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Lettera aperta a Daphne Galizia, giornalista coraggiosa

21 ottobre 2017 - 06:03  di Alessandro Costa
Riceviamo e pubblichiamo la Lettera aperta di Alessandro Costa, consulente internazionale di Cooperazione allo Sviluppo ed esperto dei Paesi del Mediterraneo, rivolta alla giornalista assassinata a Malta per aver portato avanti un'inchiesta sulla corruzione e sui traffici finanziari illeciti dell'establishment. Il suo sacrificio suona come un campanello d'allarme anche per l'Europa dove le paure verso i cambiamenti e le chiusure anti-democratiche, come in Turchia, si fanno pericolosamente vicine
Carissima Daphne, 

per un uomo come me che crede fermamente nel grande ruolo delle donne nella difesa e nella promozione della società degli esseri umani, il barbaro attentato che ti ha colpito rappresenta davvero qualcosa di terribile. 

Per nostra fortuna il mondo può contare sul coraggio di moltissime donne, che lo manifestano prima di tutto nelle loro famiglie, ma oggi sempre di più nella giustizia, nella politica, nella scienza e nell’arte. Non posso certamente non unirmi a tutte quelle tantissime voci che hanno manifestato dolore e indignazione per un attentato ad una piccola donna che ha così bene rappresentato la libertà di espressione. E questo è quanto oggi si legge sui media e viene discusso nei dibattiti televisivi. 
 
Ma quello che abbiamo perso con te è ancora più importante. Infatti i blogger come te, che non fanno parte dei media istituzionali sono oggi una delle più grandi difese della società civile contro la crescente arroganza e corruzione del potere, anche in quelle società democratiche che eravamo abituati a considerare i modelli per le comunità umane.
  
Cara Daphne, purtroppo a spegnere la tua voce è stato certamente chi ha premuto il pulsante ma, come ci stavi dimostrando, il metodo di spegnere le voci che difendono la società civile si sta gravemente allargando, e si avvicina pericolosamente alla nostra Europa. Qualche anno fa è cominciata la tragica vicenda della Turchia: Erdogan ha addirittura costruito un carcere speciale per dissidenti politici, intellettuali e giornalisti e in molti altri paesi della fascia mediterranea fare il giornalista è un mestiere a rischio della vita. E i regimi conservatori da Trump a Putin, da Orban fino a Kurs, manifestano fastidio crescente per le voci critiche e dissenzienti. Del resto non è una novità che i tiranni non amino il dissenso. Il fatto è che i regimi che non amano il dissenso si stanno certamente allargando e rafforzando. E molti nelle nostre società democratiche cominciano a pensare che qualche sacrificio alla libertà si debba fare per calmare soprattutto la paura di tanti cambiamenti. 

Spetta quindi a tutti noi, i cittadini qualsiasi, in primo luogo comprendere il devastante segnale del tuo sacrificio, ma anche e soprattutto prendere coscienza del ruolo che tu hai svolto non per difendere soltanto un principio, ma per proteggere tutti noi da un esercizio del potere sempre più soggetto alla pressione dei poteri economici e delle lobby del crimine internazionale.
  
Cara Daphne voglio dirti ad alta voce, e certamente molti si uniranno a me, che mi sento più solo perché ho perduto uno straordinario difensore di quella comunità democratica e rispettosa dei diritti alla quale vorrei continuare ad appartenere.

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