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"WOMEN’S BLOG”, donne e cultura da oggi su MANIFESTO12

27 agosto 2017 - 07:44  di Marika Lion
Una rubrica che ospiterà ricerche, opinioni e confronti offerti da donne più o meno note e giovani che intendono avvicinarsi al mondo della cultura in tutte le sue forme. Pubblichiamo un primo intervento di Elisabetta Righi Iwanejko, Segretario Generale Associazione San Marino-Italia, e autore del nuovo Blog di Manifesto12.
Con questo progetto MANIFESTO12, magazine online di arte e cultura, intende aprire le porte a tutte quelle donne che si pongono al mondo con il desiderio ma anche la volontà di offrire un contributo significativo al pensiero umano. Una rubrica che ospiterà ricerche, opinioni e confronti offerti da donne più o meno note e giovani che intendono avvicinarsi al mondo della cultura in tutte le sue forme.

I settori interessati saranno diversi: dall'arte alla letteratura, filosofia, storia, teatro, cinema, economia.

Inoltre, potranno trovare spazio le donne impegnate nella scuola, nelle attività di ricerca e umanitarie fino alle nuove tecnologie.

Riportiamo di seguito l'intervento di Elisabetta Righi Iwanejko, Segretario Generale Associazione San Marino-Italia, che ci offre la sua opinione sul "Pianeta Donna" da donna impegnata da sempre nella cultura e nelle attività istituzionali e sociali della Repubblica di San Marino. 

Le donne, da sempre, hanno conquistato sul campo il loro ruolo nella politica come hanno fatto nelle professioni, nelle attività economiche, nella cultura e nella scienza.

Il modello possibile Donne e Politica, presuppone un confronto di conoscenze e di esperienze, di cultura al maschile e al femminile che deve tradursi nel rispetto della persona !

La nostra Repubblica ha dimostrato nel tempo la preparazione, il coraggio e la determinazione delle nostre donne, l’originalità delle loro idee nei più svariati campi, l’enorme contributo che possono dare al progresso materiale e civile del nostro sistema paese.  Un termine tanto abusato e declamato che esige rispetto per le specificità’ elaborate e per l’alacre e pervicace azione di attori e soggetti economici.

Sono fermamente convinta della considerazione che “la risorsa donna” è la maggiore di cui disponga San Marino in questo momento; che doti precipuamente femminili-l’equilibrio, l’innato senso morale, la predisposizione al cambiamento-sono assolutamente necessarie per la ripresa e lo sviluppo di ogni attività economica, culturale, politica.

Ma, a parte i riconoscimenti e le belle parole che in circostanze simili non si negano mai, devo constatare che il problema donne-politica è rimasto pressochè insoluto, non ci sono state chiamate; presumo di conseguenza che, in fatto di politica, il pensiero è sempre quello che assegna alle donne ruoli di servizio, di sudditanza al potente di turno e non di protagonismo.

Le donne sono cresciute, si distinguono  negli studi e nelle attività letterarie, occupano posizioni di rilievo nell’impresa, nella pubblica amministrazione, sono libere professioniste di successo, animano i nuovi strumenti della comunicazione e la politica, che dovrebbe essere il plus ultra di tutte queste attività, che dovrebbe essere la scienza più attenta a ciò che cambia e cresce nella società, proprio la politica è invece sorda al richiamo “donna”, inerte di fronte al fenomeno che più segna e connota i nostri anni.

Speravo in un nuovo segnale lanciato dalle  elezioni politiche del novembre 2012. Invece i risultati non hanno generato alcun cambiamento. E nelle recenti elezioni del novembre 2016, si rileva soltanto un lieve aumento delle presenze femminili in Parlamento.

La prima osservazione a distanza di tempo che mi sento di esprimere è la scarsa avvenenza della politica nostrana impegnata spesso in dibattiti eterni, inconcludenza, strumentalizzazioni, insomma caratterizzata dagli ingredienti che da anni, ormai, nutrono la politica sammarinese e che ritengo in forte contrasto con la concretezza del carattere femminile e l’urgenza di progetti a breve, media e lunga scadenza che consentano di riconquistare agli occhi della nostra comunità e fuori dai nostri confini fiducia e credibilità verso le Istituzioni.

