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Fondi pensione, per un trentenne meglio gli obbligazionari o gli azionari?

2 ottobre 2017 - 05:36  di Riccardo Stucchi
Secondo l'ultima relazione Covip il 90% degli under 35 sceglie un fondo pensione garantito obbligazionario o bilanciato ma non è affatto detto che sia la scelta più adeguata - Ecco che cosa dicono i dati
Qualche anno fa mi recai presso un’agenzia di una nota compagnia assicuratrice italiana per aprire un fondo pensione. L’agente, peraltro molto gentile, mi consigliò un fondo obbligazionario giustificando la scelta dicendo che “l’investimento per la pensione deve essere sicuro”. Oppure “non si può fare affidamento ai mercati azionari per la pensione, perché oscillano troppo:  se a ridosso del pensionamento si verificasse una crisi finanziaria tutti i suoi risparmi sarebbero persi”. Come dargli torto? Considerando solo gli ultimi 20 anni due grosse crisi finanziarie hanno fatto registrare perdite dell’ordine di -50% ciascuna.

Guardando la Figura 1, tratta dall’ultima relazione annuale COVIP, si nota come circa il 90% delle persone nella mia fascia di età (under 35, quindi con oltre 30 anni di orizzonte temporale prima della pensione) sceglie un fondo garantito, obbligazionario o bilanciato. Evidentemente le stesse frasi che mi sono sentito dire vengono ripetute anche da altre compagnie assicuratrici e dai sindacati, trovando terreno fertile in una diffusa avversione verso i mercati azionari.



Un fondo obbligazionario o bilanciato è realmente più sicuro di uno azionario per un giovane? Esiste davvero il rischio di perdere i risparmi in caso di una crisi finanziaria? Non si può prevedere il futuro, ma possiamo studiare come queste tre tipologie di investimento si sono comportate nel passato e cercare di trarre qualche conclusione.

Con riferimento al mercato americano, per il quale si hanno a disposizione più dati (tratti dall’ottimo sito portfoliocharts.com), la Figura 2 mostra il valore finale (in termini reali, cioè a parità di potere di acquisto) di un investimento mantenuto per 30 anni (circa l’orizzonte temporale che un under 35 ha di fronte a sé prima di andare in pensione) su un fondo azionario (AZ), bilanciato (BI) e obbligazionario (OB). Per evitare di trarre conclusioni da alcuni casi particolari si sono considerati tutti i periodi di 30 anni dal 1970 ad oggi (quindi da 1970-2000 fino a 1987-2017). Per semplicità si è considerato un investimento iniziale di 100’000$ senza ulteriori versamenti. Ciò non coincide esattamente con le modalità di investimento di un fondo pensione (piccoli versamenti ripetuti nel tempo), ma il risultato non cambia granché.



La prima cosa che si nota è che non si sono mai persi soldi: mal che vada, l’investimento obbligazionario ha fatto raddoppiare il capitale iniziale. Potrebbe sembrare un buon risultato, ma corrisponde ad un misero 2% annuo. La cosa più importante da notare, però, è che l’investimento azionario ha sempre fruttato di più rispetto a quello obbligazionario (fino a +1’400’000$) e bilanciato (fino a +900’000$). Nel peggiore dei casi l’investimento azionario ha reso 6 volte il capitale iniziale (periodo 1973-2003), che corrisponde a un 6% annuo. Ciò è dovuto alla combinazione di due fattori: il tempo e il non poter ritirare i soldi fino alla pensione (per un approfondimento su questo tema si veda qui).

Con orizzonti temporali così lunghi il rischio principale non è quello di perdere soldi, ma quello di scegliere un prodotto che renda meno. Nel caso di un fondo pensione questo si traduce in un’integrazione alla pensione inferiore. Fatelo presente a chi vi sconsiglia, in giovane età, un fondo azionario per la pensione.

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