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Petrolio, prezzo a picco: fa paura il calo della domanda dopo i dazi e l’aumento dell’output Opec+. Giù anche i titoli del greggio

Pixabay

Già i prezzi del petrolio stavano subendo un netto calo sulle aspettative di una riduzione della domanda mondiale a causa delle pressioni derivanti dai dazi di Trump. Ma a spingere ancora più in basso le quotazioni del greggio sono arrivate ieri le decisioni dell’Opec+ per un aumento della produzione superiore al previsto. Di conseguenza sono in netto calo anche le azioni in Borsa delle aziende petrolifere.

Dopo il tracollo di circa il 7% di ieri, il giorno dopo l’annuncio dei dazi di Trump, le quotazioni del greggio continuano a perdere terreno: il future maggio sul Wti cede infatti il 2,37% a 65,36 dollari al barile, mentre il Brent per giugno scivola del 2,3% a 68,53 dollari.

In due giorni di perdite il petrolio ha raggiungento il livello più basso degli ultimi tre anni. Il benchmark globale Brent ha perso oltre il 10% in due giorni, mentre i future statunitensi sono scambiati al livello più basso da maggio 2023.

I cali sono stati innescati giovedì dop il diluvio di tariffe di Trump: diversi centri studi prospettano il rischio di una recessione che inevitabilmente comporta un minor consumo di energia e di materie prime per produrla. Ore dopo, l’Opec e i suoi alleati hanno triplicato un aumento della produzione pianificato per maggio, in quello che i delegati hanno definito uno sforzo deliberato per abbassare i prezzi per punire i membri che hanno pompato oltre la loro quota.

Opec+: “Prospettive positive, aumentiamo la produzione”

Otto membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i suoi alleati, che in precedenza avevano annunciato ulteriori aggiustamenti volontari ad aprile e novembre 2023, hanno concordato di aumentare la produzione di petrolio di 411 mila barili al giorno, equivalenti a tre incrementi mensili. “Questo comprende l’incremento originariamente previsto per maggio, oltre a due incrementi mensili”, si legge sul sito ufficiale dell’Opec. L’aumento è ben superiore ai 140.000 barili al giorno stimati dal mercato per il prossimo mese.

L’aumento è stato annunciato dall’Opec sul suo sito web, spiegando che la decisione è arrivata “alla luce dei fondamentali di mercato sani e delle prospettive di mercato positive”, nel corso di una videoconferenza tra gli otto Paesi (Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakhstan, Algeria e Oman) in cui sono state esaminate le condizioni e le prospettive del mercato globale.

Gli otto Paesi avevano programmato un aumento della produzione di 135 mila barili al giorno a maggio, nell’ambito di un piano di graduale riduzione dell’ultima serie di tagli alla produzione. Gli aumenti graduali possono essere sospesi o invertiti in base all’evoluzione delle condizioni di mercato, ha precisato inoltre l’Opec. L’aumento di maggio rientra in un piano concordato da Russia, Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Iraq, Algeria, Kazakhstan e Oman per ridurre gradualmente l’ultimo taglio alla produzione di 2,2 milioni di barili di petrolio al giorno, entrato in vigore questo mese. Gli otto membri del cartello si riuniranno il 5 maggio per decidere i livelli di produzione di giugno.

“Sorprendentemente l’Opec+ parla di “fondamentali di mercato ancora sani e prospettive di mercato positive”, nonostante i rischi di recessione alimentati dai dazi siano significativamente aumentati, nota da parte sua Intermonte -”L’aumento della produzione dell’Opec+ superiore alle attese si è aggiunta ai timori lato domanda, creando ulteriore pressione sui prezzi del petrolio”.

Gli effetti sui titoli petroliferi in Borsa: cali fino al 5%

L’andamento dei prezzi del greggio, in ogni caso, pesa anche sull’azionario, penalizzando i titoli del settore. A Piazza Affari perdono così terreno in tarda mattinata Eni -2,51% , Saipem -4,77% e Tenaris -1,52% , mentre nel resto d’Europa (-2,2% il sottoindice Stoxx del settore) sono in calo Repsol (-3,2%) a Madrid, Shell (-2,4%) ad Amsterdam e Totalenergies (-1,8% a Parigi).

Goldman Sachs riduce le stime per il 2025 e 2026

Goldman Sachs ha ridotto le sue previsioni sui prezzi del petrolio a causa dell’escalation delle tariffe e dell’aumento dell’offerta da parte dei paesi OPEC+. La banca di Wall Street prevede ora che i prezzi del petrolio Brent e WTI si attestino in media a 69 e 66 dollari al barile, rispettivamente, nel 2025. Per il 2026, i prezzi medi previsti sono di 62 dollari per il Brent e 59 dollari per il WTI. Goldman ha anche ridotto le sue previsioni per dicembre 2025 per Brent e WTI di 5 dollari a 66 e 62 dollari, rispettivamente, citando una crescita più debole della domanda di petrolio, ora prevista a soli 0,6 e 0,7 milioni di barili al giorno (mb/d) per il 2025 e 2026. Questo è in calo rispetto alla stima precedente di 0,9 mb/d.

Ma le tensioni geopolitiche rimangono un fattore rialzista

Tuttavia, le minacce tariffarie di Trump contro i principali membri dell’Opec+, tra cui la Russia, l’Iran e il Venezuela, potrebbero ridurre le loro forniture, compensando potenzialmente gli aumenti di produzione previsti, dice Bloomberg. Trump ha imposto tariffe del 25% ai Paesi che importano petrolio venezuelano, a partire da questa settimana. La scorsa settimana ha anche minacciato di imporre tariffe dal 25 al 50% sugli acquirenti di petrolio della Russia e ha avvertito di “bombardamenti” e dell’attuazione di “tariffe secondarie” sull’Iran. Queste “tariffe secondarie” rappresentano una nuova forma di sanzione attraverso prelievi sulle importazioni, con la Cina e l’India, i principali acquirenti di petrolio da questi Paesi, che probabilmente saranno colpiti in modo significativo.

Le potenziali riduzioni delle esportazioni di petrolio venezuelano e iraniano potrebbero essere rilevanti per l’approvvigionamento globale. Secondo l’Energy Information Administration (Eia) statunitense, la produzione petrolifera iraniana è in aumento dal 2022 e attualmente raggiunge 1,5 milioni di barili al giorno, pari all’1,4 per cento della produzione globale. Secondo le fonti secondarie dell’Opec, la produzione del Venezuela ha raggiunto i 900.000 barili al giorno nel primo trimestre del 2025, con esportazioni verso gli Stati Uniti che hanno raggiunto i 250.000 barili al giorno a gennaio. Reuters ha riportato che le esportazioni venezuelane di greggio e carburante sono diminuite dell’11,5% a marzo rispetto a febbraio, soprattutto a causa delle ultime sanzioni statunitensi.

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