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Nazionali, le pagelle dei ct: Capello da 8 con la Russia, il Trap e Zaccheroni due garanzie

Tempo di bilanci per i commissari tecnici di tutto il mondo. La prima tranche delle qualificazioni a Brasile 2014, per quanto interlocutoria, ha messo in mostra pregi e difetti delle nazionali più importanti, e di conseguenza dei loro ct. A brillare sono soprattutto le novità: Capello, Deschamps e van Gaal, rispettivamente tecnici di Russia, Francia e Olanda, hanno vinto e convinto, rilanciando l’immagine di squadre distrutte dall’ultimo Europeo; giusto dunque che i titoli delle prime pagine vadano a loro. Non fanno più notizia invece i successi di Del Bosque e Loew, ct di lungo corso di Spagna e Germania, che continuano a vincere in qualsiasi campo d’Europa. Bene anche Trapattoni e Zaccheroni, cittadini acquisiti di Dublino e Tokyo, maluccio Hodgson, che ancora non riesce a dare continuità alla sua Inghilterra. Ma ora basta parlare, è tempo di voti!

CAPELLO 8

Semplicemente il migliore. Messi in cantina smoking e bombetta, Capello ha indossato i panni dello zar con la disinvoltura tipica dei grandi. Cambiategli paese, abitudini e lingua, il risultato resterà sempre lo stesso. Capello vince sempre e lo fa senza guardare in faccia a nessuno, come da marchio di fabbrica. Dopo le esclusioni illustri delle precedenti esperienze (su tutte quelle di Del Piero e Ronaldo) ora tocca ad Arshavin, Zhirkov, Pavlyuchenko e Pogrebnyak star fuori contro il parere della Russia popolare. Ma i risultati ancora una volta gli danno ragione: due partite (Irlanda del Nord e Israele) e due vittorie, sei gol fatti e zero subiti, primo posto nel girone F assieme al Portogallo. Sarà proprio con Cristiano Ronaldo lo scontro più duro per Brasile 2014, e se il buon giorno si vede dal mattino CR7 farà bene a preoccuparsi.

DESCHAMPS 7,5

Chapeau! La Francia è tornata a fare la Francia e il merito non può che essere di Messieur Didier, arrivato sulla panchina dei Blues proprio nel momento più difficile. L’Europeo fallimentare ha costretto la Federazione a voltare nuovamente pagina, alla ricerca di una credibilità perduta tra risse e ammutinamenti. Deschamps ha preso in mano la situazione e i risultati sembrano dargli ragione: vittoria in Finlandia al debutto (0-1) e contro la Bielorussia in quel di Parigi, dopo una prestazione bella e convincente. Che i Blues abbiano qualità da vendere è un dato di fatto, ora però serve un manico in grado di far convivere caratteri difficilissimi, abbattendo le barriere sociali che impediscono una convivenza civile nello spogliatoio. Ci riuscirà? Difficile dirlo oggi, ma le premesse sembrano convincenti.

VAN GAAL 7

Il Maestro è tornato, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Louis van Gaal è così, prendere o lasciare. Ne sanno qualcosa a Monaco di Baviera, dove l’olandese ha alternato risultati esaltanti (Bundesliga, Coppa di Germania e finale di Champions) a tonfi clamorosi, sempre in nome del suo credo calcistico. La sua Olanda-bis (era già stato ct oranje nel biennio 2000-2002) era partita tra lo scetticismo generale, ma le prime due gare hanno finito per zittire i critici. E se il debutto di Amsterdam aveva lasciato qualche perplessità (2-0 alla Turchia, ma gioco in mano agli ospiti), la vittoria di Budapest ha convinto tutti. L’Ungheria è stata domata (1-4) grazie alla solita partita d’attacco, firmata da giovani molto interessanti, su tutti Lens (attaccante del Psv) e Martins Indi (difensore centrale del Feyenoord). Nonostante questo, le polemiche non mancano: le esclusioni punitive di De Jong, Van der Vaart e Van der Wiel, e la retrocessione di Stekelenburg a riserva di Krul fanno discutere, ma al momento i risultati hanno la meglio. In attesa della prossima pazzia del santone olandese.

DEL BOSQUE – LOEW 6,5

Voto in coabitazione per i ct più insaziabili del pianeta. Entrambi guidano da anni le rispettive nazionali (lo spagnolo dal 2008, il tedesco addirittura dal 2006!), ma di stanchezza neanche a parlarne. La fame di vittorie resta inalterata, così come la qualità delle rose in questione, davvero di primissimo livello. Voto alto per entrambi insomma, d’altronde non potrebbe essere altrimenti, ma se proprio si vuole trovare un pelo nell’uovo (e noi dobbiamo farlo), Spagna e Germania hanno vinto un po’meno bene del solito. Le Furie Rosse hanno impiegato addirittura 86 minuti per battere la Georgia (0-1, Soldado), fatto decisamente insolito che la stampa spagnola non ha certo lasciato passare in sordina. I tedeschi invece non hanno avuto problemi di gol, ma la partita di Vienna (1-3 per la Germania) ha mostrato un gioco insolitamente difensivo. Primi scricchiolii in vista? Non esageriamo, ma certo i cicli non sono infiniti. E quelli di Del Bosque e Loew durano ormai da molto tempo.

HODGSON 6

Il voto è la media matematica esatta tra la goleada in Moldova (7) e il triste pareggio di Wembley con l’Ucraina (5), ma le sensazioni non sono del tutto positive. L’Inghilterra gioca male e questa volta la colpa non è di noi italiani, bensì di un ct inglese al 100%. Mr Roy la prende con filosofia, ma i sudditi di sua Maestà cominciano a stufarsi di partite come quella dell’altra sera. Gli inglesi sembrano tornati indietro di anni: le idee sono confuse, gli schemi anche e il cuore (sempre immenso) non basta per raggiungere i grandi obiettivi. Il problema non sta tanto nel ct, quanto nella nuova generazione di calciatori, non all’altezza di quella precedente. I vari Lampard, Gerrard e Rooney (attualmente infortunato) non sono eterni, e alle loro spalle c’è un vuoto preoccupante, figlio di una Premier sempre più imbottita di stranieri. Riuscirà Hodgson dove ha fallito Capello? Ad oggi non lo possiamo sapere con certezza, ma la risposta sembra abbastanza scontata.

TRAPATTONI – ZACCHERONI 7   

Menzione finale per i “nostri” ct più amati e temerari. Il Trap è ormai un figlio d’Irlanda e Zac in Giappone conta giusto un po’ meno dell’imperatore. Esageriamo? Forse, ma questi due simpatici connazionali stanno lavorando davvero bene. Giovanni non si è lasciato abbattere dal pessimo Europeo e si è rimboccato le maniche per realizzare il nuovo sogno della sua splendida e infinita carriera: il Mondiale 2014. Vittoria in Kazakistan in rimonta (1-2), poi amichevole casalinga con l’Oman vinta 3-1, tra le risate e la ola del pubblico irlandese. Alberto invece si è messo ad insegnare calcio in Estremo Oriente, raccogliendo immediati ed entusiastici consensi. Prima la Coppa d’Asia (2011), ora la splendida cavalcata che dovrebbe portarlo in Brasile tra due anni (il Giappone ha già 10 punti dopo 4 partite). Che dire, buona fortuna ad entrambi!

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