La mannaia dei dazi annunciati ieri sera da Donald Trump si è abbattuta oggi sui mercati finanziari, che chiudono un giovedì nero in Europa (dopo le perdite asiatiche), mentre Wall Street va a picco a metà giornata. Crollano inoltre il dollaro e il petrolio, nel timore di una guerra commerciale che potrebbe innescare una recessione globale e alimentare l’inflazione.
Europa in rosso, Milano la peggiore
Il bilancio di giornata delle borse europee è profondamente negativo e se ieri si poteva sperare nell’uscita dall’incertezza dopo gli annunci di Trump, oggi c’è da constatare che l’avversione al rischio è invece pesantemente aumentata, anche perché resta l’incognita del tortuoso percorso delle trattative tra la Casa Bianca i vari paesi.
Piazza Affari è la peggiore del Vecchio Continente, e chiude con una perdita del 3,6% che riporta il Ftse Mib a 37.070 punti base. Pesano sul listino soprattutto i titoli oil (Tenaris -9,85%) e le banche (Intesa -6,96%). Arretra pesantemente Parigi -3,31%, con i titoli del lusso reduci da un bombardamento di vendite. Le perdite sono forti a Francoforte -2,94%, Amsterdam -2,67%, Madrid -1,08%. Fuori dal blocco Londra -1,59%, con la Gran Bretagna che sarà colpita dai dazi reciproci nella misura del 10%.
L’Unione Europea verrà “punita” invece con tariffe del 20% a partire dal 9 di aprile e sta valutando contromisure (non solo dazi) che entreranno in vigore dal 15 aprile. I dazi americani non si applicheranno al momento ad alcuni beni, tra cui prodotti farmaceutici, semiconduttori, energia, mentre sono partiti oggi quelli del 25% sulle auto. La stima è che il 70% circa delle esportazioni verso gli Stati Uniti saranno appesantite da queste imposte, per un controvalore di 360 miliardi-370 miliardi di euro. Il totale delle tasse doganali che gli Usa sono destinati a riscuotere sulle esportazioni dell’Ue sarà di poco superiore agli 81 miliardi.
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Tempesta di vendite a Wall Street, tracollo di Nike ed Apple
I cieli finanziari sono carichi di tempesta anche a New York dove il Nasdaq cede il 5,01%, lo S&P 500 perde il 3,98%, il Dow Jones il 3,36%. L’indice delle medie imprese, il Russell 2000, affonda del 5,86%.
Tra i titoli sono particolarmente pesanti le perdite per Nike (-4%) che produce metà delle scarpe in Vietnam, colpito duramente dai dazi (46%). Apple (-8%) sta perdendo circa 250 miliardi di dollari di valore di mercato.
In queste ore di panico non bastano agli investitori le parole della portavoce della Casa Bianca, Karoline Levat che, dagli schermi della Cnn, dice loro “Fidatevi di Donald Trump. Questo è l’inizio dell’età dell’oro. Gli Stati Uniti non saranno più fregati dalle altre nazioni”.
Le previsioni degli economisti sono di tutt’altro tenore. Per Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, ”anche se i dazi verranno ridotti entro la fine dell’anno, lo shock di breve termine e l’incertezza associata probabilmente causeranno un rallentamento a breve termine dell’economia statunitense, riducendo la crescita complessiva del 2025 a circa o sotto l’1%”.
Dollaro in caduta libera
Il dollaro è in caduta libera dopo che le imposte doganali di Trump si sono rivelate peggiori delle attese. L’Ansa riferisce che, nel nuovo scenario, i trader scommettono ora su quattro tagli da parte della Fed quest’anno contro i due precedenti. Essi sono “convinti che la guerra commerciale di Donald Trump si rivelerà un boomerang per l’economia americana”. Volano così i prezzi dei titoli di Stato e il decennale vede un rendimento in ribasso a poco più del 4%.
Gli investitori, dopo essersi buttati durante la notte sull’oro (quando lo spot gold ha toccato un picco di 3167,71 dollari l’oncia), hanno poi cercato rifugio soprattutto nel franco svizzero e nello yen, ma anche nell’euro, che al momento si rafforza di oltre due punti percentuali contro il biglietto verde per un cambio 1,109. Il petrolio guarda con grande preoccupazione alla domanda di greggio, in un contesto in cui l’economia dovesse frenare. Il greggio texano, consegna maggio 2025, perde il 7,18%, per un prezzo sotto quota 67 dollari al barile. Il Brent, giugno 2025, cede il 6,66% e scivola sotto i 70 dollari al barile.
Piazza Affari, salgono le utility e Leonardo
Nella giornata da brividi a difendere il listino hanno provveduto ancora una volta le utility a partire da Terna +3,73%, Italgas +3,64%, A2a +3,5%, Snam +3,56%, Enel +2,73%.
Rimbalza inoltre Leonardo +3,32%, che nello strappo dell’ombrello atlantico vede nuove opportunità di business con il riarmo europeo.
Bene Telecom +1,59%.
I ribassi sono pesantissimi per Tenaris, Saipem -9,02%, Stm -8,32%. Le banche sono tutte in rosso e le peggiori sono le big: Intesa e Unicredit -6,96%.
Il settore auto, su cui da oggi partono le tariffe Usa nella misura del 25%, soffre con Stellantis -8,06%. Il titolo ha oscillato in basso e in alto per gran parte della seduta, per poi finire a terra, anche se l’azienda continua a confrontarsi con l’amministrazione americana. “Tra le azioni immediate che dobbiamo intraprendere – sostiene una nota – vi è la sospensione temporanea della produzione in alcuni dei nostri stabilimenti di assemblaggio canadesi e messicani, che si ripercuoterà su alcuni dei nostri impianti Usa per la produzione di motopropulsori e di stampaggio che supportano tali attività”.
Il lusso arretra anche a Milano a partire da Cucinelli -7,65%.
Spread, scendono i rendimenti
La chiusura è in rosso per la carta italiana, che subisce la migliore performance di quella tedesca. Lo spread tra Btp e Bund di durata decennale sale a 113 punti base, ma in un contesto di rendimenti in calo rispettivamente al 3,77% e 2,64%.
Oggi nelle minute della riunione della Bce del 5-6 marzo si legge che “le prospettive per l’export e l’impatto diretto e indiretto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione”. I governatori hanno mostrato perciò perplessità sul segnale da dare sui tassi d’interesse. I membri del Consiglio direttivo hanno ritenuto “importante” evitare nella comunicazione qualsiasi segnale in vista del meeting di aprile, “tenendo sul tavolo sia un taglio dei tassi che una pausa, in funzione dei dati in arrivo”.