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Myanmar, altre due scosse nella notte. I morti sono almeno 10 mila ma potrebbero arrivare a 100 mila. Rischio emergenza sanitaria

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Il tempismo non poteva essere peggiore. Il potente terremoto che ha colpito venerdì il cuore del Myanmar ha aggiunto nuova miseria a una nazione già devastata dalla guerra civile, impoverita e tagliata fuori da gran parte del mondo. Le notizie faticano ad arrivare, ma la conta dei morti cresce in modo esponenziale e mentre il governo parla di circa 1600 morti, gli esperti temono che si potrebbe arrivare velocemente a 10.000 morti e qualcuno prevede una strage di 100.000 morti: potrebbero volerci settimane per avere un bilancio reale.

Intanto questa notte altre due scosse di terremoto si sono aggiunte in Myanmar, dopo quelle potentissime (7.7 e 6.4) di venerdì: alle 10.20 locali (le 03.50 italiane) l’istituto geosismico americano (Usgs) ha registrato un sisma di magnitudo 5.1 nei pressi della capitale Naypyidaw a una profondità di 10 km, preceduta di circa 9 ore da una di 4.2 a Shwebo, circa 70 km a nord di Mandalay.

Il paese del sud-est asiatico si sta riprendendo da una guerra civile in corso tra una giunta militare che ha preso il potere nel 2021 e i combattenti pro-democrazia e i gruppi ribelli etnici che lottano per rovesciarla. La guerra, giunta ormai al quinto anno, ha devastato le comunicazioni e i trasporti in Myanmar, rendendo particolarmente difficile avere un quadro chiaro dei danni.

Il terremoto ha colpito principalmente la parte centrale del Myanmar, con epicentro a soli 10 chilometri di profondità. Mandalay, la seconda città più grande del Paese, ha subito danni gravi, tra cui il crollo del famoso Mandalay Palace e la distruzione del vecchio ponte nella regione di Sagaing, mentre il nuovo è rimasto intatto. Secondo lo United States Geological Survey (USGS), si tratta del terremoto più potente che abbia colpito il Myanmar in oltre un secolo. Le scosse sono state avvertite anche in Cina e Thailandia.

A Bangkok sale a 17 il bilancio dei morti

È salito a 17 morti nella capitale thailandese Bangkok il bilancio delle vittime del violento terremoto che ha colpito venerdì il vicino Myanmar, hanno affermato oggi le autorità locali. I feriti a Bangkok sono 32. Risultano ancora 83 persone disperse, la maggior parte delle quali sepolte nel crollo di una torre di 30 piani in costruzione in un quartiere della capitale thailandese.

Aumentano gli aiuti umanitari da tutto il mondo, si attiva l’Oms

Crescono ora dopo ora gli aiuti forniti dalla comunità internazionale al Myanmar. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato di aver attivato il suo sistema di gestione delle emergenze e la mobilitazione del suo centro logistico a Dubai per preparare i rifornimenti per i feriti e la portavoce Margaret Harris ha sottolineato che sta coordinando la sua risposta al terremoto dal suo quartier generale a Ginevra.

Allarme di una ong: “Si rischia un’emergenza sanitaria”

“Dopo il terremoto, si rischia un’emergenza sanitaria: gli ospedali, già poco attrezzati e con strumentazioni inadeguate, sono già al collasso e mancano farmaci. Inoltre, per i soccorsi, tentare di raggiungere la zona dell’epicentro del sisma è difficile anche per la guerriglia. Chi proviene dalla Thailandia, una delle porte principali per raggiungere la zona, deve infatti attraversare un’area estremamente pericolosa”. Questo l’allarme lanciato da Angelo Conti dell’ong Medacross che opera in Myanmar. “Non appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno, porteremo farmaci e le nostre cliniche mobili al nord” aggiunge Conti.

Da Londra 10 milioni di sterline per le zone colpite

Il Regno Unito ha promesso 10 milioni di sterline in aiuti umanitari per il Myanmar, dopo che un terremoto ha ucciso più di 1.600 persone e ha causato danni diffusi nel Paese. “Questo finanziamento del Regno Unito aumenterà il sostegno nelle aree più colpite dal terremoto e sarà destinato alle forniture di cibo e acqua e alle medicine”, ha dichiarato il ministero degli Esteri britannico in un comunicato, aggiungendo che stava lavorando con “partner locali”.

Stato d’emergenza in 6 regioni

Le autorità del Myanmar hanno dichiarato lo stato d’emergenza in sei regioni, ma le ricerche tra i detriti si concentrano a Mandalay, vicina all’epicentro del sisma, che è stata visitata dal capo dello Stato, il generale Min Aung Hlaing. Nel capoluogo, che è la seconda città del Paese, la Croce Rossa ha riferito di almeno 90 persone rimaste intrappolate dopo il crollo di un palazzo di 12 piani, e ad un certo punto si è riusciti ad estrarre viva una donna dopo 30 ore.

I ribelli: tregua parziale per agevolare gli aiuti

L’ala militare dell’opposizione in Myanmar ha comunicato che si impegnerà a mantenere un cessate il fuoco di 2 settimane per consentire il passaggio degli aiuti verso le aree colpite dal terremoto. Lo riferisce la Bbc. La People’s Defence Force ha assicurato che collaborerà con l’Onu nelle aree sotto il suo controllo “per garantire sicurezza, trasporti e l’istituzione di campi di soccorso e medici temporanei”.

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