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I derivati: ecco che cosa sono, a che servono e come nascono

15 ottobre 2017 - 06:32  di Raffaele Zenti
DAL BLOG DI ADVISE ONLY - I derivati, quegli strumenti finanziari “brutti e cattivi”, nascono per soddisfare esigenze comuni e del tutto ordinarie. Ad esempio mantenere sotto controllo il prezzo del bergamotto durante l’inverno.
Sono in molti ad odiare gli strumenti derivati: futures, opzioni, contratti a termine (o forward), swap, CDF, e via dicendo. Già, perché i derivati sono spesso visti come una forzatura artificiosa del mondo degli investimenti. Sono legati all’idea di speculazione, di elevato rischio e, spesso, di attività losca. In effetti, alcuni disdicevoli episodi finanziari (come i famigerati derivati del Monte dei Paschi di Siena e la crisi dei subprime statunitensi) hanno contribuito ad alimentare queste convinzioni popolari.

La finanza del bergamotto

Ma la realtà è che i contratti derivati sorgono spontaneamente dall’attività commerciale umana. I derivati nascono infatti per soddisfare esigenze molto semplici e per nulla legate alle speculazioni ad alto rischio. Ora ve lo mostro con un esempio reale avulso dal mondo della finanza.

Nei giorni scorsi mi è arrivata la newsletter di un’azienda che vende online frutta e verdura. Trovandoci ora all’inizio della stagione del bergamotto (per chi non lo conoscesse, è un fantastico agrume mediterraneo, tipico della Calabria), nella newsletter mi propongono quanto segue:



In sostanza, mi prospettano di ricevere per tutta la stagione autunnale e invernale un certo quantitativo di bergamotto a un prezzo fissato oggi. Essendo il prezzo bloccato per tutta la stagione, se aderisco alla proposta non subirò gli effetti delle oscillazioni di mercato (per esempio, l’anno scorso durante l’inverno il prezzo del bergamotto è salito molto). Ebbene, signori, che cosa abbiamo qui? Un contratto a termine. Sul bergamotto. Ovvero un forward nuovo di pacca sul bergamotto, un bel derivato… sul bergamotto.

L’origine di forward e futures

E vi dirò di più. Se il contratto in questione fosse standardizzato per ammontari e scadenze, e gestito tramite una Borsa (che in buona sostanza annulla il rischio controparte, cioè il rischio che io paghi ma poi non riceva il bergamotto pattuito), be’, avremmo un contratto futures.

I contratti forward e i futures su indici azionari, tassi d’interesse, divise, commodities e ogni altra forma di attività finanziaria sono nati proprio così. In modo naturale, e non per speculare aggressivamente, o destabilizzare un mercato. Non c’è nulla di male nei derivati in sé. Possono solo essere utilizzati male. Ad esempio creando prodotti eccessivamente complessi, incomprensibili per i più, allo scopo principale di annegare all’interno del prodotto commissioni elevate – tipico utilizzo malsano dei derivati.

Ma non è colpa dei derivati, bensì di chi li utilizza per biechi fini.

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