua posizione protezionista sulle tariffe doganali, che entreranno in vigore domani, 2 aprile e che colpiranno le importazioni di veicoli dall’Unione europea, dal Canada e dal Messico. Apertura, invece su una revisione degli standard sulle emissioni, promettendo una deregolamentazione del settore. Dall’altra parte Elkann, che rappresenta uno dei principali produttori automobilistici attivi sul suolo statunitense, ha chiesto la necessità di una maggiore chiarezza sulle politiche industriali americane per consentire alle case automobilistiche di pianificare le proprie strategie con maggiore sicurezza.
Dazi: nessun passo indietro
Donald Trump ha confermato l’introduzione dei dazi sulle importazioni di veicoli negli Stati Uniti, con l’obiettivo di proteggere e incentivare la produzione interna. Una misura che, tra l’altro, colpirà in particolare proprio Stellantis, che produce circa il 40% dei veicoli destinati al mercato statunitense in Canada e Messico.
“Non ha chiesto una sospensione delle tariffe“, ha dichiarato Trump riferendosi all’incontro con Elkann ma il presidente ha lasciato uno spiraglio per eventuali trattative future, soprattutto per evitare un impatto eccessivamente negativo sulla produzione locale.
Stellantis, che impiega circa 75 mila dipendenti negli Stati Uniti, genera un fatturato annuo di oltre 63 miliardi di euro e consegna circa 1,4 milioni di veicoli, si trova di fronte a una sfida complessa. L’impatto delle tariffe potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi per il consumatore finale, riducendo la competitività delle vetture prodotte fuori dagli Usa.
Elkann non ha avanzato richieste dirette per la rimozione dei dazi, ma ha sottolineato l’importanza di stabilire regole chiare e prevedibili per permettere alle aziende del settore di pianificare investimenti e strategie.
In un contesto già segnato dalla transizione verso l’elettrico e dalla crescente pressione sui margini di profitto, la stabilità normativa diventa un fattore determinante per le decisioni industriali di Stellantis e degli altri produttori automobilistici.
Emissioni: via le norme più green
Se sui dazi Trump non ha mostrato segni di apertura, sul fronte delle emissioni si preannuncia invece un netto cambio di rotta rispetto alle politiche adottate dall’amministrazione Biden. Il presidente degli Stati Uniti ha, infatti, espresso la volontà di reintrodurre gli standard del 2020, eliminando le restrizioni ambientali più stringenti imposte negli ultimi anni.
“Abbiamo parlato di alcuni problemi legati all’ambiente, che risolveremo”, ha spiegato Trump. Secondo il presidente, le attuali normative ambientali “non fanno alcuna differenza per l’ambiente” ma “rendono impossibile la produzione di automobili”.
Il ritorno agli standard del 2020 significherebbe un tetto alle emissioni di 204 grammi di CO2 per miglio per le automobili e 284 grammi per i veicoli leggeri, annullando il piano dell’amministrazione Biden che prevedeva una riduzione progressiva delle emissioni fino a 85 grammi per miglio entro il 2032.
Trump ha insistito sulla necessità di “standard forti ma realistici”, che permettano alle case automobilistiche di continuare a produrre vetture a combustione interna senza essere costrette a puntare esclusivamente sui veicoli elettrici. L’obiettivo è quello di rendere più sostenibile la transizione del settore, evitando un impatto negativo sulla produzione e sull’occupazione.
Il futuro di Stellantis negli Usa
Per Stellantis, la prospettiva di una deregolamentazione delle emissioni rappresenta un elemento di forte interesse strategico. Il gruppo ha investito miliardi di euro nella transizione all’elettrico e nell’innovazione tecnologica, ma allo stesso tempo mantiene una forte presenza nel settore delle motorizzazioni tradizionali.
L’allentamento delle normative ambientali potrebbe consentire all’azienda di rallentare la corsa all’elettrificazione e mantenere una gamma più ampia di veicoli a combustione interna per rispondere alla domanda del mercato americano. Questa politica, però, potrebbe anche creare un clima di incertezza, soprattutto per gli investimenti a lungo termine e per l’eventuale reintroduzione di normative più severe in futuro. Elkann ha perciò ribadito la necessità di “chiarezza” sulle politiche dell’amministrazione statunitense per consentire una pianificazione adeguata.
Al momento, Stellantis si trova in una posizione intermedia: da un lato potrebbe beneficiare della deregolamentazione proposta da Trump, dall’altro deve valutare attentamente gli impatti a lungo termine di una strategia troppo dipendente dai cambiamenti normativi.
Automotive: un settore in attesa di conoscere il suo destino
L’incontro tra Elkann e Trump si inserisce in un contesto più ampio di confronto tra la Casa Bianca e i principali attori del settore automobilistico. Già nelle scorse settimane, anche i vertici di Ford e General Motors hanno avuto colloqui con l’amministrazione americana, segno che l’intero comparto sta cercando di comprendere la direzione delle politiche industriali statunitensi.
Se da un lato la riduzione dei vincoli ambientali viene accolta con favore dai produttori, dall’altro le associazioni ambientaliste e le istituzioni scientifiche sottolineano i rischi di un rallentamento nella transizione verso una mobilità più sostenibile. L’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) ha avviato una revisione delle normative e potrebbe intervenire per bilanciare l’approccio della Casa Bianca. E così il settore automobilistico resta in una fase di attesa.