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Pensioni: ecco i requisiti per evitare lo scatto a 67 anni

Le notizie dall’ultimo tavolo tecnico fra Governo e sindacati, lunedì, confermano che saranno esentate dall’aumento dell’età pensionabile 15 categorie di lavoratori, a patto però che rispettino due requisiti. Nuovo incontro politico a Palazzo Chigi sabato

Il negoziato sulle pensioni potrebbe essere a un punto di svolta. L’Esecutivo è disporto ad ammorbidire le proprie richieste su diversi punti. Tuttavia, alla verifica del tavolo politico, lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi, non sono mancate le resistenze della Cgil che ha deciso di riconvocare tutti per un giro di tavolo conclusivo sabato 18 novembre. Sul tavolo, appunto, c’è un pacchetto di 300 milioni che consentirà di esentare 15 categorie di lavoratori dall’aumento dell’età pensionabile di vecchiaia a 67 anni dal 2019. C’è anche l’impegno ad allargare queste categorie, quando il presidente dell’Istat Alleva, nel 2018, avrà rivalutato la speranza di vita per ciascuna professione.

Il cuore della discussione riguarda le 15 categorie di lavoratori che nel 2019 saranno esentate dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni (un aggravio di cinque mesi innescato dall’adeguamento del requisito anagrafico alla speranza di vita Istat).

Come anticipato la settimana scorsa, potranno beneficiare dell’esclusione i lavoratori che hanno svolto uno dei mestieri considerati “gravosi”, ovvero gli 11 che (a determinate condizioni) danno accesso all’Ape social più altri quattro. Ecco la lista completa:

– professioni infermieristiche e ostetriche;
– insegnanti d’asilo;
– badanti facchini;
– addetti allo spostamento delle merci;
– operatori ecologici;
– raccoglitori e separatori di rifiuti, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
– operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
– conduttori di gru e di macchinari mobili per la perforazione delle costruzioni;
– autisti di camion e mezzi pesanti;
– conduttori di treni e personale viaggiante;
– conciatori di pelli e pellicce;
– lavoratori marittimi;
– pescatori;
– operai agricoli;
– operai siderurgici.

La semplice appartenenza a una delle 15 categorie, tuttavia, non è sufficiente per essere esclusi dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni del 2019. Sono necessari anche altri due requisiti ed è proprio su questi che il Governo sembra disposto a intervenire, alleggerendo le richieste iniziali.

I due nuovi requisiti sono i seguenti:

1) aver versato 30 anni di contributi (uno sconto consistente rispetto ai 36 inizialmente previsti);

2) avere svolto l’occupazione gravosa per almeno sette anni negli ultimi 10 (in precedenza si era parlato di almeno sei anni degli ultimi sette).

Non solo: il Governo avrebbe anche confermato che sarà istituito un comitato tecnico-scientifico con il compito di riformulare il meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile. Modifiche che però potranno entrare in vigore soltanto a partire dall’incremento del 2021.

Il pacchetto di misure proposte dal Governo ai sindacati si dovrebbe completare con la proroga della sperimentazione dell’Ape social al 2019.

Di sicuro c’è che ormai il tempo stringe. Questa settimana la commissione Bilancio del Senato comincerà a lavorare ai 4mila emendamenti alla legge di Bilancio: l’ultimo treno da prendere se si vuole inserire nella manovra un nuovo pacchetto pensioni sotto forma di proposte di modifica presentate dal Governo.

Nel pomeriggio del 13 novembre è andato in scena anche il faccia a faccia fra il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Presenti anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il titolare del Lavoro, Giuliano Poletti.

Il Premier ha portato una proposta “innovativa sulla previdenza rispetto al punto di partenza” articolata in 7 punti dal costo complessivo di 300 milioni di euro. Oltre al blocco dell’aumento per i lavori gravosi si prevede la creazione di una commissione che studi la gravosità delle occupazioni e che valuti la classificazione tra previdenza ed assistenza ai fini di una migliore separazione; la revisione del meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita sulla base della media e non delle differenze di picco; sostegno alla previdenza integrativa dei lavoratori pubblici; miglioramento del fondo di integrazione salariale; riutilizzo delle risorse dell’Ape social nel 2018; riutilizzo delle risorse dei precoci per 2018.

La strada verso l’accordo, va detto, rimane in salita. Non solo perché ai sindacati le proposte del Governo potrebbero non bastare (la Cgil, in particolare, parla di “giudizio negativo” e di “aperture insufficienti”), ma anche perché i margini d’intervento sono stretti. Le nuove misure non possono incidere in modo significativo sui conti pubblici, altrimenti si rischierebbe di indispettire Bruxelles, che il 22 novembre pubblicherà il suo giudizio definitivo sulla legge di Bilancio 2018.

(Ultimo aggiornamento: 14.30 del 14 novembre).

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