X

Le pagelle del campionato dicono Milan davanti a Inter e Napoli e alle scommesse Juve, Roma e Lazio

FIRSTonline

Gong. Non c’è più tempo, il calciomercato è finito. Ora, querelle Lega Calcio – AIC permettendo, è tempo di giocare a pallone. Sarà il campo a giudicare l’operato delle società, che non potranno più nascondersi dietro frasi del tipo “Il mercato è ancora lungo”. Quello che è fatto è fatto, o come dicono i croupier francesi “Le jeux sont faits”. E allora, facendo una piccola modifica alle nostre consuete abitudini, questa volta non daremo i voti al mercato delle big della serie A, semplicemente stabiliremo una griglia di partenza, quasi fossimo alla vigilia di un Gran Premio. Perché di fatto il campionato sarà una corsa, nella quale come tutti gli anni ci saranno sorpassi spettacolari e clamorosi colpi di scena.

MILAN 8

I campioni d’Italia partono favoriti su tutti per riconfermarsi. La rosa, già forte e affidabile, è stata confermata in blocco (resistendo alle mega offerte di Barcellona e Chelsea per Thiago Silva e Pato) con alcuni ritocchi mirati e di qualità. In difesa serviva un centrale importante per garantire un turn over alla premiata ditta Nesta – Thiago, ed è arrivato Philippe Mexes, oltretutto a parametro zero. Il francese è scivolato nel dimenticatoio, vuoi perché infortunato (rientrerà a ottobre) vuoi perché annunciato ai primi di giugno, quando gli altri ancora dovevano scegliere l’allenatore, ma si tratta di un rinforzo di assoluta qualità. Taiwo resta un oggetto misterioso, ma in attesa di capire se il Milan avrà fatto un colpo oppure un flop, Allegri potrà contare su Zambrotta, non esattamente un ragazzino, ma comunque di assoluta affidabilità. A centrocampo i rossoneri hanno scelto di rinunciare a Pirlo, sostituendolo poi con Aquilani. Le perplessità ci stanno, ma è bene fare alcune riflessioni. Aquilani è più giovane di 5 anni rispetto a Pirlo, guadagnerà meno di quanto avrebbe preteso Andrea e sembra più adatto al gioco di Allegri. Il tecnico rossonero predilige giocatori che si muovono senza palla, con inserimenti intelligenti che spesso portano al gol (vedi Boateng) e che provano il tiro da fuori area senza paura. Pirlo è uno squisito giocatore, ma le sue caratteristiche sono completamente diverse. Il bresciano dà il meglio davanti alla difesa, ruolo nel quale Allegri preferisce un buttafuori come Van Bommel piuttosto che un direttore d’orchestra come lui. Insomma, capiamo le perplessità dei tifosi (che si aspettavano Fabregas o Hamsik), ma l’affare Aquilani ci convince, sia tecnicamente che economicamente (prestito con riscatto a 7 milioni). A rinforzare la mediana inoltre, è arrivato Nocerino, giovane (26 anni) ma esperto. Anche qui, operazione economicamente vantaggiosa, anzi vantaggiosissima. Da non dimenticare poi la conferma di Cassano, a lungo sul mercato e l’acquisto di El Shaarawy, uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico italiano. Insomma, a conti fatti forse questo Milan non sarà competitivo fino in fondo per la Champions League (per raggiungere Barça, Real e le inglesi ci voleva un colpo da 50 milioni, impossibile per una squadra italiana), ma parte da favorito assoluto per vincere lo scudetto.

INTER 7

Il voto non è riferito al mercato, bensì alla qualità della rosa. Che sicuramente si è abbassata con la cessione di Samuel Eto’o (insostituibile), ma resta comunque di alto livello. I nerazzurri hanno pur sempre un’ossatura rodata e di qualità, anche se rispetto al passato perdono il ruolo di favorita per lo scudetto. Le incognite ci sono, così come le certezze. Gasperini è un buon allenatore, che potrà fare bene solo se avrà l’appoggio della società. L’ex tecnico del Genoa sta dimostrando di avere coraggio nel cercare di cambiare il sistema di gioco di una squadra che da anni era abituata in un certo modo (con ottimi risultati). In questo senso, saranno fondamentali i primi risultati, che potrebbero compattare definitivamente società, tecnico e giocatori, oppure sfaldare pericolosamente il tutto. Il mercato, con gli acquisti di Forlan e soprattutto di Zarate, ha dato il segnale che Gasperini voleva: Moratti è con lui, almeno per il momento. Resta l’incognita Sneijder, forse la più grossa di questa Inter, assieme al centrocampo. L’olandese infatti non ha ancora una collocazione tattica precisa nell’undici di Gasperson: attaccante esterno? Trequartista? Centrocampista centrale? O addirittura libero, come indicato (scherzando) da Moratti? Scherzi a parte, Wesley deve giocare per forza, dunque una soluzione andrà trovata e in questo senso sarà fondamentale la disponibilità del giocatore. Qualche dubbio l’Inter lo fa venire anche sul centrocampo, rinforzato con il solo Poli (per Kucka infatti se ne riparlerà solo l’anno prossimo). Cambiasso, Stankovic e Thiago Motta non sono eterni, dunque qualcosa in più andava fatto. Per ora i nerazzurri restano l’alternativa più credibile al Milan, mentre per l’Europa la sensazione è che bisognerà riparlarne tra un annetto.

NAPOLI 7

Stesso voto dell’Inter. Il Napoli si è sicuramente rinforzato di più rispetto ai nerazzurri, ma a onor del vero ne avevano sicuramente più bisogno. La Champions League infatti è un’assoluta novità per gli uomini di Mazzarri, che potrebbero pagarne lo stress più del dovuto. Ecco perché De Laurentiis ha fatto di tutto per rimpolpare una rosa che fino all’anno scorso aveva pochissime alternative credibili. Ora invece ce ne sono tante, in tutti i reparti. Il centrocampo è di ottimo livello (Inler e Dzemaili possono garantire il salto di qualità) sia per quanto riguarda i titolari che le riserve. Ottimo anche l’attacco, con le conferme (indispensabili) dei tre tenori Hamsik – Lavezzi – Cavani e l’aggiunta di un pezzo da novanta come Goran Pandev, uno che, è bene ricordarlo, ha alzato al cielo da protagonista la Champions League con l’Inter nel 2010. Insomma, un ottimo Napoli, che presenta delle lacune solo nel reparto arretrato. Intendiamoci, non è colpa della società se Britos si è infortunato e dovrà stare fuori due mesi, però l’acquisto di Fideleff è un’incognita: non sarebbe stato meglio trattenere Victor Ruiz? A parte questo però, il Napoli può considerarsi pronto per crescere. Il che significa che dalle parti del Vesuvio dovranno cominciare a pronunciare la parolina magica: scudetto.

JUVENTUS 6,5

Difficile valutare la Juventus. Il mercato ha alternato ottimi colpi a operazioni strane, al limite dell’incomprensibile. Risultato? Sulla carta i bianconeri migliorano di molto la rosa dello scorso anno, ma il livello, rispetto alle milanesi e al Napoli resta inferiore. Certo, alcuni acquisti della Juve sono delle vere e proprie scommesse (Giaccherini, Estigarribia, lo stesso Elia): venissero vinte, i bianconeri potrebbero anche essere la sorpresa del campionato. Al momento però, condividiamo il giudizio espresso da Giorgio Chiellini: “Il Milan ci è superiore, così come l’Inter. E anche il Napoli si è rinforzato molto. Il nostro obiettivo? Arrivare in Champions, se la mancassimo anche quest’anno allora sì che sarebbe un fallimento”. Ritornare nell’Europa dei grandi è la vera sfida della Juventus. Farlo non sarà facile, visto che i posti si sono ridotti a tre (e il terzo significa preliminare contro squadre di altissimo livello), ma la Champions League rappresenta l’unica strada possibile per tornare davvero grandi. La coppa dalle grandi orecchie significa introiti maggiori, oltre che attrazione più grande nei confronti dei grandi giocatori, o “top player”, come piace dire a Marotta. A proposito, ma questi “top” sono arrivati o no? Pirlo appartiene sicuramente a quella categoria, Vucinic ha tutto per entrarci stabilmente. Fossero arrivati il 31 agosto, la stampa avrebbe parlato di grande Juve. Purtroppo per Marotta però, l’ultimo giorno del mercato è stato quello del mancato acquisto di un difensore, vera pecca di questo mercato. La difesa infatti è una grossa incognita: la coppia centrale Chiellini – Bonucci non convince, Lichtsteiner è un onesto terzino, ma nulla di più, mentre l’acquisto di Ziegler è incomprensibile, visto che Conte non lo vede proprio. Marotta garantisce che un centrale arriverà a gennaio, probabilmente perché pensa che la Juve possa cavarsela anche così. Brutto invece il mercato in uscita, ma qui la colpa va divisa tra la dirigenza attuale e quella precedente. Perché se è vero che gente come Motta o Pepe è stata presa da Marotta, lo stesso non si può dire di Amauri, settima (!) scelta per l’attacco con uno stipendio da numero uno.

ROMA 6,5

Abbiamo criticato la Roma per tutta l’estate, e crediamo che i risultati ci abbiano anche dato ragione (a meno che qualcuno non consideri l’eliminazione precoce in Europa League un successo). Ora però, il giudizio va rivisto, perché il mercato ha alzato il livello della rosa. Pjanic e Gago rivoltano come un calzino il centrocampo giallorosso, ora ricco di alternative e di qualità. Certo, Luis Enrique dovrà assemblare il reparto nevralgico del campo in pochi giorni, ma ora i mezzi sono nelle sue mani. Sempre che l’ex Barça B, non decida di farsi del male da solo, cosa in cui (almeno fino ad oggi) si è dimostrato bravissimo. La guerra con Totti è la cosa più dannosa che il nuovo allenatore della Roma possa fare, soprattutto se i risultati non gli danno ragione. Ecco perché la vera incognita della squadra sembra essere proprio lui, l’allenatore dalla mascella di ferro, già solo contro tutti. Per il resto, la Roma può essere davvero la mina vagante del campionato. Bojan e Lamela sono due talenti indiscutibili, Kjaer e Heinze formano il giusto mix tra gioventù ed esperienza. L’unico dubbio (grosso) che ci resta, riguarda Osvaldo: ma 17 milioni per uno che ha fallito a Firenze e Bologna, non saranno un po’ troppi? E poi l’ex Espanyol, non è un doppione di Marco Borriello? Tanto valeva forse puntare di più sull’ex milanista, messo frettolosamente sul mercato con un pasticcio degno di Stanlio e Olio. Insomma, Sabatini ha passato tre mesi nella più totale confusione, per poi uscire al fotofinish in gloria. Strategia rischiosa, ma in questo caso efficace, per una Roma che potrebbe davvero insidiare tutti. Purtroppo, anche sé stessa.

LAZIO 6+

Il voto si abbassa con la cessione di Zarate, e il mancato arrivo di un difensore e un centrocampista in più. Certo, la Lazio resta più che competitiva per un posto in Europa League, ma forse per sognare una clamorosa qualificazione in Champions bisognava fare qualcosa in più. Per esempio, gestire meglio Mauro Zarate, la cui cessione rischia di spaccare definitivamente il rapporto tra i tifosi e la società. Reja poi è già sulla graticola: al primo errore, l’etere laziale gli rinfaccerà la cessione di Zarate con l’insistenza di un martello pneumatico. Per il resto, la Lazio è una buona squadra, che ha iniziato la stagione con l’encomiabile obiettivo di far bene in Europa League (finalmente un’italiana che fa questo ragionamento!). Klose e Cissè sono attaccanti internazionali di assoluto valore, Hernanes ha un anno di esperienza in più. Il brasiliano quest’anno può essere devastante, così come Mauri e Ledesma, che ormai si conoscono a memoria. Anche in porta i biancocelesti fanno un salto di qualità non indifferente: ceduto l’incostante Muslera (capace di miracoli come di papere clamorose) è arrivato Marchetti, oltre al centrocampista Cana (che finora non ha convinto). La sensazione è che la Lazio possa fare un’ottima stagione, anche se l’ambiente in perenne ebollizione (deve essere proprio un vizio romano) non aiuterà. Ma Reja ha la pellaccia dura, così come Lotito. Sanno già che ogni volta che il tabellone dell’Olimpico annuncerà un gol di Zarate, pioveranno fischi. Sta a loro far ricredere i tifosi.

Related Post
Categories: Sport