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Catalogna: Puigdemont dichiara l'indipendenza "sospesa" e apre al dialogo

10 ottobre 2017 - 19:55  di Vittoria Patanè
Il Governatore catalano annuncia che prossimamente si terrà una seduta per proclamare ufficialmente l'indipendenza, ma chiede al Parlamento di sospenderla per qualche settimana allo scopo di instaurare un dialogo con Madrid - Rajoy: "Dichiarazione inammissibile". Governo prepara una risposta adeguata.
“Abbiamo ottenuto il diritto a essere uno Stato indipendente”. Braccato dall’Europa, dal Governo di Madrid, dagli unionisti che nell’ultima settimana hanno ripreso vigore in tutta la Spagna, dalla fuga di imprese e banche, ma soprattutto dai dissidi interni alla stessa fronda indipendentista, Carles Puigdemont si prende un’ora di tempo in più per scegliere cosa dire, quali parole usare, quale linea seguire.

Alla fine, il Presidente della Generalitat decide di andare avanti, annunciando che nel corso di una seduta ufficiale che si svolgerà prossimamente verrà proclamata l’indipendenza della Catalogna. "Siamo a un momento storico e come presidente assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si trasformi in Stato indipendente e repubblicano", ha affermato. 

Quando e se accadrà però non si sa, perché parallelamente il Governatore catalano ha chiesto al Parlamento di Barcellona di sospendere gli effetti della Dichiarazione per qualche settimana, allo scopo di instaurare un dialogo con Madrid e intavolare dei negoziati. “Chiedo alla assemblea di votare una mozione per sospendere la Dichiarazione di indipendenza per dare tempo al dialogo”.

La parola “indipendenza” tanto attesa dai falchi della CUP è stata pronunciata, ma per il momento si preferisce prendere tempo, congelando la Dichiarazione Unilatelare nonostante i malumori interni non manchino. 

Oggi il governo sta facendo un gesto di responsabilità. Questo conflitto si può risolvere con un accordo. Noi però non ci fermeremo, perché vogliamo essere fedeli alla nostra storia, ai nostri figli e alle nostre figlie”.

A tarda sera Puidgemont firma la dichiarazione, votata da 72 parlamentari catalani su 120. Il testo prevede la creazione di "una Repubblica Catalana quale Stato indipendente e sovrano" ma allo stesso tempo auspica "l'apertura di un negoziato con lo Stato spagnolo per definire un sistema di collaborazione per il beneficio di entrambe le parti".

La "palla" adesso passa nelle mani del Primo Ministro Mariano Rajoy, che dovrebbe parlare domani di fronte al Congresso dei Deputati. Nel frattempo però, in base a quanto scritto dal quotidiano spagnolo El Paisil governo di Rajoy considera le parole del Presidente catalano "un'inammissibile dichiarazione di secessione" e prepara una risposta adeguata.

Dello stesso avviso le fonti governative citate dall'agenzia di stampa Efe, secondo cui: "È inammissibile fare una dichiarazione implicita di indipendenza e poi sospenderla in modo esplicito. Il governo non cederà a ricatti", ribandendo che il referendum è stato "fraudolento e illegale". 

Nel discorso pronunciato davanti al Parlament de Catalunya, Puigdemont ha deciso dunque di assecondare la fronda dialogante, di fronte "alla forte necessità di non alimentare la tensione". "Dal mio discorso - ha continuato il numero uno della Generalitat - non aspettatevi né minacce né ricatti. È un momento troppo critico e serio e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità per ridurre la tensione e non incrementarla".


Nonostante ciò non sono mancate parole dure nei confronti delle violenze del primo ottobre: "Il primo ottobre la Catalogna ha tenuto il suo referendum in condizioni estreme. È la prima volta nella storia della democrazia europea che una tornata elettorale si verifica tra la violenza...l’abbiamo visto tutti, l’ha visto il mondo. L’obiettivo non era conquistare le urne, era provocare il panico in modo che la gente rimanesse a casa e non venisse a votare". 

"Non siamo delinquenti, non siamo pazzi, non siamo golpisti, siamo gente normale che ha chiesto di poter votare", ha proseguito, lasciando intendere che, se negli anni passati il Governo Rajoy non avesse chiuso totalmente la porta, "umiliando il popolo catalano", probabilmente la situazione sarebbe stata diversa: "In tutti le forme possibili è stato chiesto un dialogo per un referendum come in Scozia nel 2014. La risposta di Madrid è stato un no combinato con la persecuzione della polizia, dei giudici e delle autorità spagnole contro la Catalogna, ricordando tra le altre la detenzione di 17 cariche pubbliche catalane".

Un riferimento anche alle parole del Re: "Speravamo che re Felipe potesse fare da mediatore, visto che nessuna istituzione centrale si apre al dialogo con la Catalogna. Ma con il suo discorso della scorsa settimana ha dimostrato che questa ipotesi è persa". 

(Ultimo aggiornamento: ore 22.45). 


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