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Olio, prima il gelo e poi il vento: produzione 2018 ridotta del 40%

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Sarà un’annata nera per l’Olio extravergine d’oliva italiano. Gli esperti prevedono  un disastroso calo del 40 per cento nella produzione di quest’anno. I cambiamenti climatici in atto da tempo manifestano effetti fortemente penalizzanti per le nostre eccellenze produttive e l’Olio Made in Italy è una delle più rappresentative. Prima le gelate invernali di Burian dello scorso febbraio che hanno compromesso 25 milioni di ulivi in zone particolarmente vocate lungo tutta la Penisola,  poi l’ondata di maltempo con forti raffiche di vento che non solo hanno buttato a terra le olive ma sono arrivate a sradicare gli alberi,  hanno penalizzato fortemente il settore Il risultato è il crollo dei raccolti a meno di 265 milioni di chili, un valore vicino ai minimi storici.

Coldiretti ha convocato una task force  sull’emergenza maltempo in occasione dell’Assemblea elettiva fornendo un quadro della situazione italiana a dir poco sono impressionante. Particolarmente grave la situazione in Puglia dove  una violenta tromba d’aria  ha devastato le colture in provincia di Brindisi. Ma segnali di danneggiamenti arrivano da tutta Italia, dalla Calabria al Lazio fino alla Liguria dove ad essere colpita è stata la pregiata varietà Taggiasca.

In queste condizioni un piano olivicolo nazionale 2.0 deve diventare per il governo un’assoluta priorità, sostiene la Coldiretti che, per calmierare gli effetti sul mercato, ha sottoscritto con Federolio,  insieme a Unaprol e FAI S.p.A. (Filiera Agricola Italiana)  il più grande contratto di filiera per l’olio Made in Italy di sempre, per un quantitativo di 10 milioni di chili con  l’obiettivo di assicurare la sicurezza e la diffusione dell’olio italiano al 100% stabilizzando le condizioni economiche della vendita con un prezzo minimo garantito e programmazione pluriennale.

La tutela dell’olio Made in Italy in questo contesto così drammatico diventa fondamentale per il consumatore italiano: si rischia infatti  che nelle bottiglie di olio, vendute spesso con marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione  si trovi sempre prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco), peraltro favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile. I dati forniti da Coldiretti fanno riflettere: emerge che nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono tra quasi triplicati (+170%) e potrebbero crescere ulteriormente. Il pericolo viene dalla possibilità  che l’Unione Europea rinnovi l’accordo per l’ingresso di contingenti d’esportazione di olio d’oliva a dazio zero verso l’Ue per 35mila tonnellate all’anno scaduto il 31 dicembre 2017, oltre alle 56.700 tonnellate previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia (in vigore dal 1998).

“Sulle confezioni – avverte la Coldiretti – è praticamente impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario N.182 del 6 marzo 2009. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive”.

Comunque per la cronaca La Puglia resta la principale regione di produzione, con 87 milioni di chili, nonostante il calo del 58%, mentre al secondo posto si trova la Calabria, con 47 milioni di chili e una riduzione del 34%, e sul gradino più basso del podio c’è la Sicilia dove il taglio è del 25%, per una produzione di 39 milioni di chili, mentre in Campania il raccolto è di 11,5 milioni di chili, in riduzione del 30%. Al centro diminuisce a 11,6 milioni di chili la produzione in Abruzzo (-20%) e a 14,9 milioni di chili nel Lazio (-20%) mentre aumenta a 15 milioni di chili in Toscana (+20%) come nel nord dove complessivamente – precisa Coldiretti –si registra un aumento del 30%. I danni agli ulivi comporteranno conseguenze pesanti anche nel lungo periodo, fermo restando il disastroso impatto a livello ambientale

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Tags: Ue