Europa sempre più giù sui mercati finanziari con la Borsa di Milano maglia nera che non riesce a reagire allo shock dopo la batosta dazi annunciata dal presidente Usa, Donald Trump, e tracolla.
Non solo: la Cina annuncia tariffe aggiuntive del 34% sui prodotti degli Stati Uniti dal 10 aprile e il ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio contro i dazi Usa. Una decisione che provoca un ulteriore crollo dei listini del Vecchio continente.
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A Piazza Affari – maglia nera nell’Ue, dove l’indice Ftse Mib scende sotto quota 36 mila arriva a perdere anche il 7,5% e bruciando 61 miliardi di capitalizzazione – si è registrato un calo come quello dell’11 settembre 2001, il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle. Da allora solo dieci sedute peggiori, tra il dopo-Brexit e il fallimento di Lehman Brothers. In forte calo anche Madrid (-5,9%), Francoforte (-4,9%), Parigi (-4,3%), Londra (-3,9%). Wall Street apre in forte calo mentre vola “l’indice della paura”. A picco il petrolio, perde l’8%. Le attese di un taglio dei tassi della Bce ad aprile balzano ora da zero al 100 per cento.
E dunque, quel che è certo è che la guerra commerciale globale scatenata dagli Stati Uniti sta alimentando sempre più il timore di una recessione globale. La conseguenza è che, con la seduta di ieri ma soprattutto con quella di oggi, si tratta della peggiore settimana dal 2022.
A Milano si scatena una violenta corrente di vendita che colpisce le banche. Unicredit durante la giornata arriva a lasciare sul terreno il 7%, mentre riescono a cedere oltre il 6% la Popolare di Sondrio, Banco Bpm, Bper, Mps e Intesa. Molto male anche Tim.
Raffica di vendite anche per le assicurazioni con Unipol e Generali in caduta libera. Male il comparto dell’auto con Iveco che fa peggio di Stellantis. Male pure Leonardo e Stm. Cedono un po’ meno Diasorin, Ferrari e Amplifon.
Sul fronte valutario il dollaro si stabilizza sulle principali valute estere. L’euro scende a 1,0996 sul biglietto verde.