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Leonardo, parte dal commerciale la rivoluzione di Profumo

Novità in arrivo nell’organizzazione di Leonardo, l’ex Finmeccanica. L’amministratore delegato Alessandro Profumo ha intenzione di costituire una struttura commerciale centrale autonoma, per rafforzare il presidio nell’attività di promozione e vendita dei prodotti del gruppo aerospaziale e della difesa, secondo informazioni raccolte da Poteri Deboli.

Durante la gestione di Mauro Moretti, l’ex a.d. delle Ferrovie che è stato per tre anni alla guida di Leonardo-Finmeccanica fino al 16 maggio scorso e ha realizzato la “One company”, trasformando le principali società in divisioni, la funzione commerciale era stata inglobata nelle competenze di Giovanni Soccodato, il direttore delle strategie che è divenuto anche responsabile di “sviluppo dei mercati e del business”. Ora Profumo, da quanto trapela da fonti autorevoli anche se non c’è nulla di ufficiale, ha intenzione di scorporare il commerciale dalle competenze di Soccodato, che rimane comunque un dirigente molto ascoltato per la sua conoscenza del mondo dell’aerospazio e difesa.

Aurelio Regina fa la valutazione dei dirigenti

Per il nuovo incarico sono stati valutati alcuni candidati tra i dirigenti interni del gruppo, con l’ausilio di una società di cacciatori di teste, la Egon Zehnder International. Questa società ha come punto di riferimento per i rapporti con il “milieu” politico, istituzionale ed economico romano Aurelio Regina, partner di Egon Zehnder, uomo che fa parte del network di Giuliano Amato. Imprenditore, titolare di numerosi incarichi, Regina è presidente e azionista di Manifatture Sigaro Toscano (che ha tra i soci Luca Cordero di Montezemolo), consigliere di amministrazione del Centro studi americani, di cui _ da quando Amato è diventato giudice della Corte costituzionale _ è presidente Gianni De Gennaro, presidente di Leonardo, inoltre è componente del board di Aspen Institute Italia, vicepresidente di Credit Suisse Italy, consigliere di amministrazione di Cerved Information Solutions, società quotata, presidente della Fondazione Musica per Roma. Egon Zhender aveva già lavorato molto con Moretti e, a quanto risulta, non si occupa solo del nuovo super direttore commerciale ma ha l’incarico di valutare i dirigenti anche per altre posizioni nel gruppo.

La scelta del nuovo direttore commerciale e sviluppo business di Leonardo potrebbe essere annunciata a breve, c’è chi dice a settembre, quando saranno trascorsi i “cento giorni” che Profumo si è dato prima di fare le mosse più importanti. Il nuovo a.d. considera questa funzione decisiva per il rilancio commerciale del gruppo, che negli ultimi anni ha perso terreno proprio nelle acquisizioni di nuovi ordini e ha subìto una contrazione dei ricavi. Nel 2016 il fatturato consolidato è diminuito di quasi un miliardo a 12 miliardi, la stessa cifra è attesa nelle previsioni di quest’anno, confermate dal consiglio di amministrazione.

Lorenzo Mariani in pole position

Per l’incarico di nuovo direttore commerciale e sviluppo business si fa tra gli altri il nome dell’ingegner Lorenzo Mariani, un manager tra i più in vista (e rampanti) del gruppo, è capo di una delle sette divisioni create da Moretti, la divisione Elettronica per la difesa terrestre e navale. Il nome di Mariani era stato ipotizzato anche come possibile a.d. prima della scelta di Profumo. Poi le voci interne lo hanno indicato tra i candidati alla carica di direttore generale del gruppo, in competizione con il capo della divisione Sistemi per la sicurezza informatica, Andrea Biraghi, ingegnere, figlio dell’ammiraglio di squadra Sergio Biraghi.

Ma Profumo (che a differenza di Moretti non cumula questa carica con quella di a.d.) non ha mai detto che ci sarà un nuovo direttore generale. Anzi, come aveva spiegato appena arrivato, in colloqui riservati anche in questi giorni ha puntualizzato: “Non voglio creare strutture tra me e le divisioni”.

