Condividi

Borse chiusura 2 aprile: l’arrivo dei dazi manda di nuovo in rosso l’Europa. Wall Street in stand-by

Mercati europei che chiudono con perdite modeste in attesa dell’annuncio di Trump sui dazi universali. A Milano giù Leonardo e Recordati. Nuovi record per l’oro. Wall Street volatile

Borse chiusura 2 aprile: l’arrivo dei dazi manda di nuovo in rosso l’Europa. Wall Street in stand-by

Le borse europee oggi chiudono in modesto calo, ma Wall Street passa in territorio positivo a poche ore dall’attesissima conferenza stampa in cui Donald Trump annuncerà l’imposizione di dazi universali “reciproci” e chiarirà (si spera) come verranno applicate le tariffe, che entreranno immediatamente in vigore. 

Il clima, piuttosto freddo nella mattina europea, è andato man mano migliorando guardando al cambio di passo della borsa americana, per un finale che vede Milano limitare i danni a -0,27%, Francoforte -0,64%, Londra -0,34%, Amsterdam -0,41%, Parigi -0,59%. Madrid agguanta addirittura un piccolo rialzo +0,23. Pharma e difesa sono stati tra i settori più colpiti dalle vendite.

Oltreoceano Wall Street, che nei giorni scorsi aveva già trovato spunti di ottimismo, al momento si muove in verde anche grazie al dato sulle buste paga nel settore di marzo più alto delle stime (155 mila i posti di lavoro creati contro attese di 119 mila e i 77mila di febbraio). Tra le azioni Tesla compie un’inversione a U e guadagna il 3,5% dopo una partenza in profondo rosso e dopo aver chiuso il primo trimestre con consegne in calo del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.  

I realizzi pesano invece per il 45% su Newsmax, il canale televisivo pro-Donald Trump, che però dal debutto a Wall Street a inizio settimana ha guadagnato il 2.200%, rendendo il suo fondatore Christopher Ruddy, amico di lunga data del presidente americano, un multimiliardario. 

LEGGI ANCHE: Borsa, la diretta di oggi 2 aprile

La quiete prima della tempesta?  

Il quadro è insomma di quiete forse prima della tempesta sui mercati, nel “giorno della liberazione degli Stati Uniti” che in questo periodo ha fatto almeno un prigioniero, vale a dire la propensione al rischio. Si spera almeno che alle 22 (le 16 negli Usa) finisca lo stillicidio di notizie che ha destabilizzato i mercati finanziari a partire dall’insediamento del tycoon alla Casa Bianca. Le imposte doganali di oggi si sommeranno a quelle già annunciate per auto e alluminio e le ipotesi sul tappeto sono tre: tariffe generalizzate del 20% sulle merci di tutti i paesi che hanno scambi commerciali con gli Usa; dazi reciproci per tutti i paesi da negoziare con gli interessati; un sistema “misto”, con tre livelli di tariffe mirate a singoli paesi o gruppi. 

Visto che i mercati odiano in primo luogo l’incertezza c’è da sperare che si faccia chiarezza una volta per tutte, piuttosto che andare avanti con questo tira e molla. La guerra commerciale (le risposte arriveranno anche dall’Europa) avrà delle conseguenze e potrà destabilizzare anche le scelte delle banche centrali, se dovesse far ripartire l’inflazione come sostiene Isabel Schnabel, componente della Bce. 

Sul tema si è espresso oggi anche il presidente della repubblica italiana Sergio Mattarella secondo il quale i dazi americani sono un “errore profondo” e da parte europea “serve una risposta compatta, serena, determinata”. Per la presidente del consiglio Giorgia Meloni bisogna lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, ma se costretti bisognerà reagire. 

Oro ancora in auge

Per difendersi dalla destabilizzazione globale anche le banche centrali hanno fatto incetta di oro, che ha visto in questi mesi il maggior guadagno da 40 anni a questa parte.

Al momento i valori si muovono ancora su livelli record: il future di giugno tratta oltre 3163 dollari l’oncia, dopo aver toccato i 3170,30 dollari, mentre lo spot gold è a 3125,43 dollari, dopo un record di 3149,03 dollari.

Il petrolio tentenna: il contratto di giugno del Brent è a 74,55 dollari al barile (+0,08%), mentre il Wti maggio 2025 vale 71,39 dollari (+0,27%).

Sul mercato valutario perde terreno il dollaro, che tratta in ribasso contro le principali valute. Si rafforza anche l’euro a 1,086.

Piazza Affari, bene Campari, Buzzi, Poste. Focus su Unicredit dopo il via libera della Consob a ops su Banco Bpm

In una giornata ancora nervosa per le attese decisioni di Trump, alcune blue chip di Piazza Affari hanno trovato la spinta giusta per chiudere in rialzo.

La migliore è Campari, +2,95%, sostenuta dalla raccomandazione ‘hold’ (tenere in portafoglio) degli analisti di Berenberg.

Rimbalzano Buzzi +2,4%, Pirelli +1,04%, Iveco +0,43%. Per quanto riguarda l’azienda della Bicocca Tronchetti Provera ha detto che stanno pensando di fare investimenti negli Stati Uniti. “Proprio in queste ore abbiamo il nostro ad e un nostro team ad Atlanta” per avviare delle discussioni “per fare investimenti con l’obiettivo di aumentare la nostra capacità produttiva negli Usa”. Intanto sono in corso discussioni con il socio cinese.

È tonica Poste +1,38% dopo il blitz su Tim (-1,41%).

Mantiene una buona intonazione Ferrari +0,65% e trova spazio nella top ten di oggi anche Saipem +0,61%, con l’annuncio di nuovi contratti in Medio Oriente e in Guyana per un importo complessivo di circa 720 milioni di dollari. Bene Enel +0,8%.

La pattuglia dei ribassi è guidata da Leonardo -3,08%, sui prese di beneficio in un settore della difesa venduto a livello continentale.

I titoli della sanità come Recordati (-2,18%) sono in rosso e temono gli annunci che arriveranno dal Giardino delle Rose dove parlerà il presidente degli Stati Uniti. L’industria farmaceutica, in passato esclusa dalle politiche commerciali, risulta ora nel mirino di Trump che venerdì scorso ha dichiarato che presto saranno introdotte tariffe specifiche per i prodotti farmaceutici. Arretra Amplifon -2,17%.

Le banche sono contrastate, dopo che la Consob ha acceso semaforo verde alla pubblicazione del documento di offerta pubblica di scambio di Unicredit (-1,01%) su Banco Bpm (+0,15%), che partirà il 28 aprile. Intanto Crédit Agricole ha avuto il via libera dalla Bce per salire fino al 19,9% di Piazza Meda, ma ha detto che non intende lanciare l’Opa sulla banca italiana. Secondo Equita, “l’operazione rafforza il posizionamento negoziale di Credit Agricole con cui Unicredit dovrà ragionevolmente trovare un accordo al fine di aumentare le probabilità di successo dell’offerta su Banco Bpm”.

Nel settore il rosso è acceso per Bper -1,55%, Popolare di Sondrio -1,23% e l’azionista Unipol -1,25%. 

Nel lusso perde Cucinelli -1,5%.

Spread stabile

La situazione si mantiene serena sul secondario, dove lo spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi di durata decennale scende leggermente e chiude a 110 punti base, con rendimenti rispettivamente al 3,82% e 2,72%.

Commenta