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Rapporto Cdp: spesa pubblica sotto la lente, acqua e banda larga i buchi neri

4 settembre 2017 - 09:08  di FIRSTonline
Il 45% della crescita della spesa primaria in Italia tra il 1995 e il 2014 è dovuta alle pensioni. Le amministrazioni pubbliche hanno tagliato del 30% la spesa per investimenti tra il 2008 e il 2015, il primato spetta ai Comuni. Il danno maggiore di questa situazione riguarda l'acqua: l'Italia dovrà pagare 63 milioni di euro di sanzioni per i ritardi nella depurazione. Servirebbe una spesa di 80 euro per abitante contro i 36 attuali
Spesa pubblica: un confronto europeo

La revisione della spesa pubblica in Italia è storicamente oggetto di dibattito. Negli ultimi anni ha ripreso vigore in conseguenza delle difficoltà che l’economia e le finanze pubbliche italiane stanno attraversando. Parti sociali e politiche, opinione pubblica e accademici si dividono sull’approccio da seguire, preferendo a seconda dell’impostazione teorica una soluzione più espansiva o più restrittiva.

Il confronto europeo ci permette di trarre una prima conclusione riguardo il caso italiano. Da un lato, il livello della spesa pubblica ricalca per larghi tratti quello delle altre economie europee. Dal punto di vista della composizione, invece, essa presenta alcune evidenti peculiarità: si distinguono una divergenza nei valori per la spesa per interessi (circa il doppio delle principali economie europee) e il valore elevato della spesa per pensioni. In particolare, quest’ultima risulta essere circa 3,5 punti percentuali di PIL più elevata rispetto alla media europea, e in aumento rispetto al differenziale di 1,5 p.p. del 1995. Per quanto riguarda la spesa delle singole Amministrazioni Pubbliche italiane, si nota una tendenza trasversale a ridurre la spesa in conto capitale a vantaggio della spesa corrente. Infatti, tra il 2008 e il 2015, mentre gli investimenti pubblici in termini reali sono diminuiti del 30% (con un picco nei comuni, dove sono calati del 32%), la spesa corrente primaria è aumentata dell’1,6%.

L'evoluzione del rapporto debito/PIL e il contributo degli Enti Locali

La necessità di condurre rigorose politiche fiscali è stata dettata negli anni da uno stock di debito pubblico che per valore assoluto non ha eguali in Europa e, in relazione al PIL, è secondo solo a quello della Grecia. L’articolo analizza la dinamica del rapporto debito/PIL con un paricolare focus negli anni della crisi, evidenziando il contributo degli Enti Locali alle politiche di consolidamento di bilancio. In particolare, al 2016, le Amministrazioni Locali hanno contribuito al raggiungimento del saldo primario nazionale per il 27,5% pur rappresentando solamente il 4% del debito pubblico complessivo. Tale risanamento è andato inevitabilmente a incidere sulla spesa per investimenti, tra le voci più produttive della spesa pubblica.

Nella variazione debito/PIL tra il 2008 e il 2016, è proprio la crescita l’elemento che è mancato. Il contributo positivo degli avanzi primari, infatti, è stato più che compensato dall’effetto congiunto della dinamica dei tassi d’interesse e della bassa crescita nominale del PIL. Nello studio si sono infine confrontati degli scenari alternativi di evoluzione del rapporto debito/PIL, prevedendo politiche più espansive sul lato degli investimenti pubblici locali. In particolare, se fosse stato permesso agli Enti Locali di “spendere” il surplus primario accumulato in nuovi investimenti, il rapporto debito/PIL si sarebbe potuto ridurre di circa 4 p.p. al 2016.

Il finanziamento degli investimenti nel sistema idrico integrato

Il Sistema Idrico Integrato (SII) italiano soffre di importanti carenze infrastrutturali. Solo per citare alcuni dati: nel 2016, il 35% dell’acqua immessa nella rete non ha raggiunto gli utenti finali e il 22% delle condotte risulta avere un’età maggiore di 50 anni, a fronte di una vita utile media di circa 40 anni. Per coprire i fabbisogni di ammodernamento si stima un fabbisogno di investimenti pari a 25,3 miliardi di euro. Nonostante i significativi passi in avanti fatti negli ultimi anni– come l’istituzione di una specifica autorità indipendente (AEEGSI) e l’introduzione di schemi regolatori che consentono adeguamenti tariffari in linea con gli investimenti realizzati – la diversificazione delle fonti di finanziamento degli investimenti rimane un punto fondamentale per favorire il progressivo adeguamento della performance del settore idrico agli standard europei.

Gli investimenti in reti di nuova generazione.
Il ruolo cruciale delle amministrazioni territoriali

Nel settore della banda larga e ultralarga, sono necessari ingenti investimenti in reti digitali ad alta velocità e capacità, al fine di colmare il gap digitale che ancora ci distanzia dalla maggior parte dei Paesi europei. Il Piano del Governo ha già ottenuto i primi risultati positivi. Gli investimenti privati nel solo biennio 2015-2016 sono aumentati del 32%; l’intervento pubblico ha, inoltre, garantito risorse finanziarie aggiuntive nelle aree cosiddette a fallimento di mercato. In questo contesto, le Amministrazioni locali possono svolgere un ruolo fondamentale, favorendo la riduzione dei tempi burocratici, promuovendo i partenariati pubblico – privati e valorizzando gli strumenti finanziari nazionali e le opportunità di finanziamento offerte dall’Unione Europea.

Per scaricare e leggere l'intero e interessante Report, aprire l'allegato.


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