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FtseMib: chi guadagna e chi perde, ecco la classifica dei profitti

NOMISMA – I ricavi complessivi delle 40 big caps scendono a 572 miliardi di euro, con i profitti complessivi caduti a quota 1,5 miliardi di euro dai 10,1 del 2015 (-85,2%) – Pesa il risultato di Unicredit – Le migliori per utili sono Intesa, Enel, Generali, Fca e Telecom, mentre sul fronte dei ricavi domina il lusso con Moncler e Yoox.

Per le società a maggior capitalizzazione che compongono l’indice FTSE MIB di Milano, il 2016 si è rivelato un anno difficile. Con la pubblicazione dei risultati di Mediaset è possibile delineare il quadro complessivo per le principali società quotate sull’indice milanese, che mostra ricavi aggregati in calo del 5,6% rispetto all’anno fiscale precedente a quota 572 miliardi di euro.

Le performance positive di aziende come Moncler (+18,2%), Yoox Net-a-Porter (+12,4%), Recordati (+10,1%), Brembo (+9,9%) e Ferrari (+8,8%) fanno solo parzialmente da contraltare ai risultati negativi delle società legate al settore petrolifero – Eni, Saipem e Tenaris (-22,6% complessivamente) – e di quelle bancarie e finanziarie (-4,8%).

Hanno inciso in maniera consistente sul volume d’affari le quotazioni stagnanti del greggio e l’erosione dei margini di intermediazione da cui le banche italiane traggono tuttora la maggior parte dei proventi.

(i profitti delle 40 big caps di Piazza Affari)

Ma se le società petrolifere sono riuscite a razionalizzare le strutture operative, garantendo una certa tenuta (utili ancora in territorio negativo a -1,2 miliardi di euro, ma in netto miglioramento dai -9,4 miliardi di perdite segnati nel 2015), il settore bancario ha dovuto rendicontare ingenti svalutazioni su crediti deteriorati di varia natura, mettendo a dura prova la solidità del sistema.

La “pulizia di bilancio” sollecitata dalle autorità di vigilanza della Bce ha portato le banche quotate a iscrivere perdite totali per 9,3 miliardi, con un intervento statale in soccorso di Mps e una maxi ricapitalizzazione di Unicredit (in rosso di 11,8 miliardi nel 2016). Solo Intesa Sanpaolo (che tra l’altro guida la classifica delle blue chips che hanno prodotto maggiori utili) e Fineco Bank sono riuscite a incrementare gli utili rispetto all’anno precedente tra gli istituti di credito. 

Va detto che le aziende di natura industriale (al netto delle petrolifere) riportano profitti complessivi per 12 miliardi di euro, in rialzo del 45,6% rispetto al 2015: tra i primi posti per incremento degli utili si segnalano Fca (+1.850,5%), A2A (+206,8%), StMicroelectronics (+63,1%), Ferrari (+37,1%), Atlantia (31,5%) e Brembo (+30,8%).

Positiva anche la dinamica della gestione operativa per le imprese industriali (MOL in crescita del 7%) – sempre una volta scontato il calo del settore petrolifero e affini (-24,9%); spiccano per capacità di generare ricchezza StMicroelectronics, Fca e Brembo, tutte con incrementi del margine superiori al 20%.

(i ricavi delle 40 big caps)

Continua a diminuire l’esposizione debitoria delle società di Piazza Affari, in linea con il trend di de-risking degli ultimi anni: si rileva un’importante calo dell’indebitamento finanziario netto passato da circa 140 miliardi di euro nel 2015 a 130,5 nel 2016 (-6,6%), con un apporto rilevante in termini assoluti da parte di Saipem, Snam, Telecom ed Eni.

Il recupero dei margini e della capacità di autofinanziamento da parte delle imprese industriali ha in estrema sintesi compensato in qualche misura quello che per il settore bancario è risultato essere un anno nero. A fronte di tutto ciò gli investitori si preparano a incassare circa 16 miliardi di dividendi, con un rendimento ai valori attuali vicino al 4%.

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