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Palermo tra fine '600 e inizio '700 per la prima volta in una grande mostra

19 agosto 2017 - 19:21  di Redazione FIRST Arte
Oltre 100 opere tra dipinti, marmi, stucchi, oreficerie, avori, coralli, disegni, stampe e testi antichi raccontano, per la prima volta in una grande esposizione, uno dei momenti più affascinanti e significativi della cultura figurativa a Palermo.
Lo straordinario connubio tra le arti a Palermo tra fine Seicento e inizio Settecento per la prima volta in una grande mostra "SERPOTTA E IL SUO TEMPO" aperta fino al 1 ottobre prossimo.

L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è promossa e realizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, in collaborazione con la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, ed organizzata da Civita Sicilia.

La mostra curata da Vincenzo Abbate, insigne studioso del collezionismo artistico palermitano, per molti anni direttore della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, la mostra è una ulteriore tappa dell’impegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e del suo Presidente Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele per la valorizzazione della cultura siciliana e delle sue espressioni artistiche più alte.

Giacomo Serpotta contribuì non solo a rivoluzionare l’arte dello stucco, facendolo assurgere alla dignità stessa del marmo, ma a dare elegante veste decorativa a chiese e oratori grazie anche alla sensibilità ed alla disponibilità economica di importanti ordini religiosi e di facoltose confraternite e compagnie. Ma fu l’architetto Giacomo Amato la mente coordinatrice di quella felice stagione artistica palermitana, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, da cui scaturì una produzione raffinata e di altissimo livello qualitativo – spesso a destinazione e su committenza viceregia, oltre che nobiliare ed ecclesiastica – che contribuì ad aprire ulteriormente verso l’Europa la capitale del Viceregno di Sicilia.

Giacomo Amato, orientato in direzione di un classicismo barocco nella sua opera architettonica, ma essenzialmente eclettico in altre attività che lo vedono estroso ideatore di raffinati oggetti d’arte decorativa e applicata, rappresenta “una sorta di polo di riferimento, di catalizzatore di energie sparse, di organizzatore e mentore raffinato” (Paolini). Nella ristretta cerchia dei suoi diretti collaboratori troviamo gli interpreti preferiti e congeniali delle sue invenzioni: valenti disegnatori come Antonino Grano o Pietro Dell’Aquila, abili stuccatori coordinati dalla personalità eminente di Giacomo Serpotta, scelte maestranze di orafi, corallari, ebanisti, intagliatori. Il percorso della mostra, al piano terra dell’Oratorio dei Bianchi, è interamente dedicato a Serpotta e vi si possono ammirare a distanza ravvicinata gli stucchi provenienti dalla Chiesa delle Stimmate, staccati prima della distruzione di fine Ottocento per far posto al Teatro Massimo. I disegni e i bozzetti esposti consentono di entrare nel vivo del procedimento di quella tecnica ‘povera’ che il grande plasticatore palermitano seppe portare ai più alti livelli dell’arte. Al primo piano troviamo sezioni tematiche strettamente correlate ma non standardizzate, in modo tale che le opere possano dialogare fra di loro. Molti dipinti che provengono da edifici religiosi sono messi a confronto con le grandi architetture esemplificate in mostra dagli splendidi disegni preparatori di Giacomo Amato, di cui evidenziano il vero portato innovativo, ossia il superamento della cultura barocca degli anni Sessanta-Settanta del secolo verso una svolta in direzione classicista di matrice strettamente romana, grazie anche al suo soggiorno nella città pontificia prolungatosi sino al 1684. Gli straordinari oggetti preziosi nella ricca sezione delle arti decorative, a destinazione privata o di arredo liturgico, mettono invece in risalto il ruolo fondamentale di un settore trainante dell’economia di Palermo capitale del viceregno di Sicilia, quello della produzione suntuaria, della grande committenza ecclesiastica e nobiliare, della valenza e della eccelsa manualità delle maestranze cittadine nella realizzazione di argenti, mobili, ricami e suppellettili varie.

Il Comitato scientifico dell’esposizione è composto da Sergio Aguglia, Direttore della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis; Gioacchino Barbera, già Direttore della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis; Evelina De Castro, responsabile scientifica delle collezioni della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis; Maria Concetta Di Natale, Professore ordinario di Museologia e Storia del Collezionismo e di Storia delle Arti Applicate e dell’Oreficeria dell’Università di Palermo; Maria Giuffrè, Storica dell’Architettura, già Professore Ordinario dell’Università di Palermo; Marco Rosario Nobile, Professore ordinario di Storia dell’architettura dell’Università di Palermo; Pierfrancesco Palazzotto, Professore Associato presso l’Università di Palermo e Vice Direttore del Museo Diocesano di Palermo

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