Condividi

Bankitalia taglia le stime sul Pil: crescita +0,6% nel 2025, pesano i dazi Usa

Via nazionale sottolinea l’elevata incertezza innescata dai dazi Usa e la situazione potrebbe anche peggiorare con le azioni ritorsive dei Paesi colpiti. Inflazione all’1,6% nel 2025

Bankitalia taglia le stime sul Pil: crescita +0,6% nel 2025, pesano i dazi Usa

Dopo Confindustria, anche la Banca d’Italia taglia le stime di crescita per il prossimo triennio a causa dell’incertezza economica innescata dai dazi Usa. Secondo le ultime proiezioni macroeconomiche, l’Italia crescerà dello 0,6% nel 2025, dello 0,8% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027. A dicembre le stime prevedevano una crescita del Pil pari a +0,8% quest’anno, +1,1% l’anno prossimo e +0,9% nel 2027. Ma la

“Lo scenario previsivo qui presentato include una prima e necessariamente parziale valutazione degli effetti dei dazi annunciati il 2 aprile dagli Stati Uniti. In particolare, l’analisi non considera l’impatto di possibili misure ritorsive da parte dell’Unione europea e delle altre economie; non si considerano inoltre le possibili ricadute degli annunci sui mercati internazionali”, sottolinea via Nazionale. Proprio oggi la Cina ha annunciato l’imposizione  di dazi del 34% sui prodotti Usa a partire dal 10 aprile e controlli sulle esportazioni di 7 “articoli correlati alle terre rare”. L’Ue invece, pur essendosi dichiarata disponibile a negoziare, ha anticipato che il 15 aprile entreranno in vigore le prime contromisure, seguite da altre misure il 15 maggio. La situazione potrebbe dunque peggiorare ulteriormente, con conseguenti impatti maggiori sulla crescita, mette le mani avanti Bankitalia.

Bankitalia: i consumi spingono il Pil 

La crescita del Pil risente degli effetti dell’inasprimento delle politiche commerciali, ma è sostenuta dall’espansione dei consumi. In particolare, i consumi delle famiglie aumenterebbero a tassi superiori a quelli del Pil, beneficiando del recupero del potere d’acquisto, spiega Bankitalia. Gli investimenti si espanderebbero al contrario in misura contenuta. La spesa in costruzioni, sebbene frenata dalla rimozione degli incentivi all’edilizia residenziale, beneficerebbe della finalizzazione dei progetti finanziati con i fondi del PNRR. 

“L’investimento in beni strumentali risentirebbe dell’incertezza generata dal maggiore protezionismo, i cui effetti sarebbero tuttavia più che compensati quest’anno dallo stimolo derivante dagli incentivi connessi con i programmi Transizione 4.0 e 5.0”, continua la nota, in cui si sottolinea come la progressiva trasmissione alle condizioni di finanziamento della riduzione dei tassi di interesse potrebbe esercitare un impatto positivo soprattutto nel prossimo biennio. 

Inflazione all’1,6% nel 2026

Per quanto riguarda i prezzi al consumo, via Nazionale conferma le stime di dicembre. L’inflazione si collocherà all’1,6% nel 2025, all’1,5%, nel 2026 e al 2% nel 2027, quando l’entrata in vigore del nuovo sistema di scambio di quote di emissione di inquinanti e di gas a effetto serra nell’Unione europea potrebbe provocare un transitorio aumento dei prezzi dell’energia. L’inflazione di fondo, invece, dovrebbe scendere all’1,5 per cento quest’anno, per mantenersi stabile intorno a tale valore nel prossimo biennio.

“L’inflazione potrebbe subire, specie nel breve termine, pressioni al rialzo derivanti da un aumento ritorsivo dei dazi da parte della Ue. D’altro canto, il forte deterioramento della domanda determinato da un impatto più marcato dell’irrigidimento delle politiche commerciali eserciterebbe effetti di segno opposto, che tenderebbero a prevalere verso la fine del triennio di previsione”, analizza Bankitalia.

Dazi pesano sull’export

“Nonostante l’inasprimento in atto delle politiche commerciali, la domanda estera continuerebbe a espandersi, seppure a tassi contenuti, nettamente inferiori a quelli medi del ventennio precedente la pandemia”, evidenzia Bankitalia che stima inoltre, sulla base dei contratti futures, una diminuzione dei prezzi di petrolio e gas nel corso del triennio. I costi di finanziamento per imprese e famiglie si ridurrebbero gradualmente.

“Le esportazioni risentirebbero in misura significativa degli effetti dell’incremento dei dazi da parte degli italiani. Le importazioni aumenterebbero moderatamente nel 2025 e in misura più marcata nel 2026-27, coerentemente con la ripresa delle esportazioni e degli investimenti produttivi. Il saldo di conto corrente resterebbe stabile in rapporto al Pil nel triennio di previsione, su livelli intorno all’1 per cento”, si legge nella nota.

Continua a crescere l’occupazione

Buone notizie sul mercato del lavoro, con l’occupazione che dovrebbe continuare a crescere, sebbene a tassi poco inferiori a quelli del Pil (0,5 per cento in media). Il tasso di disoccupazione, pari al 6,6 per cento nella media del 2024, dovrebbe scendere a circa il 6 per cento quest’anno, mantenendosi stabile nel prossimo biennio.

Rischio ulteriore peggioramento

“Queste proiezioni – avverte la Banca d’Italia – sono soggette a un’elevata incertezza connessa soprattutto con l’evoluzione del contesto internazionale. Esportazioni e investimenti potrebbero risentire in misura maggiore di quanto previsto dall’inasprimento delle politiche commerciali e dei suoi riflessi sulla fiducia delle imprese. Effetti negativi particolarmente marcati potrebbero derivare da un’ulteriore aumento dell’incertezza sulle politiche commerciali, da eventuali misure ritorsive e da tensioni prolungate sui mercati finanziari”. Al contrario, sottolinea la banca centrale, “potrebbero manifestarsi effetti positivi a seguito di un orientamento più espansivo della politica di bilancio a livello europeo, anche in connessione con gli annunci di incremento delle spese per la difesa”.

Commenta