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Banco Bpm, via libera schiacciante al rilancio dell’Opa su Anima: Crédit Agricole dietro il 5,18% di Deutsche Bank? E cosa farà Unicredit?

Imagoeconomica

L’assemblea degli azionisti di Banco Bpm ha dato un verdetto chiaro: sì al rilancio dell’Opa su Anima. Con un’approvazione quasi plebiscitaria del 97,64% dei voti favorevoli, la banca alza la posta e porta l’offerta da 6,2 a 7 euro per azione, rafforzando la sua posizione nella partita per il controllo della società di gestione del risparmio.

L’assemblea, che ha visto la partecipazione del 56,6% del capitale sociale, ha registrato una resistenza minima, con solo l’1,9% di astenuti e un esiguo 0,45% di contrari. A sostenere l’operazione c’è un fronte compatto di investitori di peso: Crédit Agricole, già primo azionista con il 9,9%, il misterioso 5,18% raccolto da Deutsche Bank e una serie di player istituzionali, tra cui fondazioni, casse e i fondi di Davide Leone.

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Banco Bpm alza l’offerta su Anima: da 6,2 a 7 euro per azione

L’aumento del prezzo dell’offerta è, senza dubbio, la notizia più significativa emersa dall’assemblea: il passaggio da 6,2 a 7 euro per azione fa lievitare l’appeal dell’offerta sulla società di gestione del risparmio. Non si tratta solo di un ritocco numerico, ma di una mossa strategica che ribadisce la determinazione della banca nel portare a termine l’operazione e far desistere i concorrenti.

L’assemblea ha dato mano libera al Consiglio di amministrazione, autorizzandolo a procedere con l’Opa anche senza i benefici del Danish Compromise – la norma che avrebbe attenuato l’impatto dell’acquisizione sull’indice di solidità patrimoniale – e anche senza raggiungere il 66,67% delle azioni di Anima, la soglia inizialmente fissata per il completamento dell’operazione.

Resta il nodo del Danish Compromise

L’ad Giuseppe Castagna era ottimista sul rilancio. “Considerando che con le adesioni già ottenute raggiungeremo il 44,8% del capitale” di Anima “il successo dell’operazione è abbastanza scontato”. Lo ha dichiarato il ceo nel corso dell’assemblea. Alle nuove condizioni Banco Bpm ha già ottenuto l’adesione dei soci Poste (11,7%) e Fsi (9,6%), nonché quella di alcuni manager di Anima, tra cui l’ad Alessandro Melzi d’Eril

Resta il nodo del Danish Compromise, ma il top manager ha rassicurato gli azionisti sulla questione: “Aspettiamo con molta serenità, non possiamo essere noi a dettare i tempi ai regolatori ma siamo stati molto trasparenti nel dire il punto di atterraggio del capitale sia con il Danish Compromise che senza” ha detto poi Castagna parlando delle tempistiche sul responso di Bce alla concessione dei benefici patrimoniali legati al compromesso danese. Un percorso che, secondo il banchiere, finora ha dato esiti sempre positivi. “Bce ci ha detto che l’autorizzazione è ancora pendente e stanno facendo degli approfondimenti con l’Eba”, ha concluso.

Banco Bpm accelera sull’Opa: via libera atteso entro marzo

“Nessuna altra banca ha una completezza simile nella capacità di offrire ai clienti prodotti con una componente commissionale”, con queste parole, l’ad di Piazza Meda ha presentato il nuovo assetto che il gruppo assumerà dopo l’acquisizione di Anima. Un’operazione che, oltre a rafforzare il modello di business della banca, la renderà il secondo istituto in Italia per masse gestite. Castagna ha ribadito con forza il valore strategico dell’operazione e il suo impatto sul piano industriale, sottolineando un obiettivo chiave: “Faremo più utili” e saranno “utili di migliore qualità”.

Sui tempi, nessun dubbio: “È nostra intenzione partire velocement”», ha assicurato Castagna, spiegando che l’Opa su Anima scatterà non appena arriveranno le autorizzazioni necessarie. Anche il presidente Massimo Tononi ha confermato il calendario, spiegando che Banco Bpm è in attesa del via libera da Bankitalia, Ivass e Commissione Europea, ma senza segnali di possibili rallentamenti. “Siamo fiduciosi che possa avviarsi non oltre la terza decade di marzo”, ha dichiarato Tononi, lasciando intendere che il countdown è già partito.

