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Mercato dell’arte: futuro incerto secondo il Rapporto Nomisma. Il regime fiscale dell’Iva troppo alto tra le prime cause della crisi

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Un momento non propriamente brillante per l’industria dell’arte italiana che sta vivendo una lenta ma preoccupante contrazione secondo il Rapporto ““Arte: il valore dell’industria in Italia” e dove si registra una sempre minore presenza di gallerie d’arte (oggi 1.618) e antiquari (1.637) sia a causa del calo delle vendite che la presenza di un’aliquota ordinaria dell’IVA del 22%, la più alta in Europa. Quando invece la Francia dal 1° gennaio 2025 ha rivisto il regime portandolo al 5,5% incluse le importazioni e le cessioni e così anche la Germania che applica un’aliquota al 7%.

Quale sarà l’impatto futuro sul settore?

Lo studio realizzato da Nomisma ha misurato gli impatti diretti, indiretti e indotti che deriverebbero dalla riduzione dell’IVA sull’importazione in Italia di opere d’arte da Paesi extra-UE. L’indagine ha poi fotografato lo scenario allarmante che deriverebbe dalla mancata applicazione di un’aliquota ridotta anche sulle transazioni interne. Malgrado un effetto moltiplicatore pari a 2,8 (ovvero, per ogni euro di giro d’affari nel mercato dell’arte italiano si generano complessivamente 2,8 euro in termini di impatto economico complessivo) l’industria presenta un momento di grande fragilità che potrebbero condizionare sviluppo e sopravvivenza. Secondo le stime presentate da Nomisma, mantenendo ai livelli attuali l’aliquota IVA il settore potrebbe perdere fino al 28% del fatturato complessivo, con punte del -50% per le piccole gallerie. Al contrario, se l’Italia decidesse di abbassare al 5% l’Iva sulle transazioni artistiche, avvicinandola ai parametri francesi, secondo le simulazioni prodotte da Nomisma in un solo triennio il fatturato complessivo generato da gallerie, antiquari e case d’asta crescerebbe fino a raggiungere circa 1,5 miliardi di euro, con un effetto positivo sull’economia italiana stimato fino a 4,2 miliardi di euro.



Il mercato dell’arte contribuisce in modo significativo alla ricchezza del nostro Paese – ha dichiarato Alessandra Di Castro, presidente del Gruppo ApolloTuttavia dobbiamo riconoscere che siamo ancora lontani dal nostro pieno potenziale. Se abbassassimo l’aliquota Iva al 5%, quindi ancora meno della Francia, l’Italia potrebbe acquisire la posizione di hub per le operazioni di compravendita. Ciò permetterebbe, al tempo stesso, di salvaguardare l’intero ecosistema della cultura, valorizzando tutti i protagonisti”. Mentre ha ha commentato Roberta Gabrielli, responsabile Marketing di NomismaIndubbiamente il differente regime fiscale rappresenta un problema reale, con il rischio che il sistema dell’arte italiano perda progressivamente di competitività, impoverendo strutturalmente e perdendo operatori, artisti, competenze e prospettive.Non si tratta solo di proteggere un settore economico, ma di difendere un presidio culturale fondamentale per l’identità del nostro Paese”.

Il rapporto è stato promosso dall’Associazione Gruppo Apollo e realizzato da Nomisma in collaborazione con Intesa Sanpaolo a Palazzo Wedekind, a Roma, alla presenza di Alessandro Giuli, Ministro della Cultura; Roberto Marti, presidente della Commissione Cultura del Senato della Repubblica; Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati; Alessandro Amorese, componente della Commissione Cultura e primo firmatario della proposta di legge per la riduzione dell’IVA, Stefano Lucchini, Group Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo.

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