Ci siamo. Oggi alle 16, le 22 in Italia, in quello che il presidente Usa Donald Trump ha ribattezzato “il giorno della liberazione”, l’amministrazione statunitense annuncerà ufficialmente l’imposizione di dazi universali “reciproci”. Le tariffe avranno effetto immediato: entreranno in vigore subito dopo l’annuncio dal Giardino delle Rose e si andranno a sommare a quelle già decise sulle auto importate, che scatteranno il 3 aprile, e sull’alluminio. Secondo le ultime ipotesi, l’inquilino della Casa Bianca starebbe ragionando su tariffe del 20% su tutti i Paesi che hanno scambi commerciali con gli Usa. Nel frattempo, l’Unione Europea affila le armi e prepara la reazione, nonostante la presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia invitato i suoi interlocutori europei a “evitare di alimentare un’escalation di dazi contro dazi”. L’impatto delle tariffe sull’Italia potrebbe variare da pochi decimi di Pil nella migliore delle ipotesi a mezzo punto percentuale nella peggiore.
Dazi Usa, oggi l’annuncio: ecco le ipotesi in campo
Al momento non ci sono certezze. Fino a poche ore fa, si parlava di tariffe “reciproche” e differenziate Paese per Paese. Ma adesso Trump avrebbe cambiato idea e, secondo il Wall Street Journal, si starebbe preparando a imporre dazi del 20% su tutti i Paesi che hanno scambi commerciali con gli Stati Uniti. Un’idea – ha avvertito il capo economista di Moody’s Analytic Mark Zandi – che, se si concretizzasse, rischierebbe nel peggiore degli scenari di far scivolare l’economia americana, facendo schizzare il tasso di disoccupazione al 7,3% e causando la perdita di cinque milioni di posti di lavoro entro gli inizi del 2027. L ‘altra ipotesi è quella dei dazi reciproci per tutti i Paesi da negoziare con gli interessati. Non è escluso nemmeno che Trump possa comunque optare per un sistema “misto”, con tre livelli di tariffe mirate a singoli Paesi o gruppi. Non resta dunque che aspettare per capire quali saranno i Paesi e i settori più colpiti.
Il presidente americano ha sarcasticamente dichiarato che sarà “molto gentile” con i partner commerciali degli Stati Uniti al momento dell’annuncio. Altri paesi “si sono approfittati di noi e noi saremo molto gentili con loro, rispetto a quello che hanno fatto a noi”, ha continuando, assicurando che i dazi doganali Usa saranno “più bassi” e in alcuni casi “significativamente più bassi” di quelli imposti da altri stati. “I dazi metteranno fine alle pratiche commerciali sleali”, ha aggiunto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in un’intervista a Fox, sottolineando che con le tariffe il “resto del mondo proverà quello che gli americani hanno provato finora. I dazi assicureranno reciprocità”.
La reazione dell’Unione Europea
Parlando martedì alla plenaria del Parlamento europeo, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto: “Questo scontro non è nell’interesse di nessuno”: quella tra l’Ue e gli Usa “è la relazione commerciale più grande e prospera al mondo e staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva. Allo stesso tempo, deve anche essere chiaro: l’Europa non ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per vendicarci se necessario”.
“Molti europei si sentono completamente scoraggiati dagli annunci degli Stati Uniti – ha continuato von der Leyen – Voglio essere chiara: non è stata l’Europa a dare inizio a questo scontro. Pensiamo che sia sbagliato. Ma il mio messaggio per voi oggi è anche che abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per proteggere la nostra gente e la nostra prosperità”. “Abbiamo il più grande mercato unico al mondo. Abbiamo la forza di negoziare. Abbiamo il potere di respingere. E i cittadini europei dovrebbero sapere: insieme promuoveremo e difenderemo sempre i nostri interessi e valori. E ci batteremo sempre per l’Europa” ha sottolineato, ha concluso.
Per quanto riguarda i singoli Paesi, la Francia, insieme ad altri Stati Membri, ha proposto di usare lo strumento anti-coercizione, che permette di adottare misure economiche contro gli Stati che esercitano pressioni commerciali ingiuste. La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, da parte sua, invita a non rispondere colpo su colpo e a prendersi del tempo per negoziare. “Bisogna evitare di alimentare un’escalation di dazi contro dazi, perché tutti ne farebbero le spese”, avrebbe detto ai suoi la premier, che probabilmente cercherà di approfittare della visita del vicepresidente J.D. Vance a Roma, in programma a fine aprile, per provare ad aprire un varco e fare breccia nelle resistenze Usa.
Dazi Usa: cosa rischia l’Italia
Insieme alla Germania, l’Italia è tra i paesi che rischiano le conseguenze più gravi. Ad oggi, infatti, gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di export per il nostro Paese, con circa 65 miliardi di euro di vendite (il 3% del Pil), con un surplus che sfiora i 39 miliardi. Da considerare anche l’esposizione indiretta che pesa su tanti beni intermedi che le nostre aziende vendono ad altre imprese, italiane o straniere, che poi esportano negli Stati Uniti.
Secondo le stime di Confindustria, il mercato Usa varrebbe il 7% della produzione industriale. L’export italiano – spiega il Centro Studi Confindustria – è più esposto della media Ue al mercato Usa: 22,2% delle vendite italiane extra-Ue, rispetto al 19,7% di quelle Ue”. Tra i settori più esposti ai dazi spiccano le bevande (39%), gli autoveicoli e gli altri mezzi di trasporto (30,7% e 34,0%, rispettivamente) e la farmaceutica (30,7%).
In base agli ultimi calcoli, nello scenario migliore l’impatto dei dazi sulla nostra economia ammonterà a pochi decimi di Pil, mentre nel peggiore potrebbe superare il mezzo punto percentuale, azzerando de facto l’aumento del Prodotto Interno Lordo previsto per il 2025 e 2026. L’Italia tornerebbe così in stagnazione.