La cura Lula per il gigante brasiliano Petrobras, una delle maggiori compagnie petrolifere del mondo e dai dividendi notoriamente generosi, non sta funzionando. Il nuovo corso con la Ceo Magda Chambriard, nominata proprio dal presidente in segno di discontinuità, è iniziato male: nel 2024 l’utile di Petrobras è crollato del 70% rispetto all’esercizio precedente, a 36,6 miliardi di reais, pari a circa 6 miliardi di euro. Soprattutto, il risultato ha fortemente deluso le aspettative, realizzando meno della metà di quanto era previsto ad esempio da Bloomberg.
Petrobras, affonda l’utile
Ad incidere è stato in particolare il flop del quarto trimestre, l’ultimo dell’anno, in cui il gruppo petrolifero ha segnato un rosso di 17 miliardi di reais, dopo aver registrato profitti per oltre 30 miliardi nel trimestre precedente. Nonostante ciò, agli azionisti verranno distribuiti dalla prossima assemblea a maggio dividendi per 75,8 miliardi di reais, anche se solo 9 miliardi derivanti dall’esercizio 2024.
Petrobras: cosa sta succedendo?
A che cosa è dovuta questa frenata? In realtà, dicono da Petrobras, rientra nella normalità: il 2024 è stato caratterizzato da un calo della produzione di petrolio del 3%, con la quotazione del greggio che è scesa, e da una conseguente diminuzione delle vendite di benzina (-4,1%) e diesel (-2,8%). Soprattutto ci sono state motivazioni di natura contabile: la compagnia petrolifera ha chiuso un contenzioso con la giustizia per questioni tributarie, staccando un assegno monstre da 45 miliardi di reais. Ha contribuito al crollo dei profitti anche l’indebolimento della valuta brasiliana, il real, nei confronti del dollaro: il cambio da solo è costato 27,5 miliardi, dato che Petrobras ha attività anche fuori dal Brasile e vende petrolio in dollari.
Secondo l’azienda, senza questi eventi eccezionali l’utile 2024 sarebbe stato di quasi 103 miliardi di reais, dunque in calo solo del 19% rispetto all’anno precedente. I mercati tuttavia non sono convinti: nella seduta di ieri a Wall Street le azioni Petrobras, dopo la pubblicazione dei conti, sono cadute del 7% a 13 dollari, e anche oggi alla Borsa di San Paolo stanno perdendo il 4%.
Petrobras e il (mancato) feeling con il mondo finanziario
La verità è che al di là del risultato deludente, non c’è feeling tra la nuova Petrobras voluta da Lula e il mondo finanziario. Il presidente, eletto per il suo terzo mandato a fine 2022, ha subito fatto capire che vuole una azienda meno orientata sui dividendi e più sugli investimenti a favore della transizione energetica e della reindustrializzazione del Paese.
Insomma una Petrobras più pubblica, già che il governo è l’azionista di maggioranza con il 29%, e meno privata. Questa postura aveva già l’anno scorso determinato tensioni con gli investitori, soprattutto dopo che Lula aveva chiamato la finanza di “dinosauro vorace”, ricordando che “Petrobras è dei brasiliani”. Lula vorrebbe anche “brasilizzare” i prezzi dei carburanti per i propri cittadini e non sottostare alle regole del mercato. Anche se il calo della produzione e dei profitti lo sta costringendo a chiudere un occhio, tra non poche polemiche, sui vincoli ambientali: il presidente sta autorizzando la discussa estrazione di greggio dalla foce del Rio delle Amazzoni.