Il mistero della quota Deutsche Bank: chi c’è dietro il 5,1% di Banco Bpm?

Un’ombra di mistero avvolge il 5,1% dell’istituto di Piazza Meda recentemente raccolto da Deutsche Bank. A chi appartiene realmente questa partecipazione? La domanda aleggia nell’aria dopo che lo stesso Castagna ha ammesso in conferenza stampa: “Non sappiamo a chi sia riferita”. L’unica certezza è che la banca tedesca ha dichiarato di aver acquistato la quota per conto di clienti, senza però esserne proprietaria diretta.

Tuttavia, l’Ansa suggerisce un nome ben preciso: Crédit Agricole. Il colosso francese, già primo azionista di Banco Bpm con una quota del 9,9%, avrebbe incrementato la propria presenza attraverso derivati, con l’obiettivo di raggiungere il 15,1% in attesa del via libera della Bce per arrivare fino al 19,99%.

Il governo italiano, secondo fonti Reuters, avrebbe già dato la propria benedizione all’aumento della partecipazione dei francesi, segno che l’asse tra Parigi e Milano si sta rafforzando. Nel frattempo, la Bce mantiene il riserbo: l’approvazione è un atto riservato alle banche coinvolte, che possono decidere se e quando comunicarla al mercato. Nel frattempo, però, grazie all’uso dei derivati, Crédit Agricole potrebbe aver già messo le mani su un pezzo ancora più grande di Piazza Meda, spingendosi oltre il 10% senza annunciarlo ufficialmente.

Se confermato, questo passaggio cambierebbe le carte in tavola, consolidando il ruolo di Crédit Agricole nel futuro di Banco Bpm e complicando i piani di Unicredit per una possibile scalata. 

Banco Bpm alza l’offerta su Anima, la palla ora passa a Unicredit

Una cosa è certa: con il rilancio dell’Opa su Anima, Banco Bpm si sta mettendo al riparo dall’assalto di Unicredit, che ha messo sul piatto un’offerta pubblica di scambio per rilevare l’istituto. L’acquisizione di Anima darà “un valore ben differente alla banca, integrandola con tutte le sue fabbriche prodotto”, ha dichiarato Castagna, lasciando però aperto un interrogativo: “Se questo incoraggerà o scoraggerà Unicredit non lo so dire”.

Se Castagna riuscirà a portare a casa l’operazione, Piazza Meda non solo si rafforzerà, ma potrebbe complicare (e non poco) i piani di Andrea Orcel, ceo di Unicredit. La palla ora è nel suo campo: insistere o fare dietrofront?

Unicredit potrebbe rivedere la propria strategia e abbandonare l’idea di acquisire la banca milanese. A quel punto, gli occhi di Orcel potrebbero spostarsi su altre prede, come Generali, di cui Unicredit già detiene una quota. E qui il risiko bancario si farebbe ancora più interessante: un effetto domino che potrebbe coinvolgere anche Mediobanca e altre big del settore.

Banco Bpm prende tempo sul voto Mediobanca

Per ora, niente fretta. L’istituto milanese è troppo impegnato con le sue manovre per preoccuparsi della partita su Mediobanca. “Siamo molto concentrati a gestire le nostre cose”, ha dichiarato Castagna, lasciando intendere che, almeno per il momento, la banca non ha ancora deciso come votare nell’assemblea della banca senese sull’Ops di Piazzetta Cuccia. “In base all’evoluzione delle cose decideremo cosa fare sempre nell’interesse della banca”. Ma attenzione: la porta non è chiusa. “In base all’evoluzione delle cose decideremo sempre nell’interesse della banca”, ha precisato.

Una cosa, però, è chiara: Banco Bpm non si sente vincolato a restare in disparte. Pur non essendosi candidato per il Cda di Mps, Castagna distingue tra il non voler interferire nella gestione e il diritto di esprimere un voto su un’operazione così rilevante: “Non vedrei una preclusione assoluta ad esprimere il nostro voto mentre non c’è un’idea su che cosa fare visto che è l’operazione in fase di definizione”, ha detto, facendo capire che, se necessario, Piazza Meda potrebbe far sentire la sua voce. Per ora, però, la strategia è una sola: osservare, valutare e poi decidere.

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