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Oro: il miglior trimestre dal 1986, ma in vista ci sono nuovi picchi per paura di una recessione. Ecco chi lo acquista

L’oro è il vero vincitore nella guerra commerciale scatenata da Trump e si è trascinato dietro anche argento, platino e palladio. A sostenere il rally, oltre al rifugio da orizzonti economici cupi, ci sono anche le scommesse sul taglio dei tassi di interesse, gli acquisti delle banche centrali e la domanda di fondi negoziati in Borsa (Etf)

Oro: il miglior trimestre dal 1986, ma in vista ci sono nuovi picchi per paura di una recessione. Ecco chi lo acquista

L’oro è il vero unico vincitore nell’attuale accanita guerra commerciale scatenata da Trump. Nella notte ha raggiunto un nuovo livello record e si appresta a registrare il suo più grande guadagno trimestrale in oltre 38 anni sulla scia delle preoccupazioni degli investitori che a botte di dazi alla fine sarà l’economia globale a soffrirne e quella statunitense in particolare che potrebbe vedere anche una recessione.

L’attrattiva per i lingotti ha portato l’oro spot a registrare stamane un altro rialzo dell’1,1% salendo a 3.116,82 dollari l’oncia, dopo aver toccato poco prima un massimo storico di 3.128,06 dollari. I future sull’oro statunitense sono saliti dell’1,1% a 3.148,00 dollari.

L’oro, tradizionalmente considerato una copertura contro le incertezze politiche ed economiche, è aumentato di oltre il 18% in questo trimestre, registrando il guadagno trimestrale più elevato da settembre 1986. All’inizio di questo mese, ha superato per la prima volta la soglia psicologica dei 3.000 dollari l’oncia. Si sono mossi al rialzo anche l’argento spot, salito dello 0,6% a 34,32 dollari l’oncia, il platino, salito dell’1,1% a 994,60 dollari e il palladio, in rilazo dello 0,9% a 980,11 dollari.

Che cosa spinge il rally dell’oro

A sostenere il rally, oltre al rifugio da orizzonti economici cupi, ci sono anche le scommesse sul taglio dei tassi di interesse, gli acquisti delle banche centrali e la domanda di fondi negoziati in borsa (ETF), mentre l’indice del dollaro, che sta sfiorando il suo peggior inizio d’anno dalla crisi globale del 2008, è sceso dello 0,2%, rendendo l’oro quotato in dollari meno costoso per gli acquirenti che detengono altre valute.

“I livelli di ansia dei mercati sono aumentati in vista degli annunci reciproci di tariffe statunitensi, il che mantiene l’oro molto richiesto come strumento difensivo”, ha affermato Tim Waterer, analista capo di mercato di KCM Trade. “Se gli annunci sui dazi di questa settimana non saranno così severi come temuto, il prezzo dell’oro potrebbe iniziare a invertire la rotta, in quanto potrebbe innescarsi una presa di profitto dai massimi”.

Trump dovrebbe annunciare tariffe reciproche il 2 aprile, mentre le tariffe automobilistiche entreranno in vigore il 3 aprile. Domenica, Trump ha detto di essere “molto arrabbiato” con il presidente russo Vladimir Putin e che avrebbe imposto tariffe secondarie del 25%-50% agli acquirenti di petrolio russo se avesse ritenuto che Mosca stesse bloccando i suoi sforzi per porre fine alla guerra in Ucraina.

Le previsioni sull’oro continuano a salire: ora è visto oltre i 3.300 dollari entro l’anno

Per la maggior parte degli analisti l’oro non ha ancora finito la sua corsa e numerose banche hanno aumentato le loro previsioni.

Goldman Sachs, Bank of America e UBS hanno tutti alzato i loro obiettivi di prezzo per il metallo giallo questo mese, con Goldman che prevede che l’oro raggiungerà i 3.300 dollari l’oncia entro la fine dell’anno, rispetto ai 3.100. BofA prevede che l’oro verrà scambiato a 3.063 dollari nel 2025 e 3.350 dollari nel 2026, un aumento rispetto alle sue precedenti previsioni di 2.750 per il 2025 e 2.625 per il 2026.


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