Il dato è ancora molto alto, per essere l’Argentina un Paese del “primo mondo”, membro del G20 e cioè delle prime venti economie del pianeta. Tuttavia, è innegabile che il presidente Javier Milei incassi un altro successo, forse il più inaspettato della sua gestione: nel primo anno di mandato, il contestato turbo-liberista è riuscito anche a ridurre, e non di poco, il tasso di povertà, riportandolo ai livelli pre-Covid. E non è un pesce d’aprile: stando ai dati ufficiali, dopo aver raggiunto il picco del 52,9% nel primo semestre dell’anno scorso, all’inizio della terapia choc della “motosega”, la percentuale di argentini in condizione di povertà è scesa a fine 2024 al 38,1% (che comunque significa almeno 17 milioni di persone), e secondo le stime preliminari del ministero dell’Economia nel primo trimestre di quest’anno il dato si riduce ulteriormente al 34,9%, il tasso più basso dal secondo semestre del 2019. Nell’ultimo anno di governo di Alberto Fernandez, di centrosinistra, il dato si era attestato intorno al 42%, per poi esplodere nei primi mesi della presidenza Milei, caratterizzati da immediati tagli alla spesa pubblica e ai sussidi sociali.
Il leader argentino non ha mancato di esultare alla sua maniera sui social, dove è seguitissimo: in particolare su X, di proprietà dell’amico Elon Musk, Milei ha ritwittato varie statistiche, secondo le quali ad esempio il numero di cittadini poveri nel Paese sarebbe aumentato di 9 milioni tra il 2020 e il 2023, per poi diminuire di 8,3 milioni dal 2024 ad oggi. Il nuovo corso avrebbe anche azzerato il numero di persone diventate indigenti, cioè finite in condizioni di povertà estrema, durante la pandemia: +4,9 milioni tra il 2020 e il 2023, e -5 milioni nell’ultimo anno e mezzo. In termini percentuali, l’indicatore sulla povertà estrema è stato più che dimezzato dal 18,1% all’8,2%. La chiave di tutto è l’inflazione, che Milei è riuscito a stroncare, riducendo quella su base mensile di venti punti percentuali in un anno: a febbraio segnava appena il 2,4%, e peraltro secondo gli economisti vicini al governo avrebbe colpito soprattutto i più ricchi, lasciando sostanzialmente invariati i prezzi dei beni di prima necessità. In realtà su questo ci sarebbe da ridire, se si pensa ad esempio che gli argentini sono tra i primi produttori e soprattutto consumatori di carne bovina, ma che a causa dell’impennata dei prezzi il Paese si sta trovando costretto ad importarla dal vicino Brasile.
La povertà infantile resta alta
Inoltre, non va assolutamente trascurato il tema della povertà infantile, che mette in gioco il futuro del Paese: il tasso di povertà nella popolazione under 14 è rimasto al 51,9%, e quello di indigenza si attesta ancora ad un inaccettabile 11,5%. In Argentina, oltre un bambino su dieci fa la fame, secondo i dati dello stesso governo. E non solo: si potrebbe appuntare ad esempio che a febbraio i consumi domestici sono crollati del 10% rispetto ad un anno prima, e che nella capitale Buenos Aires i senzatetto nel 2024 sono aumentati del 23,2%, con la disoccupazione che sotto Milei è cresciuta nel Paese dal 5,7% al 6,4%.
All’Argentina 20 miliardi dal Fondo Monetario
Milei in ogni caso porta a casa un altro risultato, proprio nella settimana in cui il Fondo Monetario Internazionale ha dato semaforo verde per un nuovo prestito da 20 miliardi di dollari e in cui l’Argentina ha chiuso un accordo commerciale con gli Stati Uniti di Donald Trump, alla vigilia dell’esordio dei dazi del 2 aprile. Il 1° aprile infatti, e anche questo non era uno scherzo, mentre il tycoon si apprestava ad aprire le ostilità con mezzo mondo i due Paesi hanno firmato un patto bilaterale per proteggere i loro scambi, che nel 2024 valevano 16 miliardi di dollari. In particolare, l’Argentina vende agli Usa litio, grano e energia. E di questi tempi, avere buoni rapporti con Washington non è roba da poco.