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Arredo e luce: un 2024 di crescita a passo lento e export in ritirata, ma il 2025 porta un po’ di speranza

Mediobanca ha presentato lo studio sul settore arredo-illuminazione: nel 2024, il fatturato è cresciuto dello 0,7%, mentre le esportazioni sono calate dello 0,9%. Nonostante le sfide, il 2025 promette bene, con molte aziende pronte a puntare su sostenibilità e innovazione

Arredo e luce: un 2024 di crescita a passo lento e export in ritirata, ma il 2025 porta un po’ di speranza

Il settore dell’arredo-illuminazione italiano ha chiuso il 2024 con una crescita modesta dello 0,7% nel fatturato, ma con un lieve calo delle esportazioni (-0,9%). Le grandi aziende hanno visto aumenti positivi, con un +2,4% nelle vendite totali e un +4,3% nelle esportazioni. Al contrario, le realtà più piccole hanno subito flessioni significative, in particolare all’estero, dove le vendite sono diminuite del 6,2%. Nonostante queste difficoltà, il futuro sembra incoraggiante, con il 75% delle aziende che prevede una crescita nel 2025, seppur con preoccupazioni legate alla concorrenza di prezzo, alle tensioni geopolitiche e ai costi energetici. 

È quanto emerge dall’analisi di circa 490 aziende manifatturiere italiane, condotta dall’Area Studi di Mediobanca, che monitorano il sistema arredo-illuminazione del Paese. Queste aziende, con fatturati superiori ai 10 milioni di euro, rappresentano una porzione significativa del panorama produttivo nazionale, con un fatturato complessivo di 19 miliardi nel 2023, di cui il 46% destinato ai mercati esteri. In pratica, coprono oltre il 60% delle vendite italiane nei comparti dell’arredamento e dell’illuminazione.

Luci e ombre per gli operatori del sistema arredo-illuminazione

Nel 2024, il fatturato complessivo è aumentato, ma solo dello 0,7%. Più preoccupante, però, è il dato delle esportazioni, che ha visto un calo dello 0,9%. Le principali economie di destinazione, come Francia, Germania, Regno Unito e Cina, non sono riuscite a garantire gli stessi numeri degli anni precedenti.

Le imprese con fatturato oltre i 100 milioni di euro hanno superato la media, con un aumento del 2,4% delle vendite, trainato soprattutto da una buona performance all’estero (+4,3%). Al contrario, quelle con fatturati inferiori a questa soglia hanno registrato una flessione delle vendite totali (-1%), con l’export che ha accusato un calo ancora maggiore (-6,2%).

Una curiosità interessante riguarda il confronto tra le aziende “distrettuali” e quelle “non distrettuali”. Le prime hanno visto una crescita anche all’estero (+1,3%), mentre le seconde hanno subito una battuta d’arresto (-6,8%). Per quanto riguarda i segmenti di mercato, le imprese del mass-market hanno mostrato una certa tenuta (+0,9%), sebbene con l’export in leggera contrazione (-0,4%), mentre quelle di alta gamma hanno mantenuto una stabilità complessiva, ma con un rallentamento all’estero (-2,2%).

Arredo e luce: cauto ottimismo per il 2025

Guardando al futuro, le previsioni per il 2025 sono relativamente ottimistiche. Il 75% delle aziende si aspetta una crescita, stimata in un +2,5%. Tuttavia, come per tutte le previsioni, molto dipenderà dal contesto geopolitico e dalle politiche protezionistiche, specialmente quelle provenienti dagli Stati Uniti. C’è anche la questione dei prodotti cinesi in Europa, che potrebbe influire sulla competitività delle imprese italiane.

Le imprese del settore sono consapevoli delle sfide e stanno cercando di adattarsi. Il 74,3% punta ad espandere il proprio business in nuovi mercati, il 68,6% vuole sviluppare nuovi prodotti e servizi, mentre il 55,7% ha in programma di incrementare gli investimenti in tecnologia. Un altro obiettivo condiviso è il rafforzamento della sostenibilità: il 31,4% delle aziende vuole accelerare gli investimenti green.

Nonostante le difficoltà, il 59,2% delle aziende non ha incontrato problemi nell’accesso al credito. La principale fonte di finanziamento resta l’autofinanziamento (78,6%), seguito dai finanziamenti bancari (68,6%). Tuttavia, l’apertura del capitale a fondi esterni è ancora una pratica poco diffusa, con solo l’1,4% delle aziende che ha scelto questa strada.

Per quanto riguarda il capitale umano, il settore non può ancora vantare una grande presenza di giovani: solo il 15% delle risorse ha meno di 30 anni. Le donne costituiscono il 25% della forza lavoro, e i consigli di amministrazione sono mediamente composti da 3 membri, con una rappresentanza femminile del 20%. In generale, la gestione dell’impresa è affidata a un membro della famiglia proprietaria nel 73% dei casi, mentre il 27% dei ceo proviene dall’esterno.

Sostenibilità al centro, ma la strada verso il Net-Zero è ancora lunga

Sostenibilità e tematiche Esg sono ormai centrali per il settore. Il 79,5% delle aziende ha intrapreso attività di sensibilizzazione in merito, motivato principalmente dal desiderio di migliorare la propria reputazione e di conformarsi alle normative ambientali. Ma non tutte le aziende sono disposte a dare visibilità ai propri progetti sostenibili: circa un terzo preferisce tenere le proprie iniziative Esg lontane dai riflettori. Quasi la metà delle imprese (47,9%) si sottopone a una valutazione delle proprie performance Esg, ma la comunicazione resta un tema che deve ancora decollare, con il 31,5% delle imprese che non comunica i propri risultati.

Molte aziende stanno anche facendo il possibile per affrontare la transizione ecologica. Un’area in cui si registrano miglioramenti è la gestione dei rifiuti: il 69% delle imprese è impegnato nel riciclo e nella gestione virtuosa dei propri scarti. Inoltre, il 58,6% è attivamente coinvolto nella riduzione dell’uso di fonti fossili e imballaggi, nonché nell’impiego di materiali riciclati.

Per quanto riguarda l’energia, solo una parte limitata delle aziende (16,3%) utilizza più del 60% fonti rinnovabili, mentre la maggior parte è ancora lontana da una piena adozione di fonti alternative. Questo è uno degli aspetti cruciali, considerando che l’Unione europea ha fissato l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. In linea con questa visione, il 41,4% delle aziende sta già definendo obiettivi di riduzione delle emissioni, ma la strada verso il Net-Zero appare ancora lunga. La fiducia nel raggiungimento dell’obiettivo di “Emissioni Zero” entro il 2050 è divisa: il 50,8% delle aziende è ottimista, mentre il 49,2% non è ancora convinto che sia possibile.

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