Borse europee in ribasso con i mercati che attendono l’arrivo dei dazi di Donald Trump. L’annuncio ufficiale è in programma per le 22, ora italiana, e le tariffe entreranno in vigore immediatamente. In attesa di conoscere i dettagli, gli investitori provano a calcolare l’impatto della guerra commerciale, considerando anche la probabile reazione dell’Unione europea, con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ieri ha detto di avere “un piano forte” per rispondere alle mosse Usa.
In questo contesto le piazze del vecchio continente viaggiano in rosso: Francoforte è la peggiore, seguita a ruota da Milano e Parigi. Londra perde mezzo punto. Giù anche Amsterdam, mentre prova a salvarsi Madrid che procede intorno alla parità.
A Milano sono solo quattro le blue chip che in apertura resistono alle vendite: Campari, Generali, Poste Italiane, dopo l’aumento della quota in Tim, e Saipem, che ha annunciato nuove commesse offshore per un valore di 720 milioni di dollari. Il resto del listino si tinge di rosso, con Recordati e Leonardo in fondo al Ftse Mib. Tutti in forte ribasso i titoli bancari nel giorno in cui la Consob ha dato il via libera all’ops di Unicredit su Banco Bpm e la Bce ha autorizzato Crédit Agricole a salire fino al 19,9% di Piazza Meda.
Guardando oltreoceano sono contrastate le Borse dell’Asia e Pacifico nel giorno della “liberazione” indicato dal presidente Usa Donald Trump per l’avvio dei dazi. In rialzo Tokyo (+0,28%), Taiwan (+0,08%) e Sidney (+0,12%), deboli invece Shanghai (-0,04%) e Seul (-0,62%). Sono negativi i future di Wall Street.
Passando agli altri mercati: lo spread tra Btp e Bund si attesta in avvio a 111 punti base, con il rendimento sul decennale italiano benchmark al 3,78%, mentre il cambio euro/dollaro è sostanzialmente stabile all’1,0788. Il cambio dollaro-yen è invece pari a 149,9 (da 149,39). Debole il petrolio con il Wti maggio a 71,14 dollari al barile e il Brent giugno a 74,4 dollari (-0,11%). Il gas ad Amsterdam guadagna mezzo punto percentuale a 42,6 euro al megawattora. Si ferma la corsa dell’oro che resta comunque sui massimi a 3.117 dollari l’oncia nel contratto spot dopo il nuovo record di ieri (3.150 dollari).
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