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Donnet: “Generali deve restare public company”. E su Unicredit: “Possibile estendere collaborazioni in Est Europa”

In un’Intervista al ‘Corriere della Sera’ in vista dell’assemblea del 24 aprile, il Ceo di Generali afferma: “Non sarà un referendum su Natixis, ma un voto per decidere se Generali passa sotto il controllo di soggetti privati. Serve consiglio coeso, no muro contro muro col governo”

Donnet: “Generali deve restare public company”. E su Unicredit: “Possibile estendere collaborazioni in Est Europa”

Quello del 24 aprile “non è un referendum su Natixis, ma un voto per decidere se Generali resta una public company oppure passa sotto il controllo di soggetti privati senza che questi paghino un premio agli altri azionisti”. Lo dice senza mezzi termini il Ceo di Generali Philippe Donnet in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera in vista della fondamentale assemblea in programma a fine mese a Trieste. Un appuntamento a cui il manager si presenta “ottimista e fiducioso”, forte dei risultati raggiunti negli ultimi anni. Sotto la sua guida, infatti, la capitalizzazione in Borsa del Leone è passata da 15 a 51 miliardi di euro, mentre negli ultimi nove anni “il ritorno complessivo per gli azionisti è stato del 320%, del 103% solo negli ultimi tre anni. È la performance migliore del settore assicurativo in Europa”, evidenzia, mentre nello stesso periodo le Generali hanno effettuato circa 40 acquisizioni con un impiego di 7,6 miliardi. 

Donnet su Caltagirone e Delfin

Rispondendo a una domanda sulla lista di minoranza presentata da Caltagirone e Delfin, Donnet spiega: “Il mio ruolo è di gestire la realtà, sono determinato a portare avanti il mio lavoro con una squadra di manager di talento e giovani. L’interesse degli azionisti è di tutelare il loro investimento e questo si può fare solo se scelgono un consiglio coeso, non frammentato, che consenta di portare a termine il piano come abbiamo fatto finora”.

Donnet su Unicredit: “Possibile estendere collaborazioni nell’est Europa”

Parlando dell’ingresso di Unicredit nel capitale, con una quota del 5,2%, Donnet ha detto al Corriere: “Unicredit ha definito l’investimento come puramente finanziario. È una conferma che sono convinti della bontà del nostro nuovo piano e questo ci fa piacere. Le tre più grandi istituzioni finanziarie in Italia sono guidate da manager indipendenti e di grande professionalità, riconosciuti dal mercato, e che parlano la stessa lingua. Con Orcel ci siamo parlati. Esistono delle collaborazioni sul fronte assicurativo nell’est Europa, dove siamo già partner, ma il discorso potrebbe estendersi anche su altre aree”.

Donnet su Natixis: “No muro contro muro col governo, risparmio resta protetto”

A una domanda se peserà sul voto il “nodo” Natixis, il Ceo di Generali ha replicato: “L’accordo con la banca francese Bpce, proprietaria di Natixis, non ha un impatto su questo piano. Sono in corso le consultazioni con i sindacati francesi che si concluderanno a fine maggio, poi partirà il processo autorizzativo con le autorità italiane”, ha assicurato Donnet, sottolineando che in Italia “non ci sarà nessun muro contro muro con il governo, e questo a prescindere dall’esito dell’assemblea”. 

“Il risparmio nazionale resta protetto, esattamente come oggi. La regolamentazione impone alle compagnie di decidere come e dove investire, fino all’ultimo euro. Generali manterrà sempre il pieno controllo sui soldi che i nostri clienti ci affidano. D’altronde in Italia, da sempre, diverse società danno mandati a gestori stranieri. Finora nessuno si è mai preoccupato di questo. Oltretutto, in più, noi avremmo il co-controllo”, ha aggiunto il Ceo.

A un’obiezione al fatto che Generali poteva stringere un accordo nell’asset management con una realtà italiana, ha detto che “non ci sono opportunità paragonabili in Italia” e che “all’epoca della cessione di Pioneer, abbiamo guardato il dossier ma il cda ha valutato di non andare avanti. Era il 2016, non c’erano ancora le condizioni, la strategia sull’asset management era agli esordi”.

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