E’ facilissimo capire perchè una donna di valore preferisca alla politica qualsiasi altra attività professionale, d’impresa o anche soltanto umanitaria.
La donna, fin dalla sua esperienza domestica, è abituata a guardare ai risultati , a procedere per obiettivi: e se la politica non ha obiettivi, se non porta a risultati perchè una donna dovrebbe impegnarsi in essa?

Altro argomento: le donne non hanno tempo da perdere. Nel 90 per cento dei casi, finito il lavoro, devono occuparsi della famiglia. Se un uomo può impegnare per la politica il suo tempo libero, difficilmente una donna lo può fare; è diverso scegliere fra il cinema, il ristorante e la politica e doversi invece assumere un terzo e gravoso impegno.

Vedo poi il crescente distacco fra la politica e i membri della nostra comunità, la sempre maggior incapacità della politica di capire e di tenere il passo con la società civile. Ma le donne crescono proprio nella società civile: perchè occuparsi di un’attività che non ha chiare linee di orientamento definite?

Insomma le giustificazioni sono tante ma c’è un punto su cui è necessario fare chiarezza, che le donne, tutte le donne devono comprendere: che se non si faranno avanti, se non troveranno la forza e il coraggio per cimentarsi anche con questa brutta politica che oggi offre San Marino, esse non faranno mai un passo avanti, le posizioni di potere che tante donne hanno conquistato in Francia, Germania e America, nei paesi scandinavi e in tante parti del mondo non ultima la Turchia, rimarranno per sempre un miraggio.

Lo scenario che abbiamo  di fronte non è sfavorevole: l’impoverimento di valori dei partiti tradizionali, la crescita di movimenti meno ideologizzati e necessariamente più attenti all’opinione pubblica, creano automaticamente spazi interessanti per una significativa partecipazione delle donne.

Perchè non parliamo dei “valori e delle virtù” per dare più forza alla voce delle donne, oggi troppo frammentata, troppo individuale, priva di quella coralità che sola può sfondare il muro delle sordità che tutt’ora le nostre istituzioni politiche frappongono?

Credo che sia una strada giusta quella che indica merito e di conseguenza metodo!
Finchè le più brave fra noi saranno presentate dalla stampa e dalla tv come eccezioni, fenomeni straordinari, o non considerate affatto dai media perchè il veto viene imposto dai piani alti ignorando l’enorme massa di sacrifici, di studio, di impegno, di tutto il mondo femminile che sta dietro a quei successi, le donne non faranno passi avanti.

Gli uomini sono maestri di lobbismo finalizzati anche alla difesa di interessi a volte non nobili.

Facciamo anche noi un po’ di buon lobbismo: perchè il nostro Paese, per riprendere la retta via, ha bisogno di noi e noi dobbiamo esserci ed essere consapevoli che la crescita passa anche dal nostro impegno.

Dobbiamo dare corpo e sostanza alle speranze e ambizioni di un Paese che vuole e può uscire dalla crisi. Non ho mai creduto ai prodigi o alle bacchette magiche. Credo ai risultati costruiti su principi giusti, presupposti concreti e lavoro quotidiano. E credo a una democrazia reale e paritaria, a un Paese in cui tutti-ognuno a partire dalle proprie possibilità, capacità e aspirazioni- abbiano l’opportunità di dare il proprio contributo.

Quando non parleremo più di genere ma di persona, di meriti e talenti, allora San Marino potrà dirsi una democrazia moderna. E’ innegabile che la presenza delle donne nei processi decisionali è qualitativamente significativa quando apporta logiche nuove. Diversamente, è un mero perpetuarsi del sistema di potere. Dovrebbe essere spontaneo, riporre fiducia e stima nei riguardi delle donne e di coloro che le stimano e le rispettano.

Non mancano certo a San Marino donne intellettualmente autonome che portano al potere anche il loro “essere donne”: concretezza e voglia di realizzare, chiarezza nel linguaggio, indipendenza di giudizio. Questa è la vera sfida della nostra epoca, cambiare i valori e la prassi del potere, cambiare il modello di decisione e di management, assumere il potere di decidere e d’incidere, di indirizzare le scelte e le strategie, nelle imprese e nel Paese.

 A quel punto, non sarà più necessario mantenere in piedi né riserve indiane né nomine del day after perchè le donne migliori ce la “faranno” da sole e “saranno” quelle che faranno proposte e non promesse.

Tutte le informazioni su MANIFESTO12

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