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Agroalimentare made in Italy, nasce Origin Italia

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Gli oltre 60 prodotti agroalimentari italiani con riconoscimento comunitario, Dop o Igp, che fanno capo all’Aicig (Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche) d’ora in poi potranno contare su “Origin Italia”. Una nuova aggregazione che non rappresenta solo un cambio di facciata, ma un progetto finalizzato a rafforzare il valore delle produzioni a Denominazione di origine protetta e a Indicazione geografica protetta, portandole sotto l’ombrello di “OriGIn Europa”, frutto di una rete comune avviata – soprattutto con i produttori di Francia e Spagna – a partire dal 2003.

Tra i punti qualificanti dell’iniziativa, presentata ieri al ministero delle Politiche agricole (Mipaaft), c’è il coinvolgimento tra i soci non più di singole realtà consortili, ma anche di associazioni dei consorzi relativi a segmenti di prodotti a denominazione specifici. “Per aumentare la conoscenza del valore delle denominazioni e sensibilizzare i consumatori su temi di stretta attualità sulla tutela dei prodotti è necessario essere sempre più uniti – ha spiegato il presidente di Aicig, Cesare Baldrighi – I consorzi di tutela che gestiscono i prodotti Dop, Igp e Stg (Specialità tradizionale garantita, ndr) hanno a più riprese fatto capire di voler fare sistema. La svolta verso cui stiamo virando con la trasformazione da Aicig a Origin Italia è rappresentata soprattutto dal fatto che anche le associazioni dei consorzi di tutela per le varie categorie merceologiche, con Afidop in primis per i formaggi Dop e Isit per i salumi Dop e Igp, hanno convenuto sulla necessità di dare vita a una nuova realtà associativa, un nuovo punto di riferimento per aggregare gli organismi dei prodotti definiti nella politica di qualità Ue con le Indicazioni geografiche”. “Se oggi ci rendiamo protagonisti di questo importante cambiamento – ha aggiunto Baldrighi – è perché insieme crediamo di poter costruire un confronto sempre più incisivo con le istituzioni, sia nazionali, che sovranazionali”.

Visto da fuori, il progetto si pone come possibile argine a un mercato parallelo di contraffazioni e tentativi di imitazione dei più blasonati prodotti alimentari italiani (cosiddetto Italian Sounding) stimato in circa 90 miliardi di euro, oltre 20 solo negli Stati Uniti, ma anche al sistema delle etichette nutrizionali a semaforo (verde, giallo e rosso), adottate in alcuni paesi come Francia e Gran Bretagna, che condiziona le scelte dei consumatori e che, di fatto, mette in serie difficoltà il sistema italiano Dop-Igp.

“Legare le caratteristiche organolettiche dei prodotti e la loro origine geografica per realizzare filiere tutelate – ha sottolineato Paolo De Castro, primo vicepresidente della commissione Agricoltura del Parlamento Ue – è una grande conquista dell’Unione europea. Gli italiani, seguiti dagli altri produttori mediterranei, primeggiano nell’applicazione di questo concetto di qualità legato all’unicità, al gusto e al territorio”. “L’export agroalimentare made in Italy – ha ricordato De Castro – ha chiuso il 2017 oltre la soglia record di 41 miliardi di euro, con un aumento del 7% sull’anno precedente, e sono certo che la nuova aggregazione che si costituisce non potrà che aumentare le possibilità di sviluppo dei consorzi, garantendo ai nostri prodotti una tutela, se possibile, ancora maggiore di quella finora garantita”.

Nel suo intervento il presidente Baldrighi ha anche toccato il nervo scoperto del rapporto con le catene della distribuzione, osservando come sugli scaffali dei supermercati resti “inapplicata la divisione tra prodotti Dop, Igp e altri prodotti similari, che non aiuta una corretta scelta da parte degli estimatori dei nostri prodotti”. “Un notevole passo avanti – ha aggiunto Baldrighi – è rappresentato dalla direttiva Ue per contrastare le pratiche commerciali sleali” (relatore lo stesso De Castro) che dovrebbe essere approvata nei prossimi giorni. Ma questa è un’altra storia da raccontare.

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