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Cinema: "USS Indianapolis", battaglia navale con Nicholas Cage

22 luglio 2017 - 06:32  di Patrizio Rossano
E' uscito da pochi giorni il film del regista Mario Von Peebles - La pellicola racconta la tragica vicenda dell'incrociatore della United States Navy che fu affondato da un sommergibile giapponese durante la seconda guerra mondiale: morirono quasi 900 membri dell'equipaggio, in circostanze atroci.
Chissà perché la madre di tutti i guerrieri è sempre incinta? Cinematograficamente parlando, si potrebbe chiedere perché gli sceneggiatori di film di guerra sono sempre in produzione. È comparso da pochi giorni nelle sale USS Indianapolis del regista Mario Von Peebles con Nicholas Cage protagonista. Ci togliamo subito il pensiero: la vera storia dell’incrociatore americano affondato da un sommergibile giapponese alla fine della seconda guerra mondiale non è un film destinato ad entrare negli annali del cinema. Mediocre la sceneggiatura, effetti speciali di serie B, varie sgrammaticature narrative. Eppure, come spesso avviene per questo tipo di prodotto, si riesce a trovare un suo perché. Anzitutto, forse, perché proprio la tipologia “film di guerra” trova sempre e comunque un suo pubblico di affezionati (molta materia per gli psicologi, gli antropologi, i sociologi), poi la comparsa in questo periodo di bassa affluenza nelle sale giustifica il biglietto per andare al cinema al fresco dell’aria condizionata.

Non c’è molto altro da aggiungere, purtroppo, su USS Indianapolis, se non riportare una frase significativa: “Le guerre fanno bene agli affari e gli affari fanno bene all’America” che la dice lunga su un certo modo di vedere i conflitti bellici, sul perché vengono scatenati, sulla loro moralità. Da questo punto di vista, un aspetto importante lo si può rilevare da questo film: ci ricorda che dietro le armi, più o meno sofisticate, ci sono gli esseri umani con la loro forza e le loro debolezze, gli eroi e i vigliacchi, i generosi e gli avidi. La vera storia della nave americana mandata in missione segreta per contribuire all’ultimo, drammatico, atto della seconda guerra mondiale, le atomiche sul Giappone, impone la riflessione ancora una volta su quanto siano vasti i confini della follia bellica che gli uomini sono in grado di esprimere. Fosse solo per un contributo a ricordare tutto questo, USS Indianapolis si può vedere. Attenzione per chi è attento ai dettagli: in alcune scene, gli effetti speciali nemmeno negli anni 70 erano di così basso livello, quasi da fumetto e per non dire degli squali che sembrano presi da un acquario e imbottiti di camomilla.

Prendiamo però l’occasione, visto il periodo estivo, per proporre un invito al cinema per le vacanze e partiamo proprio da questo genere di film. Anzitutto come rivedere vecchie glorie cinematografiche. Per chi è fortunato e si trova qualche arena con una proposta di questo tipo, non perda l’occasione: vedere un bel film, magari su scomode sedie da oratorio, ma all’aperto e sotto le stelle è sempre una bella emozione. Altrimenti, un DVD o un VHS non manca in nessuna casa e questo genere di pellicole in genere si trovano abbastanza facilmente, anche in vendita nelle edicole.

Vi proponiamo una nostra breve lista, non necessariamente in ordine di gradimento, ma rispettosa delle grandi firme e delle immagini più significative. Come non mettere al primo posto La grande guerra (Monicelli, 1959) con l’indimenticabile Alberto Sordi; a pari merito, seppure per contesti diversi, Apocalypse Now (Coppola, 1979) e La corazzata Potemkin (Ejzenstein, 1925): due capolavori assoluti che tuttora forniscono spunti di riflessione di ogni genere, da vedere o rivedere senza timore di annoiarsi. In terza posizione un maestro di scene di guerra: Akira Kurosawa con almeno due proposte: Kagemusha (1980) e Ran (1985), pochi effetti speciali ma grandiosi movimenti di figuranti. Altro grande maestro Stanley Kubrick con almeno due proposte: Orizzonti di gloria (1957) e Il Dottor Stranamore (1958) che seppure non appartiene strettamente al genere “di guerra” è a pieno titolo nel solco dell’argomento. Per rimanere sul tema conflitti sul mare e visto che con USS Indianapolis abbiamo parlato di sommergibili, si può inserire bene nella lista U 571 (Mostow, 2000).

L’elenco potrebbe proseguire a lungo. Ci limitiamo a ricordare Il ponte sul fiume Kway (Lean, 1957), La grande fuga (Sturges, 1963) e Bastardi senza gloria (Tarantino, 2009). Per gli appassionati del genere c’è l’imbarazzo della scelta.

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