C’è un nuovo esploratore nello spazio. Ieri, domenica 30 agosto, la Nasa ha lanciato il telescopio spaziale Nancy Grace Roman in quella che è una delle missioni scientifiche più ambiziose degli ultimi anni. Il lancio è avvenuto alle 7:26 locali, le 13:26 in Italia, grazie ad un Falcon Heavy di SpaceX decollato dal complesso 39A del Kennedy Space Center, in Florida.
Costata oltre 4 miliardi di dollari e sviluppata nell’arco di più di un decennio, la missione punta a costruire una mappa del cosmo senza precedenti e ad affrontare alcuni dei maggiori interrogativi dell’astrofisica, dall’espansione dell’universo alla natura della materia e dell’energia oscura.
Il lungo viaggio di Roman
Il telescopio porta il nome dell’astronoma statunitense Nancy Grace Roman, considerata la “madre di Hubble” per il ruolo decisivo avuto nella nascita del celebre osservatorio entrato in orbita nel 1990.
Roman dovrà ora percorrere circa 1,6 milioni di chilometri prima di raggiungere il secondo punto di Lagrange tra Sole e Terra, noto come L2. Il viaggio durerà all’incirca tre mesi e sarà seguito attraverso il Deep Space Network, la rete di antenne situate in Australia, Spagna e California che ha assunto il controllo delle comunicazioni circa 70 minuti dopo la partenza. Le prime fasi della missione si sono svolte regolarmente. Il centro di controllo del Goddard Space Flight Center ha iniziato a ricevere i dati di telemetria appena sette minuti dopo il lancio, mentre la separazione dal corpo centrale del razzo è avvenuta dopo 31 minuti. I booster del Falcon Heavy sono poi rientrati in sicurezza nel sito di lancio.
“Consegnata in anticipo rispetto ai tempi previsti e nel rispetto del budget, questa missione riflette oltre un decennio di impegno da parte del personale della Nasa e dei nostri partner industriali”, ha dichiarato l’amministratore della Nasa Jared Isaacman. Secondo Isaacman, Roman offrirà “un nuovo atlante dell’universo” e spingerà più avanti i confini della scoperta scientifica.
Uno sguardo cento volte più ampio di Hubble
Roman dispone di uno specchio dalle dimensioni simili a quello di Hubble, ma il suo principale punto di forza è il campo visivo. Il telescopio potrà infatti osservare in una sola volta una porzione di cielo circa cento volte più grande, raccogliendo prevalentemente luce infrarossa e scandagliando l’universo con una velocità fino a mille volte superiore rispetto a Hubble. Il cuore dell’osservatorio è il Wide Field Instrument, una fotocamera a infrarossi da 300 megapixel equipaggiata con 18 rivelatori 4K. Lo strumento sarà attivato nelle prossime settimane e permetterà di ottenere ampi e dettagliati panorami cosmici senza dover attendere lunghi intervalli tra un’osservazione e l’altra.
A bordo si trova anche un coronografo progettato per oscurare la luce delle stelle. Questa tecnologia potrebbe consentire agli scienziati di osservare direttamente pianeti deboli in orbita intorno ad astri vicini, aprendo nuove possibilità nella ricerca di mondi esterni al sistema solare.
Dopo l’arrivo a destinazione inizierà una fase di test della durata di circa tre mesi. Le operazioni scientifiche potrebbero partire entro la fine del 2026, mentre la Nasa prevede di diffondere le prime immagini all’inizio del 2027. La missione dovrebbe restare operativa per un periodo compreso tra cinque e dieci anni.
Che cosa aspettarsi? Materia oscura, esopianeti e una valanga di dati
Roman osserverà stelle e galassie lontane per studiare gli effetti della materia oscura e dell’energia oscura, le componenti invisibili che, secondo le attuali stime astronomiche, costituiscono circa il 95% dell’universo. Le sue misurazioni potrebbero aiutare a comprendere meglio l’espansione cosmica e alcune anomalie che sembrano mettere in discussione il modello standard. “Potrebbe esserci qualcosa di fondamentalmente mancante nella fisica così come la conosciamo, e quindi Roman ha il potenziale per fare luce su questo”, ha spiegato prima del lancio Kristen McQuinn, responsabile dell’ufficio della missione presso lo Space Telescope Science Institute.
Il nuovo osservatorio cercherà inoltre migliaia di esopianeti, compresi mondi potenzialmente simili alla Terra, e potrebbe individuare decine di migliaia di supernove. L’obiettivo è arrivare a compilare il più grande catalogo di oggetti astronomici mai realizzato, raccogliendo anche la luce emessa miliardi di anni fa e ricostruendo così le prime fasi della storia cosmica.
La mole di informazioni sarà enorme. Roman trasmetterà verso la Terra fino a 1,4 terabyte di dati al giorno, il volume più elevato mai raggiunto da una missione astrofisica della Nasa. Intelligenza artificiale, apprendimento automatico e lavoro degli scienziati saranno impiegati per selezionare i segnali più interessanti all’interno di questo flusso continuo.
I dati saranno messi a disposizione della comunità scientifica internazionale e del pubblico. E proprio nell’enorme quantità di informazioni raccolte potrebbero nascondersi risultati oggi impossibili da prevedere. “Non abbiamo mai avuto la possibilità di osservare l’universo con occhi come quelli di Roman”, ha sottolineato Julie McEnery, scienziata senior del progetto al Goddard Space Flight Center.
Con il lancio di Roman, la Nasasembra raccogliere il celebre motto di Buzz Lightyear in Toy Story, “verso l’infinito e oltre”, affidando al nuovo telescopio il compito di spingere lo sguardo umano sempre più lontano nel cosmo.
