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Napolitano sull’Europa: no al declino ma senza eccessi di austerità e senza deficit spending

Il neo segretario Salvini, spalleggiato dal gelatinoso Borghezio, ha guidato la Lega verso l’ennesima brutta figura, dimostrando scarsa cultura e un fondo di barbarie che certo non giova alla credibilità dell’Italia. Contestando il presidente Napolitano durante il suo discorso al Parlamento europeo sbandierando cartelli contro la schiavitù portata a loro parere dall’Euro, sono stati zittiti da una bordata di applausi verso il nostro Presidente della Repubblica partita da tutti i deputati degli altri partiti e degli altri paesi.

Napolitano stava pronunciando un discorso di alto profilo morale e politico, non certo offuscato da questo “incidente”, in cui ha respinto con parole dure sia “l’agitazione distruttiva” di quanti tentano di attribuire tutte le colpe della grave crisi attuale all’Euro ed all’Unione, sia l’egoismo e la miopia di una parte della classe dirigente europea che ha fatto negli ultimi anni molti errori perché manca di ” vista lunga” ed agisce sulla spinta di modesti e temporanei vantaggi di breve termine.

Contrariamente a quanto è subito rimbalzato sui social network, il nostro Presidente ha certo detto che non si può andare avanti con la sola ricetta dell’austerità, ma ha aggiunto subito dopo che la svolta nella politica dell’Unione non può avvenire in direzione “dell’irresponsabilità demagogica” di quanti spingono per l’aumento della spesa pubblica basata sul deficit e quindi su nuovo debito che graverebbe sulle spalle delle generazioni future. Certi vincoli necessari per un più stretto coordinamento delle politiche di bilancio tra i paesi europei non sono accantonabili con disinvoltura, mentre l’abbandono dell’Euro lungi dal rappresentare una ricetta salvifica, avrebbe sicuramente gravi conseguenze che invece vengono valutate da “qualcuno con disarmante semplicismo”.

Al di là delle strumentalizzazioni politiche e delle semplificazioni giornalistiche, Napolitano è andato al Parlamento europeo per portare un messaggio forte sulla necessità di ritrovare rapidamente le ragioni dello stare insieme in Europa. La Comunità europea è stata creata negli anni ’50 sulla spinta delle guerre che avevano insanguinato l’Europa, da personalità politiche che ” erano impregnate dal sentimento tragico della storia “. A quasi sessant’anni di distanza ( anni di pace e di prosperità economica ) quel sentimento è in parte svanito, ma rimane nelle profonde radici dei popoli europei. Oggi quella pianta va vivificata con innesti di nuovi grandi obiettivi sui quali può convergere il sentimento ed anche l’interesse, di larghe schiere della popolazione. Questa nuova missione a lungo termine deve partire da una corretta valutazione della situazione e del possibile ruolo dell’Europa in un mondo ormai unito sotto il segno della globalizzazione dei mercati. Il nostro continente appare più piccolo rispetto ai giganti che operano su scala mondiale, ed ha perso quella centralità che aveva un secolo fa. Tuttavia unito può svolgere un ruolo di primaria importanza grazie alle sue profonde radici culturali e democratiche, cosa che sicuramente non potrebbe riuscire ai singoli paesi se si presentassero isolati sulla scena mondiale.

Il nuovo obiettivo da proporre agli elettori alle prossime elezioni europee del 25 maggio è quello di un’Europa capace di superare la tendenza al declino e di riprendere la strada della crescita. La risposta alle suggestioni distruttive, ed al riaffacciarsi delle velleità nazionalistiche, non sta quindi nel generico richiamo ai passati valori europei, ma nel delineare con coraggio la strada per riparare agli errori commessi, attraverso il rilancio delle istituzioni politiche comunitarie che devono poter guidare il processo di integrazione coniugando il rispetto delle regole con la solidarietà e con il concreto sostegno ad azioni comuni di sviluppo in particolare nei campi della formazione, dell’innovazione tecnologica e delle infrastrutture.

Napolitano si è mostrato preoccupato per l’esito delle prossime elezioni europee. Il suo messaggio principale è stato indirizzato alle classi dirigenti europee affinché siano capaci di elaborare e proporre ai propri cittadini, certo delusi e frastornati dalla lunga crisi, un messaggio non semplicemente difensivo , ma in grado di mobilitare i cuori e le menti verso un obiettivo realistico e che si muove con coraggio nel senso della storia evitando pericolosi e distruttivi “ritorni al passato”. Un passato che è stato sicuramente positivo proprio grazie all’avanzare dell’integrazione europea e che oggi non sarebbe certo tale se fondato sulle macerie della costruzione comunitaria.

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