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Emergenza idrica a Roma, quanto costa non risolverla: Rapporto Agici

29 luglio 2017 - 07:38  di FIRSTonline
OSSERVATORIO AGICI SUI COSTI DEL NON FARE - Per uscire dall'emergenza idrica a Roma l'Agici del professor Gilardoni aveva indicato nel raddoppio del sistema acquedottistico Peschiera-Capore una soluzione strategica, ostacoilata da mille resistenze: non adottarla costa 189 milioni
Negli ultimi giorni, a causa dell’emergenza idrica che sta colpendo la Capitale e altri Comuni limitrofi, molte proposte sono state fatte per trovare una soluzione di lungo termine al problema dell’approvvigionamento idrico. Tra le idee sul tavolo, sia il Ministro dell’Ambiente Galletti, sia ACEA stanno prendendo in considerazione il raddoppio del sistema acquedottistico Peschiera-Capore, progetto che era già stato bloccato una volta per le resistenze di alcuni attori.

Visto il ruolo fondamentale che tale sistema ricopre nell’approvvigionamento idrico di Roma e di altri numerosi Comuni, già in uno studio del 2015, l’Osservatorio i Costi del Non Fare aveva esaminato il progetto di intervento di raddoppio e ammodernamento dell’infrastruttura, stimandone i costi e i benefici. L’Osservatorio, che è presieduto dal Prof. Gilardoni dell’Università Bocconi di Milano e si occupa di studiare e monitorare lo sviluppo infrastrutturale del Paese, riteneva un’opera come questa strategica per la collettività, visti gli obiettivi del progetto:

  • messa in sicurezza dell’intera infrastruttura da eventi sismici;
  • garanzia dell’approvvigionamento idrico, anche in caso di aumento della domanda;
  • adeguamento della portata prelevata dalle sorgenti del Peschiera;
  • sostituzione delle fonti di approvvigionamento locali e quelle non conformi ai requisiti di potabilità.

Nonostante lo studio non considerasse l’eventualità di un’emergenza idrica, crediamo che i risultati non solo siano ancora validi ma siano probabilmente da correggere al rialzo, viste le soluzioni alternative a breve termine che sono state prese in considerazione da tutti gli attori coinvolti negli ultimi giorni (desalinizzatori, autobotti, turnazione del rifornimento ecc.).

Secondo le analisi effettuate dall’Osservatorio, il costo netto della non realizzazione dell’opera per la colletti-vità ammonta a circa 189 milioni di euro (vedi figura). In particolare, gli investimenti previsti dal progetto ammontavano a 377 milioni di euro, a cui sommare i costi di gestione di circa 31 milioni di euro. Dalla parte dei benefici, l’Osservatorio ha stimato i risparmi dovuti alla sostituzione delle fonti di approvvigionamento con i potabilizzatori (stimati in 142 milioni di euro), al mancato disservizio di fornitura idrica (stimati in 261 milioni di euro) e al danno economico dovuto al probabile decremento delle attività turistiche (stimati in 93 milioni di euro). Sommando le varie voci il risparmio complessivo sarebbe di circa 597 milioni di euro. 



Anche in questo caso, un’attenta pianificazione delle infrastrutture, unita ad una corretta valutazione degli investimenti attraverso lo strumento dell’analisi costi benefici, permetterebbe di stabilire quali sono le opere davvero utili per la collettività senza doverne discutere in momenti di crisi o di emergenza.

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