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Piombino, la quinta vita dell'acciaio sarà indiana o bresciana?

13 settembre 2017 - 06:57  di Ugo Calzoni
Dopo le deludenti gestioni dello Stato, dei Lucchini, dei russi e degli algerini, il futuro dell'impianto siderurgico di Piombino torna nelle mani dell'intramontabile Commissario Nardi che ha di fronte due strade: puntare sull'indiano Jindal con il costoso ciclo continuo dell'altoforno o sondare gli imprenditori bresciani pronti allo spezzatino dell'impianto e al ciclo a forno elettrico
Dopo due anni e sessanta milioni di euro presi dalle proprie tasche l’algerino Rebrab e la Cevital si arrendono. Si chiude così, per la quarta volta, la triste vicenda di Piombino e dell’impianto siderurgico che doveva “imperare” nei prodotti lunghi e nelle rotaie. Prima lo Stato, poi i Lucchini, infine il colosso russo della Severstal ed oggi gli algerini. Certamente gli anni della crisi non hanno aiutato il rilancio e nemmeno le rigidità del governo di Algeri che hanno tenuto chiuso il rubinetto dei capitali di Rebrab.

Si tratta, tuttavia, di ostacoli meno determinanti rispetto alle incertezze strategiche, alle titubanze impiantistiche della proprietà e alle aspettative politico-locali per una rinascita dell’acciaio da altoforno e da ciclo integrale. Da mesi l’impasse che ha attanagliato l’ultima proprietà preoccupava Ministro e la Toscana tutta. L’apertura di credito data a suo tempo all’imprenditore di Algeri si era ormai sfarinata del tutto e la chiamata del Commissario Piero Nardi al capezzale del malato in coma ne era il segnale più evidente.

Oggi l’uomo che ha conosciuto da protagonista tutte le stagioni dell’impianto di Piombino ha avvisato il Governo che le inadempienze della Cevital sono tali e tante da giustificare l’annullamento del contratto e cercare nuovi imprenditori e nuove soluzioni. Piero Nardi, ricordiamolo, è stato un alto dirigente dell’ILVA; poi protagonista con Giovanni Gambardella della cessione di Piombino ai Lucchini; di seguito amministratore del gruppo bresciano fino alla “pulizia” dei suoi vertici da parte di Enrico Bondi inviato a Brescia per salvare i crediti delle Banche e, se possibile, anche il patrimonio personale dei Lucchini.

Una breve parentesi e Piero Nardi torna sulla tolda della nave di Piombino: una nave in secca, piena di toppe, coi motori in avaria e gli equipaggi privi di motivazione, spesso inerti e resi amorfi da anni e anni di cassa integrazione e di ammortizzatori sociali. Oggi il destino di 2000 famiglie e quello di un impianto (linea vergella e rotaie) ancora competitivo tornano al centro delle vicende siderurgiche del Paese. Si riparla di alcuni bresciani pronti allo spezzatino aziendale e di incontri riservati con Jindal, l’indiano alleato di Arvedi sconfitto nella gara di Taranto dal connazionale Mittal.

Contattare Jindal significa voler riproporre il ciclo continuo dell’altoforno: una soluzione costosa ed impegnativa che ha vincolato per decenni come un mantra le attese politiche e sindacali. Oggi, affievolita quell’attesa potrebbe aprirsi la prospettiva di un ciclo a forno elettrico, sostitutivo del grande impianto che doveva mantenere l’orgoglio perenne dei piombinesi. Il ridimensionamento metterà sicuramente in discussione i livelli occupazionali, gli ettari occupati quasi ai confini di Follonica e le numerose concessioni portuali.

Ma, con realismo, si potrebbero aprire le porte ai bresciani e ad opportunità diversificatrici per l’economia del territorio. Vedremo come si muoverà Piero Nardi nella sua “quinta” prova a Piombino.

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