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Inter, senza una vera squadra neanche Mazzarri è un top player

Hanno un bel dire che Walter Mazzarri è il top player della campagna acquisti dell’Inter. E’ la solita esaltazione del ruolo taumaturgico dell’allenatore, capace di trasformare una stremita accozzaglia di giocatori in una squadra degna del recente passato. Da interista spero di sbagliarmi di grosso, ma nella storia del calcio non si vedono tanto sovente miracoli del genere. Ricordo piuttosto la frettolosa fuga da Cagliari del grande Trap che pure era arrivato in Sardegna nella stagione 1995-96 ricco di medaglie e scudetti vinti sul campo con Juventus, Inter e Bayern di Monaco.

Ma abituato ad allenare i Platini e i Matthaeus, anche Trapattoni, alle prese con Pusceddu e Bisoli, presto si arrese. D’altronde anche lo stesso José Mourinho, per i tifosi nerazzurri l’archistar del triplete, si guarda bene dall’accasarsi in club che non siano di primissima fascia, con presidenti dal portafoglio aperto sempre in mano. Chelsea, Real, la stessa Inter hanno messo a disposizione dello “Special one” i pezzi più pregiati del mercato: da Ibra e Eto’o a Cristiano Ronaldo. Campioni vincenti a prescindere dal mister.

L’ha capito da un pezzo anche Ancelotti che per meglio incrementare gloria e conto in banca ha lasciato il pur ricco Psg con destinazione Madrid. In sostanza un allenatore bravo di quanto può migliorare il potenziale di una squadra? Qualcuno dice del 20% – vedi Guidolin all’Udinese – forse è più sensato non andare oltre al 10%. La verità certa è che senza campioni non c’è allenatore che tenga. E’ più facile, scorrendo gli annali del calcio, vedere fallimenti di trainer Vip anche con giocatori di rango (si veda il Lippi nella sua amara stagione interista pur avendo a disposizione Vieri, Baggio e anche Ronaldo finché non si è rotto) piuttosto che miracoli di maghi in provincia.

E tra gli allenatori che all’Inter hanno fatto addirittura danno c’è da annoverare anche Tardelli, indimenticabile azzurro nel Mundial spagnolo, ma imbarazzante allenatore sulla panchina nerazzurra tanto da non capire nemmeno il talento di Pirlo fino ad emarginarlo. Mazzarri finora non ha mai fallito dove ha allenato. La sua esperienza napoletana è importante: ma a Fuorigrotta poteva disporre di Cavani, Hamsik, e fino all’anno prima di Lavezzi. Giocatori di qualità che nell’Inter di oggi non ci sono. Con Pereira, Jonathan, Kuzmanovic e tanti altri della rosa attuale nerazzurra non si va lontano.

Le figuracce rimediate nella tournée Usa sono un campanello d’allarme, sia pure estivo, che preannuncia domeniche amare in autunno e inverno se non si corre ai ripari. Mazzarri se ne è reso conto e finalmente si è deciso di uscire allo scoperto reclamando acquisti di qualità. Una qualità che per ora non si vede in alcunio dei nuovi, da Icardi e Belfodil. Benitez, Gasperini, Stramaccioni: un mister catalogato Vip, un onesto trainer in quel della Genova rossoblu, un emergente che piaceva al presidente tifoso: tre diversi percorsi professionali, un identico flop. Mazzarri dopo appena due mesi di nerazzurro sente già odore di bruciato e ha lanciato l’allarme. Ma le perdite della Saras, più che il fairplay finanziario dalla nebulosa applicazione, non lasciano sperare che Moratti scuci grandi soldi. A questo punto c’è anche da chiedersi che interessa possa avere Tohir, il tycoon indonesiano che dovrebbe rilevare il club, a entrare oggi in una società che rischia un’altra stagione a bagnomaria riempiendo di brutti presagi il Ferragosto dei tifosi nerazzurri.

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