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Borse ultime notizie: Small e Medium Cap italiane a sconto, operatori a caccia di occasioni per il rally di Natale

Imagoeconomica

Borse con il freno tirato dopo il rally della scorsa settimana. A favorire i listini è la discesa del petrolio, ma l’atteggiamento delle banche centrali suggerisce prudenza: non è escluso infatti un ultimo rialzo dei tassi prima di fine anno. Chissà, forse le vere occasioni per lo shopping natalizio in Borsa si trovano in Piazza Affari, già avviata ad essere la regina delle blue chips del 2023, grazie ai progressi delle banche. Ma non fatevi ingannare dalle statistiche facili: certo, l’indice delle blue chips segna un progresso a doppia cifra, non lontano da uno stratosferico +20%, grazie soprattutto alla corsa di Unicredit o degli altri big bancari, favoriti dall’allargamento della forbice dei tassi, e di pochi altri titoli ben presenti nei portafogli dei gestori internazionali, da Ferrari a Stm. Ma  la performance è stata negativa per tutti gli altri indici che sono, tuttavia, maggiormente rappresentativi del tessuto produttivo e industriale del Paese: -4,02% il Mid Cap, – 13,43% lo Small Cap, -14,53% lo Star; e -16,87% l’Euronext Growth Milan (ex Aim). Il divario da inizio anno tra il segmento Star e il Ftse Mib è di oltre il 30%, coda che “rappresenta un unicum da quando esistono questi due indici”, segnala Antonio Amendola di AcomeA.

Small e Medium Cap a sconto: Reuters segnala l’anomalia Italia

Il fenomeno è stato segnalato anche da Reuters: le azioni del listino italiano trattano ad uno sconto del 50 per cento rispetto ai concorrenti internazionali. Un distacco così non si vedeva dal 1988. Le ragioni? La fragilità finanziaria del Bel Paese, una delle economie più indebitate d’Europa, ma “anche la bassa crescita combinata con i tassi di interesse in salita”, nota Barclays.  E non aiuta nemmeno la diffidenza che accompagna le gesta del governo in Europa. Il risultato è che, nell’ultimo anno gli investimenti negli Etf i Shares Italy di Black Rock si sono dimezzati da 18,9 milioni a soli 8,6 milioni, un calo ben superiore a quelli accusati in altri Paesi. Il deflusso, a Milano come a Wall Street, ha risparmiato i Grandi, ma ha colpito duro larga parte del listino: l’indice Star, già fiore all’occhiello d Piazza Affari, è sotto quest’anno del 10% dopo aver subito una perdita del 30% un anno fa.

“Una buona parte dei titoli – tuona Giuseppe Sersale di Anthilia – tratta a multipli semplicemente ridicoli. Non mancano perciò le occasioni d’acquisto”. La pensa così anche Alberto Chiandetti di Fidelity: “In molti casi le valutazioni incorporano i possibili rischi di recessione e non tengono conto delle potenzialità di crescita delle aziende”. Websim, intanto, ha già promosso azioni per far conoscere le “perle” nascoste del listino.

Piazza Affari destinata a imitare Wall Street?

Basteranno queste iniziative a ridare un  po’ di smalto alla parte più sconosciuta di Piazza Affari e a rilanciare le nuove quotazioni? Oppure Milano è destinata ad imitare Wall Street ove gli affari si sono concentrati su un pugno di titoli, i magnifici sette, legati al digitale ed all’Intelligenza Artificiale? Secondo Amendola sono due i fattori che hanno condizionato le Mid/Small Cap. Il primo riguarda la tendenza dei gestori internazionali a disinvestire dalle Mid/Small Cap durante le fasi di risalita dei tassi, per via del forte indebitamento di queste imprese. “A livello globale, le Pmi fanno spesso ricorso alla leva finanziaria per crescere”. Ma la tendenza a indebitarsi è più tenue in Italia, aggiunge il gestore. “Basta considerare il rapporto tra debito netto ed Ebidta delle imprese comprese negli indici Star, Small e Mid Cap di Piazza Affari, decisamente più basso rispetto a quello delle Large Cap incluse nel Ftse Mib”. 

Il peso dei Pir sulle quotazioni Mid Small Cap

La seconda spiegazione sta nel declino dei Pir. “I flussi in uscita dai piano di risparmio assieme alla riduzione dei volumi di scambio ha portato a vendite forzate, creando però occasione di acquisto interessanti”. I Pir (Piani individuali di risparmio) sono stati lanciati nel gennaio 2016 per attrarre capitali verso le piccole e medie imprese, che costituiscono da sempre lo scheletro del tessuto industriale italiano. “Il beneficio fiscale previsto, a fronte del mantenimento dell’investimento per almeno cinque anni, ha spinto però gli investitori ad adottare un approccio tattico verso questi strumenti. I deflussi registrati da questi veicoli negli ultimi due anni sono aumentati: 1,6 miliardi nei primi nove mesi del 2023, che dovrebbero salire a fine novembre a 1,8 miliardi”.

Di qui la sottovalutazione di alcuni titoli che pure hanno i numeri per uscire alla grande ai primi segnali di ripresa come conferma l’analisi dei settori industrali presentata da Prometeia/Intesa San Paolo. Amendola ne segnala tre in settori diversi: Reply, Biesse e Azienda Bresciana Petroli Nocivelli. Tre scommesse peraltro basate su fondamentali solidi. E buona cassa.

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