Resta da vedere che grado avrà il nuovo direttore commerciale, potrebbe avere una qualifica pesante, che indichi la posizione di rilievo, soprattutto se la scelta cadesse su un capo divisione come Mariani. Ci sono anche altre candidature interne e la scelta ufficiale non è ancora stata fatta. Il cda che ha approvato i conti del primo semestre non ha parlato di nuova organizzazione né di nuovi incarichi apicali.

Possibili cambiamenti nelle divisioni

Tra le mosse possibili per i prossimi mesi ci sono alcuni cambiamenti nelle divisioni. E’ dato in uscita Filippo Bagnato, il capo della divisione velivoli (detta anche “Alenia Nord”) che Moretti aveva richiamato nel 2015 dalla pensione per sostituire Giuseppe Giordo. Potrebbe salire l’attuale numero due della divisione, Stefano Bortoli.

Resta sotto osservazione anche la divisione elicotteri, guidata da Daniele Romiti, ma le ripetute voci di un cambio al vertice finora non si sono concretizzate. Dopo due anni di sofferenza negli elicotteri c’è stata una parizale ripresa nel primo semestre, gli ordini sono saliti del 19,2% a 1.142 milioni, con una spinta soprattutto nel secondo trimestre.

Rispetto all’organizzazione creata da Moretti Profumo ha già soppresso i quattro settori con i rispettivi capi che stavano sopra le divisioni, perché creavano una ridondanza e di fatto non avevano un ruolo, visto che i capi divisione avevano un riporto diretto all’amministratore delegato. Non è da escludere che nella nuova organizzazione si metta mano anche a una riduzione delle divisioni. “In prospettiva potrebbe avvenire”, ha detto un top manager di Leonardo a Poteri Deboli.

Profumo: “Non ho intenzione di far rientrare nessuno uscito dal gruppo. Produciamo troppe Ferrari”

In piazza Monte Grappa è già arrivata dalla Cassa depositi e prestiti Simonetta Iarlori, ex Unicredit, designata come nuovo responsabile del personale al posto di Domenico Braccialarghe. La nomina però non è ancora stata ufficializzata. Braccialarghe è ancora in Leonardo e continuerà a fare il presidente della Fondazione Ansaldo di Genova, inoltre, secondo indiscrezioni, dovrebbe avere una consulenza.

Si parla anche del possibile spostamento ad altro incarico (nella divisione elicotteri ) del Cfo del gruppo, Gian Piero Cutillo, voce però non confermata. In questi giorni ci sono state voci di rientri di alcuni ex manager del gruppo estromessi durante la gestione Moretti, ma Profumo esclude seccamente questa possibilità. “Non ho intenzione di far rientrare nessuno”, ha detto Profumo in alcuni colloqui riservati.

Profumo ha detto oggi agli analisti a Londra che presenterà un “nuovo piano strategico” all’inizio del 2018, “non ci saranno stravolgimenti”. Un avvertimento però lo ha mandato: “produciamo troppe Ferrari”, cioè prodotti molto validi ma più costosi dei concorrenti (ha citato tra gli esempi l’aereo militare da trasporto C27J rispetto all’Airbus C295), “ci vuole più attenzione alla domanda”.

I conti del semestre: calano ricavi e utili, ordini deboli

Un rapido sguardo ai conti che oggi Profumo ha presentato agli analisti a Londra. La relazione semestrale approvata ieri dal cda presieduto da De Gennaro conferma la flessione dei ricavi e ordini. I ricavi del primo semestre sono pari a 5.326 milioni, sono diminuiti dell’1,6% rispetto ai 5.413 del primo semestre 2016. Il calo è più pronunciato rispetto ai 5.973 del primo semestre 2015.

Gli ordini acquisiti nel semestre sono pari a 5.061 milioni. Nel primo semestre 2016 l’ex Finmeccanica aveva annunciato trionfalmente un volume di ordini pari a 12.867 milioni, includendo l’acquisizione del contratto per vendere 28 Eurofighter al Kuwait, firmato da Moretti ma frutto di un lavoro cominicato dai suoi predecessori nel 2010 e sviluppato insieme all’Aeronautica militare e ai governi che si sono alternati in questo periodo. Un anno fa Finmeccanica aveva incluso nei suoi libri l’intero valore dell’ordine Efa-Kuwait, pari a 7,95 miliardi di euro, ma solo il 60% circa è di sua competenza (quidi una somma pari a 4,77 miliardi). Il residuo 40% del valore del contratto, pari a 3,18 miliardi, è di competenza di altri partner del consorzio Eurofighter.

“Effetto eccezionale” dell’Eurofighter-Kuwait

Adesso nella relazione semestrale il gruppo fa notare, a nostro avviso correttamente, che “il dato del primo semestre 2016 includeva l’effetto eccezionale dell’acquisizione del contratto Efa Kuwait per un importo di 7,95 miliardi, escludendo il quale l’ammontare degli ordini risulta nel 2017 in crescita del 3%”. Se invece si fa un raffronto con le nude cifre della prima metà del 2016, gli ordini del primo semestre 2017 sono diminuiti del 60,7 per cento.

Insomma, con l’arrivo di Profumo sono stati accantonati i toni trionfalistici di Moretti di un anno fa e si prende atto, più realisticamente, che l’evento Kuwait era “eccezionale”. Se si esclude dal calcolo l’ordine Efa-Kuwait, si nota meglio la discesa degli ordini del gruppo: erano 5.539 milioni nel primo semestre 2015, poi 4.917 milioni nel primo semestre 2016, sono 5.061 nel primo semestre 2017. In tutti questi periodi gli ordini (escludendo sempre sempre l’Efa-Kuwait) sono stati inferiori ai ricavi, questo vuol dire che il gruppo ha consumato il portafoglio ordini, che è il lavoro del futuro.

Il portafoglio ordini si consuma

Il portafoglio ordini a fine giugno 2017 è pari a 33.923 milioni di euro (questa cifra include al 100% il valore del contratto Efa-Kuwait, anche se il 40%, come detto, non è di competenza del gruppo Leonardo), cioè un miliardo e 73 milioni in meno (-3%) rispetto al 30 giugno 2016. Il comunicato di Leonardo dice: “La copertura assicurata dal portafoglio ordini risulta pari a oltre tre anni di produzione equivalente”.

Una domanda per Leonardo

Su questo abbiamo una domanda da rivolgere a Leonardo: poiché i ricavi previsti dal gruppo quest’anno sono pari a 12 miliardi, lo stesso importo del 2016, ma in forte diminuzione rispetto agli anni precedenti (ad esempio nel 2015 i ricavi erano pari a 13 miliardi), se dividiamo il portafoglio ordini di 33,9 miliardi per 12 miliardi otteniamo 2,8. Sarebbe a dire due anni e quasi dieci mesi, quindi meno degli “oltre tre anni di produzione equivalente” dichiarati dalla società. Pertanto perché questo portafoglio assicuri “oltre tre anni di produzione” ci sarebbe da aspettarsi un ulteriore calo dei ricavi nei prossimi anni. Altrimenti non è vero che ci sono più di tre anni di lavoro coperto. Chiediamo quindi a Leonardo di chiarire come fa ad affermare che il portafoglio ordini assicura “oltre tre anni di produzione”?

Ultima cifra, nel primo semestre c’è un utile netto di competenza di 194 milioni, in calo di 16 milioni (-7,6%) rispetto ai 210 milioni dello stesso periodo 2016, che includeva una plusvalenza di dieci milioni. In Borsa le azioni Leonardo venerdì 28 luglio hanno chiuso con un calo del 2,40% a 15,02 euro. Un andamento peggiore dell’indice che ha perso lo 0,92 per cento.

Fonte: POTERI DEBOLI, blog di Gianni Dragoni

Categories: Finanza e Mercati