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Telecom Italia, l'Ad Cattaneo e Vivendi: resta la tensione e la società della rete si allontana

18 luglio 2017 - 18:21  di Barbara Corrao
Il titolo dell'ex monopolista continua ad essere un "sorvegliato speciale" a Piazza Affari. Tra rialzi e tonfi, si susseguono le indiscrezioni sull'uscita di Cattaneo mentre si avvicina il Cda di giovedì 27 luglio. C'è anche chi parla di un ritorno sulla rampa di lancio per Franco Bernabè così come di un ingresso di Amos Genish. Ope Fiber va anti per la sua strada e la trattativa sulla rete....
Telecom Italia crolla, risale e poi riscende. L'ex monopolista delle tlc italiane rimane il sorvegliato speciale a Piazza Affari e l'andamento sulle montagne russe degli ultimi giorni - da quando è esplosa la vicenda dello scontro al vertice tra l'azionista Vivendi e l'Ad Flavio Cattaneo sulla via da seguire per la banda ultralarga - è destinato a prolungarsi almeno fino al consiglio d'amministrazione sui conti semestrali fissato per giovedì 27 luglio. Alla vigilia, gli investitori si arrovellano cercando di capire se stia per avvenire un ribaltone ai vertici della compagnia, dopo le notizie che davano per imminente l'uscita dell'attuale Ad, l'avvicendamento con il manager Amos Genish (ex Ad di Gvt, la società ceduta da Vivendi a Telefonica) in un ruolo di direttore generale e il possibile rafforzamento dell'attuale vice presidente Giuseppe Recchi cui verrebbero assegnate alcune deleghe. Anche martedì, la giornata è partita con un susseguirsi di voci e con il titolo passato da +1,4% nelle prime ore del mattino ad un ridimensionato +0,61% per poi chiudere a +1,7% a quota 0,82 euro sul finale di seduta.

Lui, Flavio Cattaneo, su richiesta informale della Consob, ha sottolineato che onorerà il suo impegno di rimanere fino al prossimo 2020. Nessuno però sembra crederci fino in fondo e si rincorrono le speculazioni sulle frizioni con l'azionista francese Vivendi, nate soprattutto dopo l'attacco sferrato in Parlamento dal manager al piano del governo per la banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato. E così sembra che il negoziato per l'uscita del manager stia andando avanti e si cerchi di trovare un punto di equilibrio, prima o poi, tra l'ipotesi di un assegno complessivo vicino ai 50 milioni di euro tra premio, stipendi e buonuscita, resa possibile dalle clausole del suo contratto di ingaggio, e le intenzioni molto meno generose dell'azionista francese Vivendi.

Secondo alcuni osservatori non sarebbe neppure da escludere che all'ultimo dal cappello a cilindro di Vivendi sbuchi un nome di assoluto prestigio, come quello di Franco Bernabè, ex Ad di Telecom Italia (per due diversi mandati) e oggi consigliere indipendente nel Cda. Il suo nome ha fatto pensare ad un possibile progetto di società della rete, progetto di cui si parla da anni e che avrebbe senso soprattutto ora che il governo ha puntato sulla realizzazione di un nuovo network nazionale in fibra ottica per mano di Open Fiber (50% Enel e 50% Cdp). Supposto che possa esserci spazio per la sovrapposizione di due reti parallele nelle prime 12-13 metropoli italiane, realizzare doppioni altrove rischierebbe di compromettere i business plan di entrambi i protagonisti, in una sorta di guerra fratricida dall'esito pieno di incognite.

C'è chi ha visto le recenti dichiarazioni distensive del ministro Carlo Calenda ("Cattaneo è un bravo manager") come un invito a trattare. E il Sole 24 Ore sostiene che con i numeri della semestrale in mano, Cattaneo finirà per restare al suo posto, forte del suo contratto d'ingaggio, delle difficoltà di disinnescarlo e dei buoni risultati. Che Telecom abbia fatto progressi, in termini di clienti e pulizia nei conti, sotto la guida di Cattaneo è riconosciuto da investitori e analisti. Lo stesso titolo è passato da 0,69 centesimi del luglio 2016 agli attuali 0,81 e non è poco. Ma Vivendi potrebbe scegliere altre strade per ricordare a Cattaneo che per guidare Telecom servono relazioni distese con il governo, soprattutto se l'azionista non è italiano. E l'arrivo di Genish o come consulente del presidente Arnaud de Puyfontaine, o come consigliere senza deleghe al posto di un membro nominato da Vivendi (ad esempio Fredric Crepin), non è del tutto da escludere.

Nel frattempo Open Fiber va avanti per la sua strada: sarebbe imminente ormai, come ha fatto intendere Franco Bassanini nella sua intervista a FIRST online, la conclusione del prestito ponte di 500 milioni nell'ambito del project financing da 3,5 miliardi che la società conta di chiudere tra fine 2017 e i primi mesi del 2018. Subito dopo si potrebbero aprire gli spazi per l'ingresso di un nuovo socio, e fondi infrastrutturali hanno già manifestato il loro interesse. Tutto questo fa pensare che il gruppo pubblico voglia muoversi con prudenza e trattare con Telecom quando la sua rete sarà più avanzata (oggi OF è presente a Milano, Torino, Bolognasoprattutto grazie all'acquisizione di Metroweb, Perugia è la prima città cabalta mentre il resto è da costruire). I tempi? Metà o fine 2018, per vedere i primi risultati concreti. Allora trattare con Telecom Italia avverrà su basi di maggior forza perché più avanza la rete in fibra di OF, più si riduce il valore di quella in rame di Telecom che non a caso sta accelerando i propri investimenti sulla rete. E per lo Stato non si tratta di differenze di poco conto: le stime sulla rete dell'ex monopolista variano da 20 miliardi ai 12-13 iscritti a patrimonio nel bilancio Telecom. Un valore che nel futuro potrebbe scendere; per questo anche i tempi, nel risiko delle tlc, sono un fattore strategico.

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