“Con i dazi americani l’incertezza si diffonderà a macchia d’olio e scatenerà un ulteriore protezionismo. Le conseguenze saranno terribili per milioni di persone in tutto il mondo. Anche per i Paesi più vulnerabili, che ora sono soggetti ad alcune delle tariffe statunitensi più alte. Milioni di cittadini dovranno fare i conti con un aumento dei costi. I farmaci costeranno di più, così come i trasporti. L’inflazione salirà. E questo danneggerà soprattutto i cittadini più vulnerabili”. Con le prime luci dell’alba, è arrivata la dura risposta di Ursula von der Leyen ai dazi di Trump, ma la presidente della Commissione europea ha anche tenuto aperta la porta alle trattative.
In un videomessaggio trasmesso dall’dall’Uzbekistan, dove è in corso il primo vertice tra la Ue e l’Asia Centrale, von der Leyen ha anche criticato la gestione del presidente Usa, affermando: “Non sembra esserci ordine nel disordine. Non c’è un percorso chiaro attraverso la complessità e il caos che si sta creando quando tutti i partner commerciali degli Stati Uniti vengono colpiti”. Ha anche ricordato che negli ultimi ottant’anni, il commercio tra Europa e Usa ha creato milioni di posti di lavoro e beneficiato i consumatori con una riduzione dei prezzi.
Dazi Usa, la reazione della Ue: negoziati o contromisure?
Nonostante le misure punitive di Washington, la leader Ue ha riaffermato la volontà dell’Unione di mantenere un dialogo costruttivo: “Sono d’accordo con il presidente Trump sul fatto che altri stanno approfittando ingiustamente delle attuali regole e sono pronta a sostenere qualsiasi sforzo per adattare il sistema commerciale globale alle realtà dell’economia globale. Ma voglio anche essere chiara: ricorrere alle tariffe come primo e ultimo strumento non risolverà il problema. Ecco perché, fin dall’inizio, siamo sempre stati pronti a negoziare con gli Stati Uniti per rimuovere le barriere rimanenti al commercio transatlantico. Allo stesso tempo, siamo pronti a rispondere”.
La presidente della Commissione ha inoltre anticipato alcune misure già adottate da Bruxelles, come le nuove tariffe su acciaio e alluminio e il limite alla quantità di acciaio importato in Europa senza dazi, e quelle sui beni inclusi nell’elenco predisposto dall’Unione nel 2020.
Tuttavia, la prima mossa non basta: von der Leyen ha predisposto altre misure che colpiranno anche il settore dei servizi, dove gli Usa hanno una bilancia commerciale attiva di 109 miliardi di dollari all’anno. L’ipotesi è che le nuove misure si concentreranno sulle Big Tech (Amazon, Google, X, Microsoft), ma anche su restrizioni per le aziende statunitensi di investire nel mercato europeo e limitazioni sui diritti d’autore. Una mossa di questo tipo richiede un altro via libera. La presidente ha contattato tutti i governi dei 27 Stati membri per coordinare una “risposta coordinata”, e non è escluso che venga convocato un Consiglio europeo straordinario per formalizzare la decisione.
Von der Leyen: “Non è troppo tardi per risolvere la crisi con i negoziati”
Nel suo intervento, von der Leyen ha messo in evidenza un punto fondamentale: l’unità dell’Unione europea. “So che molti di voi si sentono delusi dal nostro più vecchio alleato. Dobbiamo prepararci all’impatto che questo avrà inevitabilmente. L’Europa ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare la tempesta. Siamo in questa situazione insieme. Se colpisci uno di noi, colpisci tutti noi. Quindi resteremo uniti e ci difenderemo a vicenda. La nostra unità è la nostra forza. L’Europa ha il più grande mercato unico al mondo, 450 milioni di consumatori. Questo è il nostro porto sicuro in tempi tumultuosi e l’Europa starà al fianco di coloro che sono direttamente colpiti”.
Von der Leyen ha infine concluso con un messaggio di speranza, con l’invito a risolvere la crisi attraverso i negoziati: “Non è troppo tardi per affrontare le preoccupazioni. Lavoreremo per ridurre le barriere, non per aumentarle”.
Dazi Usa: risposte internazionali ferme, ma con sfumature diverse
Le risposte internazionali ai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti sono state immediate, anche se non tutte con la stessa intensità. La Cina ha condannato il comportamento di Trump, definendolo un esempio di “bullismo unilaterale”, e ha promesso di adottare “risolutamente contromisure” per tutelare i propri interessi. L’Australia, tramite il premier Anthony Albanese, ha definito le tariffe americane “del tutto ingiustificate” e contrarie ai principi della storica partnership bilaterale, ma senza minacciare ritorsioni. Il Regno Unito ha ribadito il suo legame con gli Stati Uniti, definendoli il “più stretto alleato”. Il Giappone ha bollato la mossa come “estremamente deplorevole”, mentre il Canada, tramite il premier Mark Carney, ha avvertito che queste misure cambieranno radicalmente il commercio globale.
In Italia, Giorgia Meloni, dopo aver atteso un’ora dalla fine del discorso di Trump, ha definito la decisione americana “sbagliata” e ha sottolineato che l’Italia farà tutto il possibile per evitare una guerra commerciale che indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. Più severo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha condannato la mossa di Trump come un “errore profondo”, esortando l’Europa a rispondere “in modo compatto, sereno e determinato”, ma con una valutazione attenta e ponderata dell’impatto che i dazi avranno sull’economia globale.