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SFIDA SCUDETTO – La Juve vince in zona Cesarini con Zaza (1-0) e sorpassa il Napoli: ora è prima

Il campionato ha un nuovo padrone. Che poi è lo stesso di sempre, visti e considerati i 4 scudetti consecutivi raccolti in questi ultimi anni di dominio assoluto. E’ ancora presto per dire se la Juventus festeggerà anche a maggio ma intanto si è ripresa la testa della classifica, logica conseguenza di un cammino incredibile (15 vittorie di fila!) culminato proprio nello scontro diretto.

Non è stata una bella partita dal punto di vista dello spettacolo e un pareggio, probabilmente, sarebbe stato il risultato più giusto, le grandi squadre però si vedono anche in queste situazioni e il dio del calcio, ancora una volta, ha strizzato l’occhio ai bianconeri.

“Abbiamo vinto un match importante, uno snodo fondamentale per il campionato per quanto la strada sia ancora molto lunga – il commento di Allegri. – I ragazzi sono stati bravi a leggere bene la partita e a mostrare autorevolezza, gli spazi erano pochi e vincere non era per nulla semplice”.

“La sconfitta è figlia di un episodio, d’altronde il calcio è così – ha ribattuto Sarri. – Abbiamo giocato una grande gara dal punto di vista difensivo, non è da tutti venire a Torino e concedere una sola palla gol in tutta la partita. Questa applicazione ci ha tolto qualcosa in fase offensiva, ora però dobbiamo rimanere equilibrati: siamo stati alla pari, pensiamo a questo”. Punti di vista simili quelli dei due allenatori, d’altronde il match è stato talmente equilibrato da rendere difficili analisi troppo discordanti.

Mezzo punto in più va però a Massimiliano Allegri, bravo a mischiare le carte alla vigilia (“non sapevamo come avrebbero giocato e questo ci ha complicato le cose” ha ammesso Sarri), a scegliere la formazione giusta e ad azzeccare tutti i cambi. Due le mosse decisive ai fini del risultato: l’ingresso di Zaza al posto di Morata (58’) e quello di Alex Sandro per Dybala (86’). Sono stati proprio i due subentrati a confezionare il gol-vittoria, con il brasiliano a recuperare palla e l’ex Sassuolo a buttarla dentro con un sinistro dal limite dell’area (88’).

Sul tiro però pesa enormemente la deviazione di Albiol, decisiva nel mandare a vuoto Reina che altrimenti avrebbe parato senza troppi problemi. Per il resto poco spettacolo e tanta tattica, a conferma di un modo tutto nostro di vivere i big match rispetto al resto d’Europa.

Inglesi e spagnoli storceranno il naso ma tanta organizzazione è da sempre l’arma migliore di cui disponiamo, ragion per cui, in un modo o nell’altro, il calcio italiano resta comunque sul pezzo.

Allegri ha scelto di giocarsela con un 4-4-2 molto compatto, nel quale il solo Pogba aveva licenza di abbandonare la posizione a caccia del colpo di classe, Sarri ha risposto con il solito 4-3-3 fatto di triangolazioni strette e attenzione difensiva. L’equilibrio l’ha fatta da padrone per quasi tutta la partita ed è qui che sta il punto in più per il tecnico bianconero: lui l’aveva pensata proprio così e i fatti gli hanno dato ragione. A lungo andare Insigne e Callejon, spaventati da Cuadrado e Pogba, hanno dovuto arretrare la posizione di almeno 20 metri rispetto al solito, col risultato che Higuain s’è ritrovato tutto solo a vagare tra le maglie bianconere (una sola vera occasione per lui, sventata da una grande chiusura di Bonucci).

Napoli annullato in fase offensiva, d’accordo, ma questo ha fatto sì che gli undici di Sarri difendessero alla perfezione, impedendo alla Juve di fare il bello e il cattivo tempo come al solito. Fino al gol i bianconeri avevano creato una sola occasione con Dybala (tiro leggermente alto su assist di Pogba), una miseria rispetto a quanto avviene normalmente allo Stadium e non solo.

Ma proprio quando il pareggio sembrava cosa fatta ecco l’episodio decisivo (e fortunato) ad annullare il “no contest” e a regalare alla Juve il primato in classifica. Un cambio della guardia tutt’altro che decisivo, ci mancherebbe, ma il segnale è arrivato, eccome se è arrivato. E la Juventus, ancora una volta, è tornata a comandare il proprio destino.

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