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Cinema, per gli appassionati di guerra ecco "Dunkirk"

9 settembre 2017 - 17:11  di Patrizio Rossano
Il film ripercorre la vicenda del 1940: l’esercito tedesco invade la Francia e in poco tempo costringe quello francese e inglese a ritirarsi verso la costa atlantica, ma Hitler potrebbe sferrare il colpo decisivo, consentendo ai britannici di organizzare una drammatica ritirata.
Per gli appassionati di cinema di guerra Dunkirk, da pochi giorni nelle sale, è di sicuro appagamento. La vicenda è nota: nel 1940 l’esercito tedesco invade la Francia e in poco tempo costringe quello francese e inglese a ritirarsi verso la costa atlantica. Hitler potrebbe sferrare il colpo decisivo e annientare i circa 400 mila inglesi ormai in rotta ma, per un calcolo politico, decide di rallentare l’offensiva e in questo modo consente ai britannici di organizzare una drammatica ritirata. Da un punto di vista strettamente militare si tratta di una vera e propria disfatta ma, allo stesso tempo, un passaggio chiave della futura riorganizzazione dell’esercito inglese che, successivamente, tornerà a varcare la Manica e sconfiggere i nazisti. 

Il film è ineccepibile: la ricostruzione delle scene, dei dettagli, delle vicende è convincente. I personaggi non hanno una forte connotazione espressiva ma riescono sempre a rendere l’emozione di momenti altamente drammatici. Le immagini scorrono veloci tra sequenze incrociate tra combattimenti aerei, navi che affondano e soldati a terra che attendono di imbarcarsi. Le riprese sono prevalentemente in pellicola 65 mm, come piace tanto al regista inglese Christopher Nolan, giusto per rendere il cromatismo delle immagini quanto mai realista. Pochi effetti speciali, un po' alla vecchia maniera, con molte comparse e tanto cartone. Il tutto accompagnato da una colonna sonora, composta dal tedesco Hans Zimmer, che sostiene bene lo svolgimento della pellicola. 

“Siamo solo sopravvissuti” è la frase che sottolinea il senso generale della vicenda. Per quegli uomini non c’era altra scelta che non affidarsi alla speranza di essere salvati con una operazione navale senza precedenti. Oltre 800 piccole imbarcazioni vennero chiamate a raccogliere quello che restava dell’esercito britannico e proprio grazie a loro che fu poi possibile ricostruire la struttura militare inglese. In questa frase si legge anche la logica narrativa del regista che, pur seguendo attentamente i dettagli storici, sembra molto attento alla fisicità del dramma umano, tanto che i dialoghi spesso sono ridotti al minimo indispensabile.  

Da una grande sconfitta una grande vittoria è il messaggio forte che emerge e, infatti, il film si chiude con le parole di Churchill che preannuncia il proseguimento dell’impegno inglese contro i nazisti. Un grande stratega vietnamita ne fece un dogma: garantire la ritirata. Gli inglesi poi sono stati abilissimi nella propaganda a proporre allo loro opinione pubblica una lettura positiva di una inevitabile disfatta. Suggestiva la scena di quando un soldato tornato in patria temeva di essere considerato un codardo in fuga invece trova accoglienza da vittorioso. Il film ha un precedente illustre del 1958, in bianco e nero, a firma di Leslie Norman. 

Visto che siamo alla riapertura della stagione cinematografica, consigliamo un film da poco nelle sale: La principessa e l’aquila. Una pellicola-documentario di grande suggestione, una poesia per immagini, di rara semplicità e compiutezza espressiva. Il grande cinema, a volte, è anche in questo genere di film.

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