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Portogallo, 50 anni dalla Rivoluzione dei Garofani: la fine della dittatura e l’alba della democrazia

Il 25 aprile 2024 il Portogallo celebra il 50esimo anniversario della Rivoluzione dei Garofani, una rivolta incruenta che pose fine alla dittatura dell’Estado Novo e diede inizio a un’era di democrazia. Ecco la storia della rivoluzione e del suo simbolo, il garofano rosso

Portogallo, 50 anni dalla Rivoluzione dei Garofani: la fine della dittatura e l’alba della democrazia

Oltre all’Italia anche il Portogallo festeggia il suo 25 aprile. Mentre in Italia si celebra la Festa della Liberazione per commemorare la fine del nazifascismo e la caduta del regime fascista, in Portogallo il 25 aprile segna l’anniversario della Rivoluzione dei Garofani del 1974 (in portoghese Revolução dos cravos). Esattamente cinquant’anni fa questa rivoluzione portò alla fine dell’Estado Novo, il regime dittatoriale più lungo del 1900 fondato da António Salazar nel 1933 e successivamente guidato da Marcello Caetano.

Nel 1974, il Portogallo affrontava gravi problemi economici e disordini causati dalle guerre nelle colonie africane. Il 25 aprile, prendendo il controllo di punti strategici di Lisbona nelle prime ore della giornata, un gruppo di ufficiali di una fazione progressista delle forze armate portoghesi, conosciuta come Movimento delle Forze Armate (MFA), decise di avviare un colpo di stato rovesciando il regime autoritario di Marcello Caetano. La poetessa Sophia de Mello Breyner descrisse quel momento come “il giorno iniziale, integro e pulito”.

La Rivoluzione dei Garofani si distinse, rispetto ad altri rivolte, per la sua natura non violenta: soldati e cittadini, stanchi del regime autoritario, hanno accolto favorevolmente il cambiamento. E il sostegno della popolazione fu fondamentale per il rapido successo della rivolta. Il nome e il simbolo di questa rivoluzione derivano dal gesto iconico di civili e militari che offrivano garofani rossi ai soldati, rappresentando la non violenza e la solidarietà.

La Rivoluzione fu uno spartiacque cruciale nella storia del Portogallo, segnando l’inizio di profonde riforme politiche e sociali e l’instaurazione di un sistema democratico nel Paese. La transizione verso la democrazia nel paese lusitano è stata poi completata dopo due anni di intense lotte politiche.

Portogallo: la dittatura dello Estado Novo

La dittatura portoghese ebbe inizio con il golpe del 28 maggio 1926, segnando la fine della Prima Repubblica. Salazar, con l’approvazione di una nuova Costituzione nel 1933, instaurò il regime dell’Estado Novo, basato sul corporativismo e sull’ideologia fascista. Il potere era concentrato nelle mani di un solo partito, l’União Nacional. Il governo di Salazar, caratterizzato da politiche fiscali rigide e tagli alla spesa, fu segnato dalla limitazione delle libertà politiche e dalla repressione attraverso la polizia politica PIDE.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Portogallo rimase neutrale, permettendo una crescita economica relativa negli anni ’40. Nel 1949, il regime cessò l’isolamento politico diventando membro fondatore della NATO.

Il regime salazariano incontrò opposizione crescente, culminando nelle elezioni presidenziali del 1958, quando il generale Humberto Delgado sfidò apertamente il regime. Nel 1968, Salazar fu costretto a lasciare il potere a causa di un incidente che lo rese invalido, morì nel 1970. Dopo la sua morte, il governo passò nelle mani di Marcello Caetano senza sostanziali cambiamenti. Tuttavia, il Portogallo si trovava politicamente ed economicamente esausto a causa della lunga guerra coloniale senza una soluzione politica chiara. Questa situazione generò malcontento, specialmente tra le classi meno abbienti e all’interno delle forze armate.

La Rivoluzione dei Garofani

Nel marzo del 1974, il governo portoghese destituì António de Spínola, vice capo di stato maggiore delle forze armate, per le sue critiche alla politica coloniale e il suo sostegno per una soluzione politica nei conflitti africani. Questo provocò una crescente insoddisfazione all’interno dell’esercito, culminando nell’organizzazione del Movimento delle Forze Armate (MFA), guidato da figure come Francisco da Costa Gomes e Otelo Saraiva de Carvalho. Dopo vari tentativi falliti, il MFA pianificò un colpo di stato per il 25 aprile 1974.

Il 25 aprile, il segnale per l’inizio del colpo di stato fu la trasmissione della canzone “Grandola, Vila Morena” attraverso il programma Limite della Radio Renascenca. Una canzone vietata dalla dittatura. Fu l’inizio dell’operazione. Alle 00:20, le truppe ribelli escono dalle caserme e prendono il controllo di punti chiave a Lisbona, neutralizzando le forze fedeli al regime. Occupano la televisione di Stato, le radio, l’aeroporto e i ministeri. Anche quando la fregata Gago Coutinho riceve l’ordine di sparare sui ribelli, gli ufficiali rifiutano di obbedire. Il Movimento delle Forze Armate annuncia il controllo del Paese, invitando i cittadini a rimanere in casa, ma molti scendono per solidarizzare con i ribelli.

Marcelo Caetano si rifugia nel Comando generale della Guardia Nazionale Repubblicana, ma alla fine cede il governo a Spinola poco prima delle sei di sera. In serata, il generale Spinola firma la Legge n.1, nota come “Destituzione dei dirigenti fascisti”, che implica la rimozione del presidente e del primo ministro, lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e del Consiglio di Stato, e il trasferimento dei poteri governativi alla Giunta di Salvezza Nazionale, composta dai dirigenti del Movimento delle Forze Armate.

Dopo oltre 45 anni di dittatura, i portoghesi riconquistarono così la libertà attraverso una rivoluzione senza spargimento di sangue.

Perché il simbolo fu il garofano rosso

Il garofano divenne il simbolo della Rivoluzione dei Garofani per un semplice caso. Il merito fu di Celeste Caerio che offrì garofani rossi ai soldati che li infilarono nelle canne dei loro fucili.

Celeste viveva con la madre e la figlia in una stanza affittata al Chiado, a Lisbona, e lavorava nel magazzino di un ristorante chiamato Sir. Il giorno della Rivoluzione dei Garofani, il ristorante festeggiava il suo primo anniversario ma la presenza di soldati per le strade ne impedì l’apertura. Il proprietario quel giorno aveva l’intenzione di offrire fiori ai clienti ma rimanendo chiuso distribuì mazzetti di garofani ai dipendenti. Tornando a casa, Celeste si trovò davanti ai carri armati dei rivoluzionari: chiese a un soldato cosa stesse succedendo e lui le rispose “Stiamo andando a Carmo per fermare Marcelo Caetano. Questa è una rivoluzione!”. La donna, non avendo sigarette da offrire al soldato, gli donò i garofani che aveva ricevuto dal ristorante, dicendogli: “Se vuoi prenderlo, ho solo un garofano da offrire“. Il gesto si diffuse, e Celeste fu soprannominata Celeste dos cravos, mentre i garofani rossi divennero il simbolo della Rivoluzione.

Il garofano divenne un’icona anche oltre i confini portoghesi. In Brasile il cantante Chico Buarque compose la canzone Tanto Mar, che recita: «Conservami un garofano / Volevo essere alla festa, amico». Tre anni dopo, disilluso, riscrisse il testo: «Sono già appassiti alla tua festa, amico / Ma sicuramente / qualcuno avrà dimenticato un seme in qualche / angolo del giardino».

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