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Vuelta: la Sierra Nevada incorona Lopez

4 settembre 2017 - 07:38  di Aldo Bernacchi
Sulle montagne la maglia rosso Froome guadagna altri 6 secondi su Nibali - Contador ancora all’attacco cede nel finale - Zakarin secondo a 26” da Lopez scavalca al terzo posto Kelderman - Domani, dopo il riposo di oggi, in programma la crono di 40 km con Froome favorito sugli altri big
La Sierra Nevada non cambia quasi niente tra Froome e Nibali in cima alla classifica, ma laurea con tanto di master Miguel Angel Lopez, un predestinato a far parlare di sé ai vertici del ciclismo mondiale. I paragoni con i campioni del passato sbocciati al grande pubblico poco più che ventenni sono sempre difficili e aleatori, ma questo colombiano, rivelatosi al Giro della Svizzera vinto nel 2016, ha tutto per poter essere un protagonista nei prossimi grandi giri. Potente in salita con un passo cui in questa Vuelta nessuno, nemmeno Froome, sembra reggere, Lopez dopo aver staccato tutti all’Osservatorio di Calar Alto ha centrato uno straordinario bis ai 2.510 metri della Sierra Nevada, scalando altri posti nella top ten che lo vede ora sesto a 2’51” da Froome, ben davanti al suo “capitano” Fabio Aru,  il corridore su cui l’Astana aveva puntato tutto per la vittoria finale.

La tappa, breve ma tosta come poche altre con oltre 3.500 metri di dislivello da scalare,  si è accesa sulle rampe dell’Alto de Purche, la seconda asperità di giornata, praticamente anticamera  dell’ascesa finale: a rompere gli indugi era ancora una volta Alberto Contador, che quando mancavano ancora 22 km all’arrivo andava all’attacco, prendendo un vantaggio sugli altri big che si è subito avvicinato al minuto. Solo Lopez era pronto a seguire il Pistolero, che a una settimana dall’addio alle corse cercava di fare saltare il banco della Vuelta, incendiando il tifo spagnolo. Iniziava un finale di tappa palpitante: davanti c’era Adam Yates che aveva staccato Romain Bardet dopo gli altri compagni della fuga nata ai piedi del primo colle, l’Alto de Hazallanas. 

Contador dava spettacolo, Lopez non era da meno. I due presto agganciavano Bardet senza avere dal francese, piuttosto al gancio, alcuna collaborazione. Dietro Froome non dava segni di reazione salendo senza strappi. Ad alterare il corso della tappa, che saliva di quota su uno stradone, largo e senza tornanti, che pareva infinito, era un allungo secco e deciso di Nibali che prendeva un centinaio di metri di vantaggio, una mossa che metteva in allerta Froome che cominciava a rullare più forte. Nibali, generoso ma non avventato, capiva che sarebbe stato un’inutile sforzo continuare da solo.

Si faceva riassorbire dal gruppo della maglia rossa proprio mentre davanti Bardet e subito dopo Contador, a corto di ossigeno anche per l’altitudine ben oltre i 2mila metri, perdevano le ruote di Lopez che a queste altitudini è nato e che l’aria rarefatta pare esaltare. Il colombiano si metteva all’inseguimento di Yates e lo raggiungeva con una facilità disarmante. L’inglese tentava di stargli a ruota per qualche metro pagando lo sforzo tanto da piantarsi e finire risucchiato nelle retrovie della corsa. Lopez coglieva in solitario il suo secondo successo sull’Alto Hoya de la Mora che già vide vincere nel 2003 un altro suo connazionale, Felix Cardenas.

Contador veniva prima raggiunto e poi staccato dal drappello di Froome, Nibali, Zakarin, Keklderman, Chaves e Aru. Il  Pistolero, coraggioso e orgoglioso come pochi altri, con la folla che lo inneggiava al suo passaggio, esce sconfitto dalla Sierra Nevada, che fino a pochi km dall’arrivo aveva sognato di domare.

Fuori gioco Contador, la tappa trionfale per Lopez viveva gli ultimi fuochi di un’altra giornata di grande ciclismo con le schermaglie finale tra i big con Zakarin che allungava andando a cogliere il secondo posto a 26” da Lopez.

Terzo si piazzava Kelderman a 45” intascando l’ultimo abbuono di 4” disponibile. Due secondi dopo l’olandese ecco Chaves che precedeva Froome. Sesto a 50” era il canadese Woods, settimo a 56” arrivava Nibali, un po’ sorpreso nella bagarre finale. Contador tagliava il traguardo subito dopo Bardet, tredicesimo a 1’27” da Lopez. Anche la Sierra Nevada, come ieri l’altro la Sierra de la Pandera, pur offrendo due tappe spettacolari, lascia la classifica quasi immutata anche se in questa Vuelta il gioco dei secondi è stato fin qui decisivo.

E ieri Froome ne ha ripresi sei a Nibali, ora secondo a 1’01” di distacco, mentre ne ha persi 17 da Zakharin, che entra in zona podio, e sette da Keldernan che ha però perso il terzo posto a vantaggio del russo della Katusha. A guadagnare più di tutti è stato, come si è detto, Lopez che resta ancora abbastanza lontano dal primato ma che con le montagne che restano prima del micidiale l’Angliru di sabato prossimo comincia a essere guardato a visto da Froome, che ha però dalla sua la crono di 40 km di martedì dopo il giorno di riposo di oggi, una frazione che il britannico vorrà sfruttare a tutto suo vantaggio per allungare la classifica avvicinandosi sempre più a centrare la doppietta Tour più Vuelta.

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