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Il carbone è come il petrolio? Chicco Testa illustra il libro controcorrente di Sorgenti sul futuro del “combustibile democratico”

Imagoeconomica

Il carbone è come il petrolio: anche lui ha ancora secoli di vita davanti a sé. Quando le illusioni verdi si scontrano con la realtà del fabbisogno di energia soprattutto da parte dei Paesi che iniziano adesso il loro percorso di sviluppo, si creano fratture sociali e politiche che bloccano qualsiasi processo. Per cercare di ragionare su dati di fatto e non su astrazioni ideologiche Rinaldo Sorgenti ha pubblicato un libro controcorrente: Il combustibile democratico – Oltre i pregiudizi, storia e futuro del carbone (Bietti editore, 2025). Questo non vuol dire che non bisogna fare nulla per controllare l’evoluzione climatica del pianeta, ma che bisogna concepire ad attuare dei piani realistici che partono da un esame non preconcetto della situazione attuale e della sua probabile evoluzione.

Di seguito, pubblichiamo la prefazione al volume di Chicco Testa che sintetizza il pensiero dell’autore e mette in evidenza i problemi reali che il pianeta deve affrontare se vuole coniugare una politica green con la necessità dello sviluppo che riguarda sia i Paesi già molto evoluti (si pensi agli Usa) sia i numerosi Paesi che si affacciano adesso all’industrializzazione ed alla crescita economica e sociale.

La prefazione di Chicco Testa

All’autore di questo libro non manca certo il coraggio di andare controcorrente. Ma diciamo subito che i suoi argomenti meritano molto rispetto. Difendere il carbone di questi tempi, perché questo è l’oggetto di questo saggio, non è certo impresa che incontri la simpatia del grande pubblico. La prima cosa su cui si trovano d’accordo Stati e Governi negli innumerevoli vertici che si tengono nel mondo è, quando si parla di energia, annunciare a necessità di uscire dall’utilizzo dei combustibili fossili, e, prima di tutto, dal carbone.

Però… Ci sarà pure un motivo se a fronte i tanti e roboanti annunci il carbone insieme al petrolio, altro elemento poco simpatico, continuano ad essere i combustibili più largamente usati nel mondo fino al punto di avere raggiunto e superato il loro picco storico di utilizzo. Siamo arrivati ben oltre le 8 miliardi di tonnellate annue per il carbone (8,5 nel 2023) e il petrolio ha sfondato il tetto dei 100 milioni di barili al giorno. (in 1 barile ci sono circa 150 litri) . Insieme al gas coprono circa l’80% dei consumi energetici totali.

Praticamente il successo del carbone perdura indisturbato dall’inizio della rivoluzione industriale nella seconda metà del ‘700. Addirittura, in Inghilterra, che era ricca di carbone, ne fu imposto l’uso come sostitutivo del legname che cominciava ad essere usato in grandi quantità nelle fabbriche e nelle macchine che stavano nascendo, distruggendo le storiche foreste inglesi. Potremmo paradossalmente dire che come storicamente il petrolio ha salvato milioni di balene sostituendo il loro grasso nell’illuminazione pubblica, il carbone ha preso il posto di milioni di ettari di legname in diversi usi energetici.

Ha tronfiato solitario nell’800 almeno fine alla scoperta delle possibilità di utilizzo del petrolio e nel ‘900 ha solo ridotto la sua penetrazione affiancandosi al petrolio e al gas. Ma siccome nel frattempo i consumi energetici del mondo sviluppato si sono decuplicati la quantità totale utilizzata è continuata a crescere. Senza considerare l’altro utilizzo fondamentai del carbone per la produzione di acciaio di qualità. E il mondo ha avuto e avrà bisogno di acciaio almeno quanto di cibo e di energia. Le ragioni per questo continuo successo del carbone a dispetto delle recensioni negative di critica e l’apparente scarso successo di pubblico sono in realtà molto semplici.

È il combustibile più diffuso al mondo, facile da estrarre, da trasportare e da utilizzare. Non presenta criticità geopolitiche perché prodotto in vari Paesi e continenti. Presenta una densità energetica elevatissima, vale a dire il rapporto fra suo volume e la quantità di calorie contenute, e costa relativamente poco. Il carbone è considerato la fonte maggiormente disponibile sul pianeta e le sue riserve accertate sono dell’ordine di 950 miliardi di tonnellate, mentre quelle potenziali sono addirittura stimate dell’ordine di 4.000 miliardi di tonnellate. Ai ritmi attuali di consumo durerebbe diversi secoli.

Il secondo ordine di ragioni per cui l’utilizzo del carbone non conosce soste è dovuta all’enorme richiesta di energia che proviene da ogni angolo del mondo. Noi europei abbiamo inforcato un paio di occhiali da miopi. Ci permettono di vedere che cosa succede molto vicino, ma sembra che ci impediscano di vedere  quanto succede nel resto del globo. Nel 2030 i 4/5 dell’umanità vivranno in Africa, Asia, Sudamerica. Per dare un’idea di quanta sia in questi paesi la domanda di energia, assolutamente necessaria per il loro sviluppo, ricordo che il consumo elettrico medio di un africano si aggira intorno ai 600 kWh all’anno. Più o meno quanto consuma uno dei nostri frigoriferi. È quindi naturale, e giusto, che vogliano consumare più energia. Noi europei ne consumiamo 10 volte di più, gli americani 20. E infatti l’unico grande Paese che ha sconfitto grosso modo la povertà endemica che lo affliggeva, la Cina, ha negli ultimi 20 anni addirittura quadruplicato i suoi consumi energetici. Un balzo gigantesco che ha consentito a quel Paese prima di divenire la fabbrica del mondo e oggi di competere praticamente in ogni settore dell’economia. Il carbone è stato il principale combustibile di questa crescita. La Cina ne è il principale utilizzatore nel mondo e naturalmente con esso sono anche cresciute le emissioni. Seguito dall’India, l’altro grande Paese, che ha cominciati a crescere e vuole sconfiggere la povertà endemica che lo affligge.

Quindi il tanto disprezzato carbone, zitti zitto, continua ad avere un ruolo fondamentale nella storia dell’umanità. E continua a crescere. I paesi che hanno bisogno di energia, praticamente tutto il Sud del mondo, guardano fra l’altro con un po’ di stupore e molto risentimento quella parte del mondo, la nostra,  che vorrebbe imporre la rinuncia al carbone. Poche per essi si identifica con la rinuncia alla crescita economia e alla conquista di quel po’ di benessere che il nostro mondo, anche grazie al carbone, ha conquistato da tempo.

Il libro di Sorgenti e forse questa mia introduzione verrà dai cultori della trazione energetica ad ogni costo giudicato come politicamente molto scorretto. Ma qui non è questione di preferenze, ma di riconoscere la realtà. Se da anni assisto a convegni e dichiarazioni che annunciano la fine dei combustibili fossili e ogni anno guardo i consuntivi per constatare che il loro consumo aumenta in cifre assolute mi devo fare qualche domanda e darmi delle spiegazioni razionali. Solo esse infatti ci possono permettere di individuare i rimedi ai problemi che il carbone indubbiamente comporta e che siano praticabili ed efficaci. Altrimenti faccio solo chiacchiere e il mio ambientalismo forse è un placebo per la mia anima e i mei sensi di colpa ma non porta effetti positivi. Quindi per esempio prendere atto che il mondo non farà a meno del carbone per un tempo ancora lunghissimo.

L’autore, consapevole di questi problemi, propone una ricetta. Cercare di ambientalizzare per quanto possibile il carbone. Migliorare i rendimenti per esempio. 1 punto in più di rendimento applicato a tutte le nuove centrali in costruzione significa risparmiare milioni di tonnellate di carbone. Dotare le centrali di sistemi di abbattimento delle emissioni, sia nella fase di produzione di energia sia in tutte le fasi di movimentazione e trasporto. Cercare di rendere economici i sistemi di cattura e stoccaggio della Co2 associata (carbon sequestration). Riutilizzare quanto più possibili i residui e le ceneri che rimangono dopo la combustione.

Anche in questa direzione dovrebbero andare gli eventuali aiuti internazionali, anziché concentrarsi solo sulle rinnovabili. Ma sembra che quello che dovrebbe essere lo scopo principale delle politiche di transizione, vale a dire ridurre la quantità totale di emissioni al minor costo possibile, passi in secondo piano rispetto alla promozione solo di alcune tecnologie e alla criminalizzazione di altre.

Ed è questo il motivo principale per il quale fino ad oggi si registrano solo fallimenti, nonostante ormai siamo vicini a 30 anni di vertici internazionali dedicati al problema e di roboanti impegni. Le emissioni totali continuano ad aumentare anno su anno. Ma bisognerebbe inoltre domandarsi perché aumentano anche le chiacchiere e le ricette inutili.

Prefazione di Chicco Testa al libro Il combustibile democratico – Oltre i pregiudizi, storia e futuro del carbone(Bietti editore, 2025)

La risposta di Chicco Testa ai nostri lettori

Diversi lettori ci hanno scritto o telefonato per chiedere chiarimenti, per approvare o per criticare le osservazioni contenute nella prefazione di Chicco Testa al libro di Rinaldo Sorgenti sulla storia ed il futuro del carbone. In particolare molti non hanno capito i calcoli citati da Testa che ci dicono che nel mondo i consumi di carbone e di petrolio non sono affatto diminuiti. Gli investimenti nelle rinnovabili, pur necessari, da soli non riescono a far avanzare la decarbonizzazione. L’ equivoco sta nel fatto che molti guardano alla crescita della quota delle rinnovabili nella produzione di energia elettrica, ma se guardiamo ai consumi globali di energia capiamo che se la produzione delle rinnovabili sale, supponiamo del 30% e i consumi globali crescono del 35%, le emissioni di CO2 non caleranno, ma aumenteranno. Questo è quello che ci ha spiegato il nostro collega Massimo Mucchetti, ex vicedirettore del Corriere della Sera. Abbiamo girato tutte le osservazioni a Chicco Testa che ha voluto mandarci le considerazioni che qui pubblichiamo.

“Potrei limitarmi alle sagge osservazioni di Mucchetti basate sui numeri – dice Chicco Testa – ma vorrei aggiungere qualche breve considerazione. Fra i tanti negazionismi, non si parla a sufficienza di quella forma specifica di negazionismo che corrisponde all’ incapacità (o alla non volontà) di leggere lo stato reale delle cose, sostituendolo invece con i propri desideri. Ci sarà un motivo se dopo 30 anni di discussioni le emissioni totali continuano a crescere senza interruzione. La causa principale è l’enorme fame di energia di interi continenti con consumi pro capite ai limiti della povertà energetica. Pensare di soddisfarli semplicemente con il ricorso alle rinnovabili con una densità energetica molto bassa e non programmabili, è semplicemente illusorio. Infatti, questo è il dato su cui riflettere , i consumi di carbone, petrolio e gas continuano a crescere in termini assoluti anno su anno. E quando i fossili raggiungeranno il picco, se lo raggiungeranno, i consumi saranno talmente ingenti da incidere assai poco sulla riduzione delle emissioni”.

“La tanto decantata Cina continua ad aggiungere nuovi consumi energetici la maggior parte dei quali soddisfatti, nonostante gli ingenti investimenti nelle rinnovabili e nel nucleare, dai fossili. Quindi, come dice Mucchetti, il contributo delle rinnovabili continua ad essere aggiuntivo e non sostitutivo. Quindi petrolio e carbone non sono destinati a scomparire nel giro di pochi anni e temo nemmeno di pochi decenni. Domandarsi se ci sia un modo per usarli in maniera meno impattante mi sembra una semplice questione di buon senso. Poi, certo, si può sempre buttare la palla in tribuna con l’epiteto di moda. Negazionista. Facendo un torto non al sottoscritto ma alla storia drammatica di questa parola”